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Macché Messi, il record di gol è di “Ucar” Chitalu, leggenda del gol dello Zambia

dicembre 13, 2012 Emmanuele Michela

Dalla Zambia rivendicano: il record di reti in un anno solare è di Chitalu, che segnò 107 volte nel 1972. Ecco la storia di questo bomber, idolo di tanti zambiesi e morto nella “Superga” del calcio africano.

Per difendere il record di Ucar qualche africano si è messo a spulciare gli archivi di giornale. In Zambia ne sono sicuri, e ci tengono a non perdere quel primato: altro che Leo Messi, il maggior numero di reti segnate in un anno solare è detenuto da Godfrey Chitalu, bomber zambiese ormai defunto, che nel 1972 andò in gol ben 107 volte con la maglia dei Kabwe Warriors. Non si sono mai scomodati per  sottolineare il fatto, ma ora che alla Pulce vengono tributati onori infiniti, la FAZ ci tiene a sbandierare questa singolare storia calcistica, ambientata nell’Africa profonda degli anni Settanta.

«RECORD CANCELLATO?». La notizia sa di beffardo, quasi paradossale, ma a guardare la convinzione con cui la federazione calcistica zambiese sostiene il primato c’è da chiedersi perché non dargli retta: una commissione di ricercatori è stata “sguinzagliata” per ricostruire la scorpacciata fatta da Chitalu, partita per partita, tra pagine di quotidiani e immagini televisive. E a sostenere la tesi africana c’è anche una foto, che ritrae l’attaccante con un pallone tra le mani celebrante proprio quella cifra, 107. «Piuttosto che discutere sulla grandezza o meno di Messi rispetto a Gerd Müller, il mondo dovrebbe porsi un’altra domanda: “Perché il record di Chitalu è stato cancellato?”», chiedeva la federazione in un comunicato stampa diffuso qualche giorno fa, rivolto direttamente alla Fifa, cui mancano le prove ufficiali del primato africano.

HA BATTUTO IL SUO STESSO RECORD. Se in Europa abbiamo alzato un sopracciglio perplesso a sentire questo nome, in Africa il nome di Chitalu è noto. Soprattutto in Zambia, dove è considerato il miglior giocatore di sempre della Nazione. Dalle parti di Lusaka è stato scelto 5 volte come giocatore dell’anno, sebbene non sia mai venuto in Europa a giocare. Ha sempre preferito la terra di casa, che nel ’47 gli aveva dato i natali e lo aveva regalato al mondo del calcio sui campetti della scuola che frequentava. Gli bastò poco, una volta ventenne, far conoscere la sua abilità sotto porta: la sua fame di gol era semplicemente inesauribile, da qui il soprannome “Ucar”, famoso brand di pile diffusissimo in quegli anni. Aveva appena spento 21 candeline quando nel ’68 mise a segno 81 reti con la maglia del Kitwe United, diventando, all’epoca, il miglior bomber della storia. Primato che supererà lui stesso 4 anni dopo, raggiungendo appunto quota 107, cifra che alcuni vorrebbero più ampia di altre 9 reti, segnate in alcuni match di inizio stagione non conteggiati ufficialmente.

LA TRAGEDIA. A spiegare tutte queste marcature va detto che in Zambia i trofei ufficiali erano ben quattro, cui vanno aggiunte le gare in Nazionale, di cui Chitalu era titolare inamovibile. Già, la Nazionale. Fa specie pensare alla morte di Ucar, sopraggiunta nel ’93 in una tragedia aerea spaventosa: l’attaccante, ormai ritiratosi dal calcio giocato, era diventato ct di una delle generazioni più promettenti dei Chipolopolo. Il velivolo su cui viaggiavano per andare in Senegal a giocarsi un match di qualificazione mondiale si inabissò al largo di Libreville, Gabon. Morì tutta la squadra: 18 calciatori, 5 membri dello staff, 7 dirigenti federali. Fu il “Superga” del calcio africano, e portò via anche la leggenda di Godfrey Chitalu.

UNA LEGGENDA CHE ANCORA VIVE. Ma il calcio sa essere strano: proprio a Libreville, lo scorso 12 febbraio lo Zambia vinceva la sua prima Coppa Africa, battendo ai rigori i più quotati “elefanti” della Costa d’Avorio. Successo incredibile, che trasformò quella città da terra di dolore a stadio della speranza. Ancor di più per Kalusha Bwalya, il presidente della federazione. Anche lui era uno dei giocatori della Nazionale del ’93, anche lui è cresciuto col mito di Ucar Chitalu e in Zambia era considerato il suo erede. Non era su quell’aereo maledetto: aveva fatto più carriera rispetto al suo maestro, e giocava nel PSV Eindhoven. Avrebbe dovuto volare in Gabon direttamente dall’Europa. Il dolore di quella tragedia lo piegò, ma trovò la forza per ripartire, rilanciando con sé tutto il movimento calcistico zambiese. Da lì a poco si trovò a guidare la squadra alla finale di Coppa Africa del ’94, persa con la Nigeria, per poi passare alla carriera amministrativa. La vittoria sulla Costa d’Avorio di febbraio è merito anche suo. E dello strano record di Chitalu.

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