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Madonna devastata, il parroco don Pino: «Preghiamo per questi giovani senza guida»

ottobre 19, 2011 Paola D'Antuono

La chiesa dei Santi Marcellino e Pietro è stata oggetto delle violenze dei delinquenti che sabato scorso hanno messo a ferro e fuoco Roma. Il parroco Don Pino Ciucci ha ripercorso assieme a Tempi.it quella terribile giornata, quando alcuni giovani incappucciati hanno preso d’assalto la canonica e hanno distrutto una statua della Madonna: «Un gesto oltraggioso, ma ora preghiamo per la loro redenzione»

La statua della Madonna Immacolata, distrutta e abbandonata in strada, mentre attorno tutto brucia, è diventata il simbolo della violenza esplosa sabato scorso a Roma, mentre era in corso la manifestazione degli Indignati. La statua si trovava all’interno della canonica della parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro di via Labicana. Il parroco, don Pino Ciucci, ha assistito impotente all’oltraggio di alcuni giovani che hanno forzato l’ingresso della canonica e hanno portato in strada la Madonnina per distruggerla. A Tempi.it ha raccontato i momenti più drammatici di quella giornata di violenza.

Cos’è successo esattamente sabato scorso?
Sapevamo tutti della manifestazione. All’inizio la situazione sembrava tranquilla e pacifica, poi a un certo punto in via Labicana la tensione si è alzata. Sono state incendiate alcune macchine e un appartamento ha preso fuoco. Dalla finestra ho visto alcuni giovani incappucciati intenti a sfondare porte e vetrine. Allora sono sceso al piano inferiore per controllare che in chiesa fosse tutto a posto anche se ero tranquillo, dato che la chiesa era chiusa. Poi scendendo ho notato che la porta d’ingresso della canonica era spalancata e la Madonna che era all’ingresso non c’era più. Era per strada, ed era stata distrutta. I ragazzi avevano anche sfondato una porta che dava sulla sala dove fanno catechismo i bambini e qui hanno spezzato le gambe e la testa del Crocefisso.

Come giudica questo atto di violenza inaudita?
Prima di tutto è un atto che rattrista, è evidente l’intenzione di voler infierire contro i segni della fede, come se questi ragazzi si sentissero superiori a Dio, superiori a tutto.  Mi è sembrato che i ragazzi agissero con tutta quella violenza perché ormai si sentivano dentro un fiume in piena in grado, al suo passaggio, di travolgere qualunque cosa.

Eppure, nonostante l’oltraggio subito, lei ha dichiarato di provare pena per questi ragazzi?
E’ vero. In un certo senso sento un dispiacere. Presumo che alcuni di questi ragazzi che hanno preso parte alle violenze, siano battezzati: come possono delle persone battezzate essere arrivate a tanto? Ognuno ha la propria opinione, si può essere credenti o atei ma l’oltraggio così violento e disumano è l’espressione di qualcosa al di fuori della civiltà. Se questi ragazzi vogliono davvero costruire una nuova civiltà, allora mi chiedo come possano costruirla con tutta questa violenza, questa rabbia e questa mancanza di valori. Ha ragione il cardinale vicario Agostino Vallini, questa violenza non porta da nessuna parte.

All’indomani della devastazione, lei ha chiesto ai suoi fedeli di pregare per questi ragazzi, recitando un Rosario di riparazione per tutta la settimana.
Si, ho chiesto ai miei fedeli di pregare per questi ragazzi. Il Signore dice: «Io sono venuto a chiamare i peccatori, perché sentano nel cuore il dispiacere di ciò che hanno fatto, voglio che siano salvi, non che muoiano ma che si convertano e vivano». Il Signore è vita, ci dona la vita, non la morte. Ho appreso dalla televisione che molti di questi ragazzi sono giovanissimi e per questo gli auguro che riscoprano presto la gioia della vita, perché non possono vivere una vita da terroristi. Credo che siano ragazzi a cui manca una guida, noi dobbiamo pregare affinché la trovino.

Qual è stata la reazione dei fedeli alla scoperta dell’oltraggio alla parrocchia?
Erano molto stupiti e dispiaciuti. Non credevano che qualcuno potesse arrivare a tanto. Tanti anziani, bambini e giovani mi hanno chiesto di raccontargli l’accaduto e e ho visto in loro molta pietà. Ho ricevuto molte telefonate di solidarietà, da tutte le parti d’Italia, qualcuno ha chiamato anche dall’estero. In quel momento ho visto la Chiesa unita, che prega, che crede, è stata una bella esperienza da questo punto di vista. Certo la ferità c’è e rimane ma il Signore è vivo, presente e operante, come la forza dello Spirito. Al di là di questi gesti che offendono e amareggiano ricordiamoci sempre che la potenza della fede è di gran lunga superiore a tutto questo. Il Signore nella sua morte e risurrezione ha sconfitto il buio delle tenebre: questa è la nostra certezza grazie alla quale possiamo vivere sereni.

Don Pino ha raccontato anche che presto regalerà ai suoi fedeli una nuova Madonnina e che molti artisti, scultori e restauratori hanno offerto il loro aiuto per riparare il Cristo decapitato e con le gambe mozzate: «Ma le braccia le ha ancora, e sono allargate. Sa cosa significa questo? Che il Signore accoglie e abbraccia tutti, anche i ragazzi che lo hanno offeso».

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