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Maloula, liberate le 13 suore in mano ai terroristi: «Dio non ci ha mai abbandonato»

marzo 10, 2014 Redazione

Le 13 suore di Maloula insieme alle loro tre aiutanti sono state liberate ieri come parte di uno scambio di prigionieri


Le 13 suore di Maloula insieme alle loro tre aiutanti sono state liberate ieri come parte di uno scambio di prigionieri. Secondo i media libanesi, le religiose sono state portate nella città di Judaydat Yabus, sul confine tra Siria e Libano.

IL RAPIMENTO. Le 13 suore siriane del monastero di Santa Tecla sono state rapite lo scorso 2 dicembre da un gruppo di ribelli e terroristi islamici e portate a Yabroud, da dove hanno realizzato due filmati: uno il 9 febbraio, l’altro il 6 dicembre. Lo scorso 6 marzo si erano persi i contatti con i rapitori.

«DIO NON CI HA ABBANDONATO». Le suore sono arrivate nella città al confine di notte, dopo un viaggio di nove ore: «Siamo arrivate tardi e stanche», ha dichiarato la suor Pelagia Sayaf, madre superiora del monastero. «Dio non ci ha mai abbandonato. Gli uomini di Al Nusra ci hanno trattate bene ma ci hanno tolto le croci perché non era il posto giusto per indossarle». In cambio i ribelli hanno ottenuto il rilascio di 150 prigioniere nelle carceri di Assad.

VESCOVI ORTODOSSI. Restano nelle mani dei rapitori ancora due vescovi ortodossi, quello siro-ortodosso di Aleppo, Youhanna Ibrahim, e quello greco-ortodosso, Boulos al-Yazij, sequestrati in Siria lo scorso 22 aprile vicino ad Aleppo, oltre a padre Paolo Dall’Oglio.

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5 Commenti

  1. leo aletti scrive:

    Aiutarli se possibile, pregare per tutti

  2. Ellas scrive:

    Grazie a Dio, sono state liberate.

    Preghiamo per coloro che ancora sono nelle mani dei rapitori.

    Vorrei far notare che la notizia della liberazione io non l’ho ancora vista in tv. E si che la guardo a pranzo e cena!
    Né la notizia dei vescovi ancora nelle mani dei ribelli.

  3. Sergio scrive:

    Non era il posto giusto per indossare la Croce. Peccato: detta così sembra in fondo comprensibile che gliel’abbiano tolta; una cosa quasi opportuna. Anche ai 30 Martiri Francescani di Siroki Brijeg (Erzegovina), sarebbe bastato togliersi l’abito per avere salva la vita. Hanno rifiutato tutti. Uno dopo l’altro sono stati uccisi e bruciati il 7 Febbraio 1945. Davanti al plotone di esecuzione molti hanno benedetto i partigiani. Uno di questi si convertì ed ebbe una figlia che diventò suora ed un figlio che diventò frate. Nei dintorni di Siroki Brijeg, a seguito di questo martirio fiorirono le vocazioni. Oltre 100 giovani diventarono frati francescani. Uno di questi fu Padre Jozo Zovko che fu parroco di Medjugorje ai tempi delle prime apparizioni della Madonna. Sanguis martyrum, semen Christianorum est.

    • domenico b. scrive:

      Sergio, ti capisco, ma non giudichiamo e non facciamo paragoni. Non sappiamo come si sono svolti I fatti e non sappiamo quello che c’è nel cuore delle persone. Lasciamo a Dio il giudizio.

      • Sergio scrive:

        D’accordo. Però affermare che ci sia un posto giusto e uno sbagliato per indossare la croce, mi stupisce. Alcuni missionari che conosco personalmente sono tati diffidati dall’indossare la Croce, essendo in un paese islamico. Sapendo quale rischio correvano l’hanno affrontato comunque. Incoscienti? Irresponsabili? Quella Croce è tutto per loro e nella loro assistenza ai poveri, non potevano rinunciarvi. Quella frase: “Gli uomini di Al Nusra ci hanno trattate bene ma ci hanno tolto le croci perché non era il posto giusto per indossarle”, detta così, mi fa un certo effetto. Questo senza pretendere il martirio dagli altri, beninteso.

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