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Mai prendere alla lettera la formula “all you can eat”

aprile 23, 2013 Elisabetta Longo

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore e talvolta anche dallo stomaco. Lo dice una ricerca compiuta su quei lunghi e golosi banconi da buffet. Più l’avventore sta a guardarli, più avrà voglia di riempire il piatto che tiene tra le mani. Brian Wansik, ricercatore presso un’università newyorkese, ha studiato come tenersi lontano dalle insidie osservando […]

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore e talvolta anche dallo stomaco. Lo dice una ricerca compiuta su quei lunghi e golosi banconi da buffet. Più l’avventore sta a guardarli, più avrà voglia di riempire il piatto che tiene tra le mani. Brian Wansik, ricercatore presso un’università newyorkese, ha studiato come tenersi lontano dalle insidie osservando trecento persone alle prese con 22 diversi “all you can eat” cinesi in tutta l’America, mettendo il relazione l’indice di massa corporea delle persone con quello che mangiavano.

DIMENSIONI DEI PIATTI. Sul risultato finale ha inciso anche il fatto che usassero posate comuni o bacchette per portare il cibo alla bocca. «Più le persone sono magre e più si riempiono il piatto. Chi invece è in sovrappeso tende a titubare parecchio sui cibi da disporre nel piatto, prima di tornare al posto. Ma al tempo stesso chi è più magro prende un piatto da portata più piccolo e più facile da riempire, perché sa che è abituato a mangiare meno. Chi è in sovrappeso invece opta per un piatto più grande, che quindi conterrà più cibo».
Il ricercatore fa anche notare che tutti questi gesti erano compiuti dai commensali senza pensare troppo, come se si trattasse di gesti automatici. Ecco svelato perché chi soggiorna una quindicina di giorni negli Stati Uniti è molto probabile che torni nel Vecchio continente con quasi 4 chili di troppo. Meglio optare per un ristorante normale la prossima volta che andate a New York.

 

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