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A tu per tu col manoscritto di “Vita e destino”, che ha qualcosa da suggerire alla Russia di Putin

settembre 24, 2014 Giovanni Maddalena

Viaggio nel cuore dell’archivio di Mosca dove sono contenuti i manoscritti dei grandi scrittori russi. E dove si intuisce il bivio “grossmaniano” in cui si trova oggi il paese

Vasilij-GrossmanLa direttrice dell’Archivio di stato per la letteratura e l’arte (RGALI) si chiama Tat’jana Garaeva e ha occhi grandi e intelligenti. Ci ha preparato una visita speciale, un po’ stupita e un po’ commossa da questo pugno di italiani che hanno preso così a cuore Grossman da rilanciarlo in tutto il mondo, persino a Mosca, a casa sua.

Passando tra scale e corridoi dalla inquietante architettura sovietica, giungiamo al cuore dell’archivio. Sugli scaffali di ferro sono impilati con cura gli scatoloni. I nomi sono impressionanti e anche chi legge a malapena il cirillico li riconosce subito: Pasternak, Ejzenštejn, Šalamov, Mandelštam, Majakovskij. La direttrice ci mostra alcuni manoscritti: poesie di Pasternak, dalla scrittura linda e arzigogolata, brani di Šalamov scritti sulla carta da pacchi tagliata con il coltello nella sua baracca da lager. Poi ci guida in un’altra stanza dove sul tavolo giacciono due degli otto scatoloni in cui sono racchiuse le nuove acquisizioni grossmaniane: i manoscritti sequestrati dal KGB il 14 febbraio 1961. Intelligentemente ci lascia soli. Parleremo dopo. Le dita febbricitanti sciolgono i nastri che chiudono vecchi faldoni anni ’60 ed ecco il manoscritto di Vita e destino. La scrittura di Grossman è piccola e per ogni pagina sono più le righe cancellate che quelle rimaste. Un lavoro enorme di rivisitazione continua. Nella prima pagina la dedica struggente alla madre, Ekaterina Savel’evna, ebrea uccisa dai nazisti a Berdiev in Ucraina nel settembre 1941, subito dopo l’attacco di Hitler contro l’Urss.

Convegno Grossman bisSiamo i primi studiosi che fanno scorrere le pagine fra le loro mani, a parte quelli – preparatissimi – ingaggiati dal KGB, che avevano detto che il romanzo era più pericoloso di Pasternak e di una bomba atomica, che faceva capire che il popolo russo aveva vinto la Seconda Guerra mondiale senza il partito, che a suo modo parlava bene di Dio e della religione. Avevano letto bene. Certo, lo studio critico di questo manoscritto farà capire ancora di più, farà vedere che cosa Grossman voleva sottolineare, forse farà anche capire chi è stato il censore del partito.

Mentre scorrono le pagine di questa scrittura, ci si rende conto del ruolo cruciale di questo autore nella Russia di oggi, di cui si è discusso animatamente nei giorni precedenti al convegno moscovita. Grossman era uno scrittore sovietico, russo ed ebreo. Non voleva rinunciare ad amare la sua patria, non voleva rinnegare nulla del suo popolo, nemmeno del tragico passaggio fra gli errori e gli orrori del comunismo. Voleva solo dire la verità, tutta intera, senza censurare nulla. Per questo era inviso a un potere che voleva nascondere a se stesso la tragedia e la menzogna continua nelle quali un intero popolo era stato costretto.

In questo momento la Russia si trova a un bivio molto “grossmaniano” e Grossman funzionerà da cartina di tornasole. Il potere di Putin è certo autoritario e alle volte dispotico ma è anche ancorato a un grande consenso popolare e vorrebbe presentarsi come salvaguardia della cultura popolare e nazionale. La sottile linea tra nazione e nazionalismo si gioca nell’essere più o meno leali con la memoria storica. Un conto è un’ideologia della nazione che, tirando una linea di continuità tra Pietro il Grande, Stalin e l’attuale potere, dimentica la tragedia dei settant’anni di comunismo in nome della perfetta continuità nazionalista, accettando senza critica il consumismo occidentale purché si tinga di colori nazionali. Un altro conto è provare a recuperare la memoria di tutto ciò che è accaduto e, in questa storia zeppa di estremismi buoni e cattivi, cercare di trovare qualcosa di meglio e di nuovo rispetto al vuoto che l’Occidente propone in questo momento.

Anche tralasciando i complicati fatti ucraini, purtroppo certi reati d’opinione e certi tipi di condanna che Putin ha ripristinato vanno nella prima direzione. Ma il manoscritto di Grossman è tornato in libertà e chissà che non possa suggerire una via diversa, piena di amore al popolo ma anche, e soprattutto, alla verità.

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