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«Ma quali carte “segrete” del Papa? Solo banalità che violano la legge»

maggio 18, 2012 Leone Grotti

La vaticanista Angela Ambrogetti a tempi.it sulle “lettere segrete del Papa”: «Nessuno scoop, tutte cose risapute. Pubblicare lettere private non è giornalismo, è follia».

«Non c’è nessun segreto, sono tutte cose uscite alla luce del sole da tempo. Non c’è niente che non fosse già stato pubblicato  E poi anche le fonti, sinceramente, non sono granchè: lettere private, fax. Nelle missive ognuno scrive quello che vuole. Ma è chiaro che c’è molta differenza tra quello che uno scrive, magari mentre è infuriato, e la verità». Angela Ambrogetti, vaticanista, se la ride dei presunti “scoop” di Sette, il settimanale del Corriere della Sera, che oggi ha anticipato alcuni stralci del nuovo libro di Gianluigi Nuzzi intitolato Sua Santità, che rende pubblici alcune lettere e dossier privati sottratti alla Segretaria di Stato vaticana. Prende invece molto seriamente che ai giornali sia permesso di pubblicare la corrispondenza personale e privata delle persone: «Questo è giornalismo? – afferma a tempi.it -. No, questa è follia».

Le carte segrete anticipate da Sette
No, fermi qui. Quali carte “segrete”? Queste sono carte private pubblicate in modo illegale. E a dirla tutta sono anche molto deludenti.

In che senso?
Questi documenti contengono solo cose che si conoscevano già. Ma dove sono gli scoop? Che papa Benedetto XVI difenda la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna è forse una novità?

Neanche il fax inviato dall’ex direttore di Avvenire Dino Boffo al segretario personale del Papa è una notizia?
Neanche quello. Che lui si lamentasse del fatto che il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian ce l’avesse con lui, era risaputo. Che Boffo l’avesse comunicato in Vaticano, si sapeva pure questo. Non eravamo al corrente del come, ma non è niente di che. Anzi, era già stato fatto un comunicato stampa letto e approvato dal Papa, una formula molto importante, in cui la Santa Sede difendeva Vian, negando tutto. Quindi dov’è la notizia? Questi segreti sono solo banalità.

Resta che delle carte private sono state pubblicate in un libro e sui giornali.
Ecco, questo è grave. Non è possibile che un giornalista possa pubblicare delle carte private rubate. L’hanno fatto per mandare un messaggio e far capire che loro hanno documenti che pubblicano quando vogliono? O per far capire che ne hanno molti? Oppure solo per gettare fango su un Papa e un pontificato che dà fastidio? Purtroppo è possibile anche questa terza ipotesi. Infatti se le carte non sono state trafugate e rubate, vuol dire che qualcuno gliele ha date. Questo è grave. Del resto, tutti i cattolici lo sanno, essere cattolici o essere preti non significa essere santi.

Per la Costituzione però è vietato pubblicare la corrispondenza privata.
Certo, infatti che i giornali lo facciano senza problemi è folle. Questo non è giornalismo ed è una cosa su cui l’Ordine dei giornalisti deve indagare. Anche perché nessuno conosce l’autorevolezza di quelle carte né l’autenticità. Io che sono nell’ambiente poi so che le notizie, quelle buone, non te le dà nessuno.

A qualcuno evidentemente vengono date.
Non ho finito la frase: nessuno te le dà, a meno che non voglia usarti.

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4 Commenti

  1. diego scrive:

    quindi il Papa a volte è infuriato? e non dice la verità?
    ce n’è abbastanza perché vada all’Inferno…

  2. serena scrive:

    Scondo me l’han fatto solo per fare un po’ di soldi. Il libro andrà a ruba, purtroppo… E’ rimasta poca gente con una buona capacità critica.

  3. Enrico scrive:

    Questa è la solita corruzione (prostituzione) mediatica sia da parte di chi “offre” che da parte di chi “consuma”. Parliamo di mercenari della comunicazione, omuncoli del genere paramafioso.

  4. Ali Sarjeant scrive:

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