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Magnaschi (ItaliaOggi): «L’evasione fiscale non si combatte spiando le operazioni bancarie»

dicembre 12, 2011 Massimo Giardina

Dal prossimo gennaio il Fisco potrà sbirciare nei conti correnti italiani alla ricerca di possibili evasori fiscali. Siamo davvero di fronte a una norma utile per vincere l’evasione? Non secondo Pierluigi Magnaschi, direttore di ItaliaOggi, che ha definito la norma: «Un’invasione eccessiva che non porterà i risultati sperati»

L’articolo 11, secondo comma, della manovra Monti parla chiaro: a partire dal gennaio 2012 il Fisco potrà controllare l’estratto conto bancario di ogni cittadino e spulciare tra le operazioni bancarie effettuate. Quattro miliardi di dati saranno a disposizione dell’Agenzia delle entrate che potrà così andare a caccia di possibili evasori. Secondo il direttore di ItaliaOggi, Pierluigi Magnaschi, intervenuto all’interno della trasmissione radio Gli spari sopra, questa norma però non servirà ad altro che a «spogliare il contribuente senza alcuna necessità, alla faccia della privacy a cui tanto teniamo».

 

Si può parlare di sindrome orwelliana?
Senza dubbio. La precedente norma permetteva già al fisco di richiedere alle banche gli estratti conto quando sorgevano dubbi sulla dichiarazione di un cittadino. Così facendo gli organi tributari non mettevano in mutande tutti, ma soltanto i possibili evasori. Con la nuova norma si avrà una gravissima lesione della privacy che non porterà nulla di più di quello che già si può fare con una legislazione più rispettosa dell’individuo. Cosa faremo? Guarderemo i conti del pensionato o del maestro delle elementari per vedere se ha fatto qualche ora di ripetizione e ha versato qualche euro in più rispetto a quelli del suo stipendio? Mi sembra un invasione eccessiva.

 

In questi giorni sono stati resi noti alcuni dati sull’evasione fiscale che indicano una forte crescita del fenomeno.
Sono molto perplesso sui dati relativi all’evasione: si parla di questi valori con una precisione tale che sembra si parli di capitali effettivamente riscossi. O si sa chi e quanto ha evaso, e allora lo si becca, o non lo si sa. Se siamo in questa seconda ipotesi non capisco come si possano costruire degli aggregati con tale esattezza. Queste cifre io le definisco «nasologiche»: uno si alza al mattino, le spara, poi i vari media le riprendono e diventano delle verità rivelate. Quando Berlusconi con un’osservazione ovvia, quasi da bambino, diceva: «Tanto più si alza la soglia di prelievo fiscale, tanto più aumento l’interesse e la motivazione all’evasione», affermava un concetto logico. Ce ne corre a interpretare quanto asseriva l’ex premier come un invito all’evasione. Il legame pressione-evasione nasce da Reagan, dalla curva di Laffer che ha dimostrato che diminuendo entro certi limiti la pressione fiscale, aumenta la platea dei contribuenti. Il prelievo fiscale quantificato dalla Banca d’Italia, con dati recentissimi, è del 45 per cento: significa mettere gli imprenditori nella condizione di non poter fare il loro lavoro.

 

Ascolta l’intervista integrale

[podcast pid=125/]

 

Si parla da giorni dei capitali scudati e dell’incostituzionalità della norma. Il suo pensiero a riguardo?

Siamo di fronte a qualcosa di molto peggio dell’incostituzionalità, iamo di fronte a uno stato che non mantiene la parola data. Con la scudatura dei capitali siamo stati troppo generosi, l’1,5 per cento di tassa era davvero ridicola. E’ stato commesso un errore politico gravissimo a cui però non si può venir meno. La procedura giusta da applicare è quella seguita dalla Germania e dalla Gran Bretagna in accordo con la Svizzera: i capitali dei cittadini tedeschi o inglesi presenti nel territorio elvetico vengono tassati anonimamente al 30 per cento. Questo si che è un modo serio di operare.

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