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Maniaci (Libero): «Chiesa e Ici: basta falsità e demagogie»

dicembre 12, 2011 Roberto Regina

La Chiesa paga l’Ici come gli altri, non gode di privilegi e le esenzioni che le vengono applicate sono le stesse di altre realtà no profit. Così la vaticanista di Libero Caterina Maniaci denuncia la demagogia di Pd e radicali. E aggiunge: «Se poi ci sono abusi vanno accertati e puniti»

«Dire che la Chiesa Cattolica non paga l’Ici è falso e dire che se la Chiesa pagasse l’Ici su tutti i suoi immobili l’Italia avrebbe risolto i suoi problemi di debito pubblico, come sostengono Pd e radicali, è solo fare demagogia: la realtà è molto diversa». A parlare è Caterina Maniaci, vaticanista di Libero, che ribadisce che «non c’è nessun privilegio riservato alla Chiesa cattolica. Al pari delle altre confessioni religiose e delle associazioni di volontariato, delle onlus e delle fondazioni, non fa altro che rispettare la legge 504 del 30 dicembre 1992 varata dal governo Amato, confermata da Prodi e successivamente da Berlusconi. Questa legge dispensa dal pagamento dell’Ici gli immobili destinati allo svolgimento di attività assistenziali, sanitarie, didattiche, culturali, ricreative e di culto».

La Caritas, ad esempio, non paga l’Ici e neanche la comunità valdese è soggetta a una tassa per il tempio di piazza Cavour a Roma. Paga invece per la libreria annessa al tempio, «perché si è tenuti a farlo laddove ci sia un’attività commerciale e la Chiesa cattolica, che non è esente, non fa eccezione. Inoltre, per le parrocchie che non pagano l’Ici dobbiamo pensare ai costi elevati che devono sostenere per mantenersi prima di gridare allo scandalo». Altro discorso poi è quello degli abusi. «Come lo stesso cardinal Bagnasco ha dichiarato – continua Maniaci – gli abusi vanno accertati e puniti, ma questo non permette certo di sostenere che la Chiesa tout court goda di privilegi».

Roma, invece, è un capitolo a parte: «Dopo il Giubileo del 2000, e l’enorme ondata di pellegrini provenienti da tutto il mondo, sono sorte un’infinità di strutture alternative fondate dai più disparati ordini religiosi. Per quelle i controlli sono doverosi perché dove ci sono esercizi commerciali o strutture di vitto e alloggio, come detto, il pagamento della tassa è dovuto. E sia chiaro che la presenza di cappelle e luoghi di culto in strutture alberghiere non evita affatto il pagamento dell’Ici come si sente dire in questi giorni».

Ci sono poi alcuni casi difficilmente catalogabili che devono essere studiati singolarmente: distinguere una struttura alberghiera vera e propria da una di accoglienza non è sempre semplice. «Alcune strutture – conclude la vaticanista – hanno delle foresterie molto spartane che vivono di offerte, e queste non possono essere considerate come alberghi. Altre foresterie invece sono molto più strutturate. Le case per ferie degli enti ecclesiastici invece pagano. Quindi bisogna andare a vedere caso per caso e se c’è un illecito, denunciarlo. Ma sempre evitando di fare della facile demagogia».

Ascolta l’intervista a Caterina Maniaci
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