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Ma Pippo, Pippo non lo sa

maggio 12, 1999 Tempi

editoriale

Le scorte delle “bombe intelligenti” della Nato stanno esaurendosi, ci informano gli esperti. Qualche spiritoso tirerà un sospiro di sollievo, facendo notare che le varie stragi di civili, sia serbi che kosovari, sono state provocate proprio da ordigni della varietà suddetta, e che il ritorno alle stupide bombe a caduta potrebbe far risparmiare vite umane. Purtroppo, invece, c’è poco da scherzare: la notizia dello svuotamento dell’arsenale hi-tech della Nato proietta ombre sinistre sulle prossime giornate di guerