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Manifestante No Tav: «I poliziotti cattivi caricano noi che difendiamo la vita»

marzo 2, 2012 Chiara Rizzo

Intervista a Nicoletta Dosio, 66 anni, militante del Prc che ieri ha manifestato con i No Tav. Racconta a modo suo i fatti di ieri: «I cattivi sono quelli con il manganello. Mentre caricavano io facevo un’intervista. Ho riportato contusioni, pressione alta e problemi respiratori».

Nicoletta Dosio, 66 anni, è una militante del Prc che ieri ha manifestato bloccando la A32 con i No tav, ed è stata protagonista di entrambe le cariche che le forze dell’ordine hanno messo in atto per liberare l’autostrada. I manifestanti hanno iniziato una sassaiola per recuperare un tratto di autostrada da cui erano stati allontanati, questo dopo che in mattinata erano stati aggrediti dai No Tav anche i giornalisti. Il bilancio parla di diversi feriti, tra i più gravi un dirigente della polizia che è stato portato in ospedale d’urgenza. Anche un carabiniere e un funzionario della Digos hanno ricevuto soccorsi, così come qualche decina di manifestanti. Dosio ha riportato, per fortuna, lievi ferite: «Contusioni varie, pressione alta, problemi di respiro». A tempi.it ha raccontato attimo per attimo quello che è accaduto, in quella che all’esterno appare a tutti gli effetti una guerra per mantenere ogni centimetro della Val di Susa, sia per lo Stato che non vuole i cantieri bloccati, sia per loro, il complesso popolo dei No Tav: «Noi cercavamo di resistere e tenerci, in modo che non ci spazzassero via», racconta infatti Dosio: «Tra buoni e cattivi, i cattivi sono quelli con il manganello, mentre dalla nostra parte c’è solo la difesa della vita, dal nostro futuro e di quello dei nostri figli. Dalla loro parte c’è solo l’arroganza».

Cos’è successo ieri?
Ieri nel pomeriggio noi eravamo sull’autostrada, quando abbiamo avuto notizia che sarebbero arrivate le truppe per sgomberare, per cui ci siamo seduti per terra. E abbiamo affrontato così le forze dell’ordine, armate di manganello: c’erano sia polizia che carabinieri. Ci hanno intimato di spostarci: noi eravamo sull’autostrada, eravamo circa una cinquantina. Invece nella parte bassa, sulla strada statale dov’è più largo, vedevo che continuavano ad arrivare altre persone. Dopo l’intimazione, ci hanno circondati. Poi hanno iniziato a sollevarci di peso. Siccome non mi spostavo, mi hanno presa per i capelli, ho sentito malissimo, mi hanno tirato il cuoio capelluto. Poi visto che ancora non mi smuovevo, mi hanno trascinata per i piedi, ma mi hanno trascinata facendo sbattere la testa. Non è stato per niente bello.

È stato a quel punto che è stata ferita?
No, no. Ma ci tengo a dire che in prima fila eravamo persone anziane: perché noi ci teniamo a difendere i nostri figli e nipoti. Io stessa ho 66 anni, ma facevamo resistenza pacifica. A quel punto, noi siamo rimasti bloccati: eravamo schiacciati contro il guardrail, mentre loro ci spingevano con gli scudi. Era difficile respirare, qualcuno si è sentito male, per la pressione degli scudi, ma loro hanno continuato a spingerci per tenerci fermi. Intanto la gente continuava ad affluire, e il nostro numero è assolutamente aumentato. Ci sono state pressioni fortissime da parte delle forze dell’ordine, ma anche noi cercavamo di resistere e tenerci, ci tenevamo gli uni agli altri, in modo che non ci spazzassero via.

