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Marchisio, Giovinco e una vittoria “made in Torino” (sponda Juve)

dicembre 3, 2012 Emmanuele Michela

Se anni fa era il Torino a sfornare giovani talenti ora è la Juve che ha rubato strategia e campo ai granata. E nel derby di sabato sera questa differenza ha pagato dazio.

Marchisio e Giovinco. Da due giorni le facce dei due giovani bianconeri sono diventate l’emblema della facile vittoria juventina ai danni del Torino, nel derby di sabato sera della Mole. Non soltanto per l’ottimo stato di forma della Vecchia Signora, spietata nell’approfittare degli errori di un Torino kamikaze, ma anche perché i due ragazzi sono entrambi prodotto di un vivaio, quello bianconero, cresciuto enormemente negli ultimi anni, ai danni proprio di quello granata.

I TALENTI DI SCUOLA GRANATA. La storia parla chiaro: fino a metà degli anni Novanta era il Torino a sfornare i giovani migliori, e soprattutto a scovare nell’area piemontese preziose gemme da coltivare e far fiorire. Si potrebbe citare Ezio Rossi e Claudio Garella, Andrea Mandorlini e Dino Baggio, Beppe Scienza e Gigi Lentini, Diego Fuser e Gianluca Comotto, Bobo Bieri e Fabio Quagliarella. Giocatori svezzati proprio dal vivaio torinista, alcuni proprio di Torino o provincia, che hanno debuttato nel grande calcio con addosso la maglia granata. Quegli anni però sono finiti sotto la dirigenza Calleri, il quale ha smantellato quell’ambiente mandando in parallelo in pensione anche lo storico stadio Filadelfia.

DIFFERENZE IN CAMPO. Ad approfittarne fu niente meno che Luciano Moggi, abile ad osservare la funzionalità del mondo giovanile granata e a riproporla in salsa bianconera, e dopo anni di grande lavoro, ecco affiorare nuove distanze tra le due squadre. Abissali, se si guarda a chi era in campo sabato sera: per la Juve c’erano, come detto, Marchisio e Giovinco, ormai pilastri della squadra prima in classifica, ma anche Paolo De Ceglie, terzino valdostano bianconero da quando ha 10 anni, e in panchina c’era invece Luca Marrone, torinese in squadra dal 1998. Dalla parte opposta il solo prodotto del vivaio granata era Angelo Ogbonna, titolare inamovibile che, si dice, abbia la valigia pronta per l’Inghilterra, e altri tre nomi che però non fanno testo: i due portieri Gomis e Suciu.

BIANCONERI ANCORA PIONIERI. Insomma, come per lo stadio di proprietà, anche nelle squadre giovanili la Juve è arrivata prima di tutte le altre: è l’unica società italiana ad adottare un’academy totalmente dedicata al futuro campione, con addirittura una scuola all’interno per poter far studiare i ragazzi. Un centro invidiato da tutte le altre grandi squadre, che produce ragazzini in continuazione. È questa sicuramente una delle vie da battere per portare il nostro calcio fuori dalla crisi che lo attraversa. Perché, certo, ci mancheranno i soldi, ma è altrettanto vero che di talenti ne abbiamo. Basta vedere quanto accaduto questo week end.

CAMPIONI IN ERBA. La doppietta pregevole di El Shaarawy ormai non fa più notizia, per un campione che attrae gli occhi di tante big europee e sul quale, solo un anno fa, le perplessità erano diverse; rimanendo a Milano, sembra essersi ambientato alla perfezione Andrea Ranocchia, sempre più leader della difesa nerazzurra dopo alcuni anni di apnea. Se la tripletta di Paloschi è un piccolo scorcio di blu nel cielo plumbeo del ragazzo di scuola Milan (che soffre di un’acuta mancanza di costanza), la doppietta di Mattia Destro al Siena permette al giovane giallorosso di fare un altro passo avanti, lontano dalle critiche di inizio stagione. A proposito di ex di turno, ieri è mancato solo il gol ad Insigne nella schiacciante vittoria del Napoli sul Pescara, mentre a trovare la rete è stato Manolo Gabbiadini, autore del gol partita proprio contro l’Atalanta. Le gambe per correre fuori dal buio del nostro calcio, in fin dei conti, sembrano esserci.

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