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Macao, sgombero surreale. Pisapia, Fo, Boeri e «il potere di merda». Foto

maggio 15, 2012 Chiara Sirianni

Cronaca dello sgombero della Torre Galfa di Milano. Dario Fo se la prende con «il potere costituito». Ma lui è nella commissione che gestirà gli spazi pubblici. «Intendevo il potere nazionale».

 «Il potere costituito è nella merda. Lo chiamano liberare! Per poi lasciare una torre vuota, e inutile. Non sanno dove sbattere la testa, la classe politica è alle corde, lo capisce ed ha paura perché sanno che domani potranno non esserci più. Questi ragazzi sono straordinari, non dobbiamo mollare». Dario Fo è in mezzo ai ragazzi che hanno risposto all’appello di Macao, collettivo d’arte che il 5 maggio ha occupato la Torre Galfa di Milano. Stamattina, come annunciato dal Comune, è avvenuto lo sgombero: «È il momento in cui Macao deve essere più forte che mai! Venite tutti fuori! Avvisate tutti!». E fuori dal grattacielo si sono raccolte un migliaio di persone. L’ingresso bloccato da un cordone di poliziotti, una gran ressa fuori, qualcuno seduto a terra, che aggiornava via Facebook la pagina di Macao, in tempo reale.


Qualcuno si chiede dove sia Stefano Boeri, l’assessore alla Cultura di Milano. C’è anche chi se la prende con Giuliano Pisapia, che ieri ha invitato gli occupanti a partecipare a uno dei bandi di Palazzo Marino per la concessione di spazi pubblici. «Non ha capito che qui non interessano i bandi: questa era un’occupazione simbolica, nel centro di Milano, in una torre occupata», dice qualcuno. Nel frattempo, davanti ai poliziotti, una decina di ragazzi cantano e suonano. «Ci sono rimasta così male», racconta una ragazza, studentessa di Brera. «Settimana scorsa un mio amico di Macao mi ha chiamata e mi ha detto: “Abbiamo cambiato sede, vieni a trovarci? E mi sono trovata davanti un grattacielo…”». C’è anche chi fa notare che il sindaco, giuridicamente, aveva le mani legate. «Politicamente no. Meno male che il vento doveva cambiare. A Roma, quando hanno occupato il teatro Valle, la politica ha dato manforte. Qui non hanno avuto questo coraggio».

Nessun assessore presente: soltanto Basilio Rizzo, consigliere comunale di Sel  (salutato da un coro «più Rizzo meno Boeri»), si ferma a parlare con il collettivo di artisti precari. Guarda l’orologio, dato che alle 12.30 il sindaco ha convocato una riunione con gli assessori. Nel frattempo si coordina con i ragazzi di Macao, che lo chiamano per nome: loro convocano un’assemblea generale per le 13.00, quasi in contemporanea con Palazzo Marino. Cosa succederà? «Non sarà un cordone della polizia a impedire lo sprigionarsi della cultura – spiega a tempi.it. Ho proposto ai ragazzi un incontro, con me: le porte del Comune devono essere sempre aperte a chi vuole fare qualcosa per la città. Io credo che questo sgombero si ritorcerà contro chi non ha fatto nulla per ostacolarlo».

Si riferisce al Pd? «Dobbiamo avere rispetto dei diversi ruoli che abbiamo. Io posso fare delle cose, il sindaco altre, l’assessore alla cultura altre ancora». Si dice che l’assessore alla cultura, su questo caso in particolare, sia stato “commissariato”. E in Comune si mormora che il sindaco sia infuriato per le passerelle di Boeri a Macao. «Il ringraziamento nei confronti di questo richiamo alla cultura, per come l’hanno sollecitato questi ragazzi, è condiviso, anche dal sindaco. Ora vediamo come trasformare questo ringraziamento in misure concrete. Quello che ritengo importante è che ci sia un tavolo di confronto in cui chi è stato protagonista di questa straordinaria esperienza possa dire la sua. Fare delle richieste. Poi vedremo cosa si può fare».

Il riferimento è alla commissione di esperti, tra cui Dario Fo, che gestirà le assegnazioni degli spazi pubblici. Ma come, il potere non era “nella merda”? «Intendevo a livello nazionale», dice a tempi.it, sorridendo, ad assemblea terminata. Milano come Roma? «Milano sarà anche meglio, di Roma. Vedrete. Occorre muoversi in progressione. Lì ha funzionato perché si sono mossi tutti, ed è diventata una cosa troppo grossa per farla fallire. Vorrei che questi ragazzi prendessero coscienza della forza che hanno. Io poi, per quanto mi è possibile, farò il resto». Macao, insomma, dovrà mettersi in coda come tutti gli altri. I bandi ci sono. E la posizione di Pisapia, al netto del cerchiobottismo di questi giorni, è finalmente  molto chiara: «Vinca il migliore».

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1 Commenti

  1. Robert Benson scrive:

    “Al bar Casablanca
    seduti all’aperto
    una birra gelata
    guardiamo le donne
    guardiamo la gente
    che va in passeggiata
    con aria un po’ stanca
    camicia slacciata
    in mano un maglione
    parliamo parliamo di proletariato
    di rivoluzione.

    Al bar Casablanca
    con una gauloise
    la nikon, gli occhiali
    e sopra una sedia
    i titoli rossi dei nostri giornali
    blue jeans scoloriti
    la barba sporcata da un po’ di gelato
    parliamo, parliamo di rivoluzione
    di proletariato.

    L’importante e che l’operaio prenda coscienza. Per esempio i comitati unitari di base… guarda gli operai di Pavia e di Vigevano non hanno mica permesso che la politica sindacale realizzasse i suoi obiettivi, hanno reagito, hanno preso l’iniziativa! Non è che noi dobbiamo essere la testa deli operai. Sono loro che devono fare, loro, noi…

    Al bar Casablanca
    seduti all’aperto
    la nikon gli occhiali
    e sopra una sedia i titoli rossi
    dei nostri giornali
    blue jeans scoloriti
    la barba sporcata da un po’ di gelato
    Parliamo, parliamo di rivoluzione, di proletariato…”

    Seppelliamoli di risate!

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