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Madre Teresa. Governo indiano onora la sua canonizzazione, gli indù protestano

agosto 30, 2016 Redazione

Una delegazione di alto livello sarà per la prima volta presente a Roma il 4 settembre. In più le poste diffonderanno una busta speciale di seta. Indù: «Così aumenteranno le conversioni al cristianesimo»

Domenica 4 settembre verrà canonizzata Madre Teresa di Calcutta e per l’occasione il premier indiano Narendra Modi ha deciso di inviare a Roma una delegazione di alto livello, composta da 11 persone e guidata dal ministro degli Esteri. È la prima volta che il governo federale, invece di quelli locali, invia un suo membro a Roma per la canonizzazione di un indiano.

«INDIANI ORGOGLIOSI». Parlando il 28 agosto al paese via radio nel suo consueto discorso settimanale, il premier ha dichiarato: «Madre Teresa ha dedicato tutta la sua vita al servizio dei poveri e dei bisognosi in India. Quando una persona così viene dichiarata santa è naturale che gli indiani si sentano orgogliosi». Della delegazione governativa farà parte anche monsignor Theodore Mascarenhas, segretario generale della Conferenza episcopale indiana.

BUSTA CELEBRATIVA. Le poste indiane realizzeranno anche 1.200 buste di seta in onore di Madre Teresa, che verranno vendute a 250 rupie ciascuna. Sulla busta sarà disegnata la santa insieme a un bambino, sullo sfondo della città di Kolkata. All’interno della busta verrà inserita una moneta da cinque rupie con l’effigie della santa, coniata dal governo indiano nel 2010 in occasione del centenario dalla nascita.

LA RABBIA DEGLI INDÙ. Come ci si poteva aspettare, non sono mancate le polemiche per queste decisioni inedite prese dal governo indiano. Dopo il discorso di Modi, Surendra Jain, segretario generale del Vhp (Vishwa Hindu Parishad, gruppo ultranazionalista indù e paramilitare), ha criticato le parole del premier perché «la canonizzazione di Madre Teresa preannuncia maggiori conversioni al cristianesimo. Modi avrebbe dovuto considerare questo problema, prima di decidere di inviare una delegazione in Vaticano». Poi ha aggiunto: «Non si può dichiarare santa una persona sulla base di miracoli. Vi aspettate che nella nostra epoca avvengano miracoli?».

NESSUNA SORPRESA. Non si tratta certo del primo attacco da parte di un nazionalista indù alla santa albanese ed è per questo che anche il presidente del Global Council of Indian Christians, Sajan K. George, non si è affatto scomposto: «È dall’elezione di Modi che i radicali di destra affiliati [al governo] che sostengono la zafferanizzazione del paese hanno spinto in avanti l’ideologia dell’Hindutva, che comprende programmi di ghar wapsi (‘ritorno a casa’, riconversione all’induismo), molestie e intimidazioni di pastori, interruzione delle preghiere», ha dichiarato ad AsiaNews. «Vengono anche gettati sospetti contro la minoranza cristiana vulnerabile». I sentimenti dei radicali induisti non corrispondono a quelli della popolazione, visto che nell’80 per cento delle case indù è presente un’immagine di Madre Teresa.

Foto Ansa/Ap

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3 Commenti

  1. EquesFidus scrive:

    Bene.
    Significa che anche questi indù si rendono conto che, anche grazie alla beata Teresa di Calcutta, l’India si sta avviando a diventare un Paese cristiano, con tutto ciò che questo comporta (come l’abolizione del sistema di caste, dell’utero in affitto e di tutte le altre vergogne che affliggono quella nazione). L’unica cosa che dispiace è che il Vaticano, in nome del “dialogo” e di un certo qual sdegno rahneriano nei confronti della Dottrina e della liturgia, non voglia affondare il colpo…

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