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Manchester, vescovo: «Non ignoriamo il bisogno della gente di vivere il lutto»

giugno 7, 2017 Redazione

Monsignor John Arnold, vescovo della diocesi cattolica di Salford, che comprende anche la città di Manchester: «Manifestazioni pubbliche di resilienza ci fanno perdere di vista il bisogno del lutto»

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La gente di Manchester ha ancora bisogno di piangere i 22 morti dell’attentato kamikaze fuori dall’Arena durante il concerto di Ariana Grande. Ma le manifestazioni pubbliche di resilienza come il concertone di pochi giorni fa rischiano di seppellire questo desiderio «sotto una coltre» che, di fatto, non fa che rimuovere il bisogno di vivere il lutto.

L’OMELIA. Monsignor John Arnold, vescovo della diocesi cattolica di Salford, che comprende anche la città di Manchester, ha espresso così giovedì in un’omelia la sua preoccupazione per la tendenza da parte della società, dopo ogni attentato, a rimuovere il lutto e il dolore. «Migliaia di persone, soprattutto giovani, sono rimaste gravemente traumatizzate per il solo fatto di essere presenti all’Arena nel momento in cui è esplosa la bomba. L’impatto psicologico per i compagni di classe di chi ha partecipato al concerto, anche se non è tra i feriti, è stato enorme e diffuso».

«BISOGNO DEL LUTTO». Un sentimento di sfida e resilienza si è manifestato immediatamente a Manchester, così come si era manifestato in Belgio o in Francia attraverso gli hashtag su twitter, le canzoni suonate in piazza, i messaggi inneggianti alla pace e all’amore scritti con i gessetti sull’asfalto. Ma così «c’è il rischio di perdere quell’importante dose di sensibilità di cui abbiamo bisogno in questi giorni». Per il vescovo, la determinazione nel voler tornare come prima, manifestata ad esempio nel grande concerto di Manchester a pochi giorni di distanza dall’attentato, «ci fa perdere di vista il bisogno del lutto».

«PREOCCUPATO PER MANCHESTER». «Io sono preoccupato per Manchester», ha concluso come riportato dal Catholic Herald. «Ho paura che gettiamo una spessa coltre su quello che è successo, chiamandola resilienza, ma sono molti i passi che dobbiamo fare se vogliamo affrontare fino in fondo ciò che è successo in modo positivo».

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