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Mai fingersi spontanei con gente che potrebbe credervi davvero

aprile 13, 2017 Guia Soncini

«Mi danno un premio. Mi preparo un discorso. Viene una cosuccia carina. La mattina dopo, telefono pieno di messaggi. Chiedono se è vero che ho dato di matto»

guia-SonciniCara Guia, vivo in mezzo a gente noiosissima. Colleghi noiosissimi, fidanzati noiosissimi, clienti noiosissimi. Non sanno fare quella cosa serissima che è divertirsi. Non hanno rigore nello sparigliare. La loro idea di movimentarsi la vita è ubriacarsi di liquori economici e svegliarsi la mattina dopo col mal di testa. La loro idea di pausa pranzo è un tramezzino. Mi fanno una tristezza, ma una tristezza.

Comunque. Mi danno un premio aziendale. Una robina, ma noi aristocratici sappiamo fingere contentezza per i poveri doni della servitù. Mi preparo un discorso. Cerco di farlo un po’ allegro, colto – perché non sono mica una di queste che vengon giù con la piena – ma che non sgomenti gli inattrezzati. Mescolo l’alto e il basso, come dicono gli arricchiti che hanno fatto le facoltà umanistiche perché i genitori si erano già abbastanza sacrificati a fare i macellai e loro dovevano esprimersi. Cerco anche di metterci l’unica spontaneità accettabile: sai bene che, così come gli unici ricci presentabili sono quelli che ti ha arricciato il parrucchiere e non certo quelli che ti ha dato la natura, allo stesso modo l’unica spontaneità che funziona è quella simulata.

Mi c’impegno, ti confesso, soprattutto per far dispetto agli ex: alcuni lavorano addirittura in azienda, ad altri avrebbero comunque riferito tutto certi miei colleghi (quanto son pettegoli i maschi, mamma mia). Alla fine, me lo dico da sola, viene una cosuccia proprio carina. Con accurati dettagli acciocché nessuno, neanche i più distratti, potesse pensare che stessi dicendo delle cose a caso: mescolo mia zia e i cantautori impegnati, se devo citare un grande regista dico il nome della moglie e poi aggiungo «e suo marito». Insomma: trucchi del mestiere, non devo certo spiegarteli.

A serata finita mi sento piuttosto soddisfatta, prendo le goccine e vado a dormire. La mattina dopo mi sveglio col telefono pieno di messaggi. Gente che non c’era mi chiede se è vero che ho dato di matto. Persino mia madre, che è una cara donna ma da quando la servitù non è più quella d’una volta crede a tutto, mi domanda: «Ma è vero che ridevi e piangevi? Hai dimenticato le pastiglie?». Neanche le rispondo, se c’è una cosa che mi irrita è che si dubiti del mio rigore nel seguire i dosaggi prescritti.

Arrivo in ufficio, e vedo che tutti si danno di gomito. All’altezza della pausa pranzo – tramezzini per loro, aragosta offerta da un vecchio corteggiatore per me – nell’open space circolano già diverse versioni, nessuna delle quali realistica ma, quel che è più grave, nessuna delle quali allegra nel suo essere fantasiosa. C’è quello che dice che sono impazzita dopo che l’ultimo fidanzato m’ha abbandonata (ma se l’ho lasciato io: si era permesso di strillarmi perché avevo usato la sua preziosissima prima edizione di Proust come sottocoppa di champagne – mica come lui, che la usava per impressionare le attricette che invitava a casa). Quello che dice che ho bisogno di medicinali (a me, che potrei insegnare Dosaggi delle benzodiazepine alla Sorbonne). Quello, il più offensivo di tutti, che dice «Poverina, lei è così». Questa gente orrenda pensa che io sia come loro: una che vuol essere se stessa.
Beatrice

Gentile contessa, per ragioni di spazio ho dovuto tagliare dalla sua bellissima lettera tutte le spiegazioni circa i suoi titoli nobiliari, ma sono molto onorata che una persona di così alto lignaggio mi scriva.

Lei ha ragione su tutto: sul fatto che nessuno abbia mai trovato la felicità in un tramezzino (l’ho sentito dire, tempo fa, da una bellissima signora di cui non ricordo il nome, ma era contessa anche lei: saggezza aristocratica); sul decadimento psichico delle madri che non si sono mai riprese dalla presa della Bastiglia; sull’impresentabilità delle ricce naturali e dei ricchi innaturali; e soprattutto sulla scelta della coppa: anche lei trova volgarissima la flûte? Quella gente non merita il suo copione e le sue prove. La prossima volta li punisca essendo come loro: spontanea.

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