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Mamma mia, dove ti ho portato?

agosto 2, 2007 V.B.

«È la tua “amica”?». «No, è mia madre». Benvenuti a Ibiza, tra sbarellati, tanga, frustini e cocktail con preservativi

Sapere che Ibiza è una patria rinomata del divertimento non significa necessariamente conoscere il significato ibiziano della parola divertimento. C’è voluta una settimana perché io e mia mamma, riunite per concederci una pausa tutta per noi come accade quasi sempre nel mese di giugno, implementassimo la nostra conoscenza in tale senso. E questo è più o meno un resoconto dei fatti susseguitisi dal momento in cui abbiamo messo piede sul volo Milano-Ibiza, destinazione: la città fondata dagli hippy.
L’aereo è completamente pieno. Io e mia mamma siamo circondate da vivaci gruppi di giovani. Osservo: quasi tutti uomini, ma anche molte coppie di ragazze. Osservo ancora e mi accorgo che non si contano i genitori single con figli di età che sembrano comprese tra i 4 e i 12 anni. Arriviamo al nostro villaggio e trascorso il tempo necessario per: farsi appiccicare quell’odioso braccialettino per avere accesso alle varie aree e attrezzature del complesso, ottenere chiave della camera e ragazzino che ci accompagna, posare le valigie e scendere nuovamente per prendere le prime informazioni necessarie, mi si avvicina una ragazza dell’animazione dall’aria molto educata che con tutta naturalezza mi chiede se io e la «ragazza» con me siamo due «amiche». Rispondo che la ragazza con me è mia mamma e dal suo rossore improvviso e qualche balbettio incomprensibile mi accorgo che dicendo “amiche” non intendeva esattamente riferirsi all’aspetto giovanile di mia madre.
Non passano che poche ore e il perché sia stata così disinvolta a farmi una simile domanda mi è molto più chiaro: trovare una coppia “tradizionale”, un lui e lei mano nella mano per intenderci, sembra un’impresa alquanto ardua su quest’isola. «Bene – dico rivolgendomi alla mamma -, che si fa? Andiamo in spiaggia?». Ci dirigiamo a Playa d’En Bossa, la più conosciuta di Ibiza, un litorale che… come posso spiegarvi? Avete presente l’affollamento di Rimini? Ecco, eliminate tutto ciò che rientra in una fascia di età compresa degli 0 ai 15 anni e dai 50 ai 90. Mettetevi alle spalle una decina di ammassi di cemento che fanno rivivere un po’ l’aria newyorkese, ed ecco l’amatissima Playa d’En Bossa. Lo sguardo mio e quello di mia mamma inizia a farsi simile sempre più a un grosso punto interrogativo. Forse la piscina del villaggio non è poi così male. Da questo momento la scelta: cartina alla mano giro dell’isola o primo aereo sulla via del ritorno? Giro dell’isola, con calette e scorci da fiaba. Perché fortunatamente, uscendo da quella che loro chiamano Eivissa, si trova più di un motivo per fare visita all’isola almeno una volta nella vita. Con un traghetto velocissimo si può arrivare in un quarto d’ora a Formentera, un gioiellino caraibico.
Ma torniamo alla patria degli “sbarellati”. Ibiza non può non essere visitata e conosciuta anche nel notturno. Con un taxi raggiungiamo il centro verso le 20, un giro per le vie e i negozietti e una passeggiata suggestiva tra le viette storiche che portano alla cattedrale, una costruzione semplice e garbata, da cui si vede tutto il paesino dall’alto, che di sera ha sempre il suo fascino. Scendiamo e ci portiamo sul porto dove si trovano un sacco di localini. E dove si scatena l’anima più autentica di Ibiza e i suoi avventori si sfidano a colpi di eccentricità e la sfida è diventare quello che trasgredisce di più, o propone la cosa più alternativa.
Mi limito a un elenco dei soggetti che ci si sono palesati innanzi, rimettendo a voi qualsiasi riflessione, commento, risata o disperazione. Nell’ordine: ragazze (s)vestite che si concedono a uomini e donne indistintamente, come chiedessero molto semplicemente: “Scusa hai da accendere?”; travestiti con completini di rete e quel tocco fine di indumenti intimi succinti (per gentile “rispetto” ai passanti); uomini e donne con frustini e aggeggi incomprensibili a noi comuni mortali. Passa un signore sulla sessantina, vestito con tutina elasticizzata da carcerato e naso da pagliaccio che guardava gli altri come fossero tutti fuori dal mondo. Mi viene vicino, indietreggio e urto contro qualcosa col piede. Abbasso lo sguardo aspettandomi di trovarci un cagnolino e… beh, sì la funzione era quella del cagnolino, ma si trattava di un uomo! Una coppia di omosessuali, uno che camminava e l’altro che gattonava al guinzaglio, con uno scicchissimo collare fucsia di pelo. Giro lo sgurado vagamente inquietata e scorgo una ragazza enorme, più o meno sui 150 chili dotata di perizoma rosa (le tonalità del rosa spopolano anche fra gli uomini) che passeggia sul lungomare con amiche sempre sul genere.

«Hashish»? E te credo
«Pausa?», propongo alla mamma. Ci sediamo in uno dei localini, cercando di scegliere quello più “tranquillo” (conosceranno questa parola?). Prendiamo un cocktail di frutta. Dopo poco ci viene servito insieme a una cannuccia incastrata una bustina bianca con delle scritte. Che idea carina. Mettere un chewingum sulla cannuccia. Apro curiosa e mi salta fuori un’altra bustina. Solitamente divento rossa molto facilmente, ma qui credo di aver battuto ogni record! Guardandomi attorno raccolgo la bustina e la poso sul tavolo. Ecco un preservativo con tanto di illustrazioni a caricatura e corredate di battute divertenti sull’iter da seguire. Rivolgo ancora un’occhiata agli altri tavoli e noto che ad ogni bicchiere viene aggiunto questo omaggio. Il tempo di notare la mia espressione specchiata nello sguardo della mia mamma e dietro di lei arriva una scarica di ragazze giovanissime in costume da spiaggia, tatuaggi sulla schiena, parrucche, trucchi, cappelli, piume, zeppe vertiginose. Pare che si usi così per sponsorizzare locali, discoteche e serate a tema.
Riprendo il giro e mi si avvicina un ragazzo chiedendomi qualcosa. «Cosa scusa?», gli chiedo e lui risponde: «Hashish? Ho tutto quello che vuoi» lanciandosi in un lungo elenco di tutto ciò che potrebbe offrirmi. Nelle serate successive capisco che la quantità di droga e di tipi di droghe che girano sono fuori dalla nostra immaginazione e rappresentano il vero pericolo delle discoteche. Ce ne sono 5 o 6 famose per aver inventato le feste più alternative: dalle piscine d’acqua e di schiuma, spogliarelli particolari e via dicendo. Alcune di queste discoteche chiudono solo 2 ore, “vivendo” per 22 ore consecutive. Si fa presto a capire che per reggere tutto quel tempo in mezzo ad ammassi tali di persone e per più serate consecutive l’aiutino viene sempre proposto. Ecco perché alla mattina verso mezzogiorno spesso si trovano gli sbarellati in mezzo alla strada che fanno finta di buttarsi sotto le macchine, si arrampicano sui pali della luce.

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