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Macerata-Loreto 2013. «In cammino verso la Casa di Maria per chiedere che le nostre pene siano trasformate in gioia»

giugno 3, 2013 Matteo Rigamonti

Monsignor Giancarlo Vecerrica racconta il “suo” pellegrinaggio. Da quando portava i suoi alunni «per insegnargli che non si vive a “compartimenti stagni”» fino a oggi che lo guida da vescovo.

Monsignor Giancarlo Vecerrica, vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica, racconta l’esperienza del pellegrinaggio di notte Macerata-Loreto (guarda la fotogallery), giunto alla sua trentacinquesima edizione e che anche quest’anno, a partire dalla sera dell’8 giugno, guiderà in prima persona, portando novantamila pellegrini in preghiera alla Santa Casa di Nazareth, la reliquia dell’edificio che accolse prima la nascita di Maria e poi l’annuncio dell’Angelo e che ora è situata nella Basilica di Loreto.

Monsignor Vecerrica, qual è il tema della Macerata-Loreto di quest’anno?
Il tema del pellegrinaggio è riassunto nel titolo scelto, che è una domanda che Benedetto XVI ha rivolto a tutti in occasione di un’udienza generale nell’ambito dell’Anno della Fede: «Che cosa può davvero saziare il desiderio dell’uomo?».

Perché questo titolo?
Abbiamo pensato che questa potesse essere la domanda più attuale, in un momento di profondo disagio sociale ed economico come quello che stiamo attraversando. Una domanda capace tanto di abbracciare le pur giuste preoccupazioni della gente, legate anche alla mancanza di lavoro, quanto di portarle oltre e più a fondo, allargando l’orizzonte degli interrogativi che sorgono nel cuore dell’uomo, e risvegliando l’attesa.

E cosa volete comunicare?
Ci siamo accorti che, in questo momento di crisi, la gente ricerca in un modo straordinario come non succedeva da tempo. Io personalmente lo vedo da vescovo: la gente si rivolge sempre più spesso alla Chiesa. E lo fa perché trova in essa una chiarezza di proposta che apre una ricerca a 360 gradi, ma, al tempo stesso, offre la possibilità di un aiuto concreto e materiale.
La Chiesa, insomma, insegna a considerare la totalità dei fattori della vita. È a questo che vogliamo educare, testimoniando che la nostra vicenda umana solo nel cristianesimo, nella fede in Gesù fatto uomo e che cammina con noi, trova una possibilità di risposta definitiva.

Scusi, ma cosa c’entra tutto questo con il pellegrinaggio?
Vede, è sempre stata tradizione nelle Marche che, al termine di ogni impresa umana, ci si recasse in pellegrinaggio alla Casa della Madonna a Loreto, in segno di domanda, devozione e ringraziamento. Compiere il pellegrinaggio, pertanto, è un gesto che raccoglie tutta la vita sociale, sportiva, politica, economica, delle associazioni e dei movimenti, tutte le vicende personali e del mondo, anche quelle più drammatiche, portandole verso un unico punto, la Casa della Madonna, cui riconsegnarle e a cui domandare aiuto.

Lei perché vi partecipa?
Io, quando trentacinque anni fa ho iniziato il pellegrinaggio come semplice sacerdote e professore di religione al liceo classico di Macerata sotto il grande incoraggiamento del mio amico don Luigi Giussani, desideravo proprio invitare i miei alunni ad un gesto che li aiutasse a capire che la vita non si vive a “compartimenti stagni”, secondo uno schema dove da un lato c’è la scuola e dall’altro le vacanze e il tempo libero. Così ho pensato che il cammino verso la Madonna di Loreto potesse educarli a questo sguardo sulle cose. Oggi lo faccio per la stessa ragione. Per loro e per me.

Lo percorrerà tutto, fino in fondo?
Di più, si può dire che io faccio un pellegrinaggio doppio, anzi triplo! Percorrendo tutto il percorso avanti e indietro come è mio stile. Eppure riesco ancora a reggere fino alla fine; la Madonna mi sostiene come fosse la prima volta e così capisco che ad essere coinvolto in prima persona sono io e non altri. Partecipando all’offerta di questa mia piccola diocesi, di cui le intenzioni bruciate alla Casa sono segno. Pensi che solo qualche giorno fa una giovane mamma mi ha chiamato per dirmi che avrebbe percorso il cammino e chiedendomi di continuare a guidare e sostenere i pellegrini con le mie battute.

È la prima edizione del pellegrinaggio che si svolge sotto Papa Francesco. L’avete invitato?
Certo che l’abbiamo invitato, ma non ha ancora risposto. Nel colloquio, però, che abbiamo avuto il 3 maggio, quando mi sono recato in visita da lui insieme agli altri vescovi delle Marche, il Papa ha detto che è giusto ascoltare il disagio della gente, ma che è altrettanto importante e urgente dare risposte che ultimamente soddisfino l’uomo. È proprio questo il motivo per cui si fa un pellegrinaggio alla Madonna, come la Macerata-Loreto. L’ha ricordato recentemente anche Julian Carròn citando don Giussani: «Il grande problema del mondo di oggi non è più una teorizzazione interrogativa, ma una domanda esistenziale. Non “Chi ha ragione?”, ma: “Come si fa a vivere?”». Il cammino può aiutare a scoprirlo.

Se, dunque, non ci sarà il Papa, però, il prefetto per la Congregazione dei Vescovi, Marc Ouellet, celebrerà la messa. È un segnale?
Si può dire che Ouellet sarà il rappresentante del Papa nel cammino. Sul sito del pellegrinaggio c’è una sua bellissima intervista dove dice che la visibilità del cammino è un segno di fede viva e speranza, oltre che dell’unità dei cristiani, a partire da tutti quelli che verranno alla Macerata-Loreto.

Novantamila presenze sono tante, riusciranno tutti a seguire il gesto?
Sì e quest’anno c’è anche una novità. Visto che l’arrivo a Loreto dura più di un’ora e non c’è possibilità di fermarsi tutti insieme, ma solo di passare e salutare la Madonna, con il rischio che gli ultimi vengano un po’ trascurati, abbiamo deciso che saranno proprio gli ultimi arrivati a portare la statua della Vergine dentro la Casa.

Cosa augura ai pellegrini?
Ho riletto tante belle testimonianze in questi giorni, ma una mi ha colpito più di tutte. Don Giussani ogni anno mandava un telegramma in occasione del pellegrinaggio e quello che ha inviato in occasione del trentennale della comunità di Cl (Comunione e Liberazione, ndr) a Macerata si concludeva così: «La vicina Santa Casa di Loreto dove tutto ebbe inizio ospiti la vostra gioia come la mia. Raccogliamo tutte le pene del mondo e vogliamo che la Madonna ci aiuti a trasformarle in gioia». È l’augurio che ripeterò quest’anno.

(Le foto sono tratte dall’Archivio del Pellegrinaggio Macerata-Loreto)

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2 Commenti

  1. Franco scrive:

    CI VEDIAMO A MACERATA. BUON PELLEGRINAGGIO.
    Franco

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