La seconda carica della polizia è stata in serata. Voi siete rimasti fermi per tutte quelle ore? E cosa è avvenuto?
Saranno state le dieci di sera quando è partita la carica finale. A quel punto non solo ci spingevano, ma in contemporanea hanno aperto l’idrante e hanno tirato i lacrimogeni. Sì, i lacrimogeni, gli stessi che sono vietati in guerra, ma usati in tutte le manifestazioni, che rompono i polmoni.

E lei è stata colpita dall’idrante o dai fumogeni?
No, non ero stata presa dall’idrante, e per fortuna, perché ha un gettito potente. Li ho visti arrivare (gli uomini delle forze dell’ordine, ndr.) addosso a me, e mi hanno manganellato in testa, ma io intanto avevo indossato due cappucci in testa per proteggermi. Mi hanno buttata per terra: allora ho sentito altri manifestanti, più giovani, che mi prendevano per le braccia e mi hanno portata più in giù. A quel punto, ho ricevuto la telefonata di un giornalista, che mi ha chiesto di raccontare cosa succedeva in diretta.

Quindi scusi, lei in mezzo alla carica, è riuscita comunque a parlare con la stampa?
Sì, perché a quel punto ero un po’ più spostata rispetto alle cariche, ma proprio allora ho visto che partiva una caccia all’uomo. Ho visto che inseguivano i manifestanti con gli idranti. Noi davanti, e dietro loro che ci inseguivano. Sono andati a controllare se qualcuno di noi si era nascosto, battendo macchina per macchina, e ho visto che ne rompevano alcune. E non vengano a dire che le auto le hanno distrutte i manifestanti, abbiamo ripreso con telefonini e telecamere, e abbiamo le prove del macello che hanno combinato. Ho poi saputo che in quei momenti hanno fatto irruzione anche in una trattoria dove alcuni si erano rifugiati, rompendo la vetrina. Molti di noi, me compresa, intanto eravamo corsi in avanti, nascondendoci in alcune stradine, e loro continuavano ad inseguirci. Stradina per stradina. Mi hanno raggiunta e malmenata, e poi spinta contro una cancellata, dove alla fine mi hanno lasciata andare. Intanto ho visto accadere lo stesso ad un ragazzo e soprattutto ad una donna anziana. A quel punto ho detto loro di lasciarla andare: “non si preoccupi, la fermiamo”, mi hanno risposto. “Non mi preoccupo”, ho detto, “ma voglio vedere cosa farete a questa donna”. Allora mi hanno presa e sbattuta contro il gradino del cellulare, mi facevano malissimo al piede. Ci hanno tenuti sul cellulare per tre ore, poi ci hanno fatti scendere. Mi sono venuti a prendere i miei familiari.

Ma lei che è stata ferita, poi è stata visitata dai medici?
Sull’autostrada c’era l’ambulanza, e sì mi ha visitato il medico e mi ha diagnosticato contusioni varie, pressione alta, problemi di respiro. Ho saputo anche che la signora anziana che avevo visto vicino sta subendo un’operazione alla gamba in queste ore e che ci sono state altre persone che hanno avuto parecchie lesioni: un ragazzo che mi ha aiutata è stato colpito dappertutto. E dopo le 22.30 abbiamo fatto un’assemblea noi valligiani, me l’hanno raccontata. Adesso ci muoveremo anche tramite i nostri avvocati, faremo tutto il possibile, come abbiamo sempre fatto finora. Voglio anche aggiungere che i giornali sono gli intellettuali organici di questa pseudo democrazia, di questa banda schifosa di affaristi, che vive sulla pelle nostra, del nostro presente e futuro. Gli unici infiltrati in questa valle sono coloro che vogliono questa Tav. Il senso più schifoso di tutto questo è quello che ho visto ieri: quella caccia all’uomo che hanno messo in atto, gli insulti pesanti che mi hanno rivolto e che mi hanno ferita profondamente. Tra buoni e cattivi, i cattivi sono quelli con il manganello, dalla nostra parte c’è la difesa della vita, dall’altra parte solo arroganza. E lo scriva, altrimenti non le rilascio quest’intervista.

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