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Maria di Nazaret. Rai Uno riabilita la nostra tv abituata al trash

aprile 3, 2012 Pippo Corigliano

Parliamo della fiction televisiva che Rai Uno ha programmato domenica e lunedì sera scorsi. Sembra un miracolo che, dallo stesso schermo da cui si è demolito il senso morale degli italiani, possa uscire una raffigurazione così commovente della Madonna. Finalmente si taglia corto con le interpretazioni soggettive-sociopolitiche. Maria si santifica facendo fino in fondo la volontà di Dio.

 

Parliamo di Maria, la fiction televisiva che Rai Uno ha programmato domenica e lunedì sera scorsi. Si tratta dell’ultimo impegno televisivo in ordine di tempo della LuxVide, la società di produzione fondata da Ettore Bernabei e portata avanti dal fondatore assieme ai figli Matilde e Luca. La Lux vanta diversi record: la fiction su Papa Giovanni XXIII ha registrato il più alto ascolto mai raggiunto da una fiction in Italia. La serie di don Matteo è arrivata a ben otto serialità e non è detto che smetta, anche se le suore di Che Dio ci aiuti continuano alla grande raccogliendo il testimone di don Matteo. Premi e riconoscimenti internazionali, da Guerra e Pace a la Bibbia.

Ma torniamo a Maria. I Sor Pedanti Pelnellovi hanno trovato qualche cosetta da ridire ma la verità è che si è trattato di un’opera che resterà nella storia della televisione italiana e che ha nobilitato i nostri schermi i cui pixel per troppo tempo si sono dovuti conformare alla tv spazzatura. Sembra un miracolo che dallo stesso schermo da cui si è demolito il senso morale degli italiani possa uscire una raffigurazione così commovente della Madonna. Il personaggio di Maria è disegnato con delicatezza e forza: fin da bambina dimostra personalità. Geniale è stata l’idea delle storie parallele di Maria e della Maddalena. La Maddalena sembra seguire i dettami – ben suggeriti dalla demoniaca Erodiade, vera antagonista di Maria – della cultura dominante dei nostri giorni. Sogna bei palazzi e bei vestiti, balla come una velina, fa la escort di alto bordo e finisce nella disperazione. Un itinerario attualissimo.

Sarà l’incontro con Gesù che prima la salva dalla lapidazione (viene identificata con la figura dell’adultera) e poi le concede la remissione dei peccati davanti agli indignati farisei. Quest’ultima scena s’intreccia col racconto della parabola del figliol prodigo che diventa figura della Maddalena stessa. Si vede che gli sceneggiatori hanno meditato a lungo il Vangelo riuscendo a inserire raccordi inaspettati, come quando Maria, che è sicura della risurrezione di Gesù, placa gli animi degli apostoli sbandati dopo la morte del Maestro, raccontando l’episodio del Bambino perduto e ritrovato nel tempio dopo tre giorni, alludendo al felice incontro che sta per avverarsi. Commovente la passione “in soggettiva” della Madonna che avverte su di sé le frustate della flagellazione, pur trovandosi altrove, e poi sente le proprie carni trafiggersi mentre assiste alla crocifissione. 

Il messaggio è estremamente chiaro. Finalmente si taglia corto con le interpretazioni soggettive-sociopolitiche. Maria si santifica facendo fino in fondo la volontà di Dio: accetta volontariamente di diventare la serva del Signore. E Gesù è l’agnello che prende su di sé i peccati del mondo: è Colui che viene a fare la volontà del Padre e beve il calice della sofferenza fino alla fine. Punto. Non ci poteva essere una migliore introduzione alla Settimana Santa, e di questo dobbiamo ringraziare anche la Rai che ha voluto questo programma, dimostrando che la deprecata Rai lottizzata è sempre meglio della tv privata asservita al padrone di turno. 

Un grazie particolare va a Ettore Bernabei. Fra tanti convegni e dispute raffinate sui mezzi di comunicazione che pestano l’acqua nel mortaio, Bernabei ha imboccato la strada dritta di chi si espone di persona. Ha dato la faccia e i suoi soldi non certo per farne altri, ma per dimostrare, come Cristoforo Colombo, che si può scoprire l’America. E l’America è la televisione di qualità che riesce a registrare ascolti maggiori di quella deficiente. Per far questo occorre intelligenza e coraggio e Bernabei li ha avuti.

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