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Macaluso: «Il successore di Napolitano? È buio a mezzogiorno»

marzo 26, 2013 Matteo Rigamonti

Intervista a Emanuele Macaluso, ex direttore del riformista e amico di lunga data del capo dello Stato. «Bersani continua a inseguire i grillini che, però, non vogliono dividersi»

Un governo di scopo che possa cambiare la legge elettorale, fare le riforme che l’Italia domanda e traghettare il paese fino al 2014, quando, in concomitanza con le elezioni europee, si potrà tornare a votare anche per le politiche. Questo è l’esito che Emanuele Macaluso, ultimo direttore de Il Riformista e amico del presidente Giorgio Napolitano, auspica per le consultazioni in corso in questi giorni tra il leader del Pd Pier Luigi Bersani e le altre forze politiche. Sempre che il leader del centrosinistra sia in grado di proporre al capo dello Stato un governo basato su di una solida maggioranza.

Quale profilo dovrà avere il successore di Napolitano al Quirinale? Dovrà essere di destra o di sinistra?
Guardi, non è un problema di sinistra o destra. Ma occorre un presidente della Repubblica che abbia soprattutto due caratteristiche; le medesime caratteristiche che, finora, hanno contraddistinto il settennato di Napolitano. La prima è che rispetti la Costituzione, secondo l’esempio del suo predecessore; la seconda è che sappia di essere il presidente di tutti gli italiani e di non rappresentare soltanto quella parte che dovesse eleggerlo, proprio come ha fatto Napolitano in questi anni.

C’è qualcuno che le sembra rispondere a questi requisiti tra i nomi che si sono fatti finora?
Come si usa dire, è buio a mezzogiorno. Non vedo ancora nessuno.

Quali sono, intanto, le priorità che Napolitano riconosce meritevoli di essere affrontate per il bene del paese?
Innanzitutto serve un governo. E un governo basato su di una solida maggioranza. Mi pare che Napolitano abbia più volte espresso questo auspicio. Così come ha ripetutamente invitato, negli ultimi due anni, le forze politiche a riscrivere la legge elettorale. Ma non è stato fatto.

Con le conseguenze cui oggi stiamo assistendo.
Napolitano, in un modo o nell’altro, avrà ripetuto almeno 250 volte che la legge elettorale andava cambiata. Ma la destra prima e la sinistra poi, con Bersani, non hanno voluto. Del resto, è una legge che può funzionare soltanto in un sistema bipolare, dove il premio di maggioranza premia, per esempio, una rimonta come quella di Silvio Berlusconi nel 2008. Ma è una legge che non funziona, invece, quando, come ora, le forze in campo sono tre. E se si dovesse tornare alle urne sarebbe la stessa storia. Magari uno schieramento guadagnerebbe un po’ di voti e un altro li potrebbe perdere, ma il risultato sostanziale di certo non cambierà.

Bersani, in queste ore, sta incontrando i partiti per provare a formare un esecutivo stabile e ottenere il via libera di Napolitano. A suo avviso di che governo c’è bisogno?
Serve un governo che sappia fare quelle cose indispensabili di cui, da tempo, sia la destra sia la sinistra stanno parlando: un governo che riscriva la legge elettorale, che affronti le adempienze inevitabili che l’Unione Europea ci chiede, che aggredisca le questioni più urgenti legate all’andamento dell’economia nel paese, che decida per la riduzione dei deputati e intervenga per attribuire funzioni e competenze al Senato diverse da quelle della Camera. Si tratterebbe di un governo di scopo che possa tenere fino al 2014, quando, in concomitanza con le elezioni europee, si potrà tornare a votare. Prima sarebbe deleterio.

Ce la farà il segretario del Pd?
Non saprei, lui continua a inseguire parte dei grillini che, però, non sembrano intenzionati a dividersi, come hanno fatto, invece, nel voto su Piero Grasso alla presidenza del Senato, dove, oltretutto, avevano votato contro la candidatura di Renato Schifani; Beppe Grillo, dal canto suo, va ripetendo che non vuole fare nessun governo con gli altri partiti e aspira a controllare il cento per cento del Parlamento, ma è chiaro che è un modo per mettersi fuori dai giochi; Berlusconi, anche lui, non vuole tanto fare un governo, quanto, piuttosto, mira a ottenere un salvacondotto (anche se quale, però, non l’ho ancora capito). Insomma, in questa fase, sembra che manchino ogni sorta di logica e razionalità politiche. Ed è come se ogni minimo tentativo o proposta fossero inevitabilmente destinati a sbattere contro un muro di incomprensione. Detto questo, però, se Bersani dovesse avere la maggioranza e riuscire a ottenere l’incarico da Napolitano, dovrà formare il nuovo governo.

E se non dovesse riuscirci?
Bersani, a quel punto, dovrà passare la palla a Napolitano, che avanzerà una sua ipotesi. Napolitano, oltretutto, non può sciogliere le camere, come, invece, potrebbe fare il suo successore; io spero che i partiti siano in grado di evitare di arrivare fino a questo punto, e che si riesca a formare un governo, prima che ciò avvenga sotto la minaccia di un ritorno alle urne.

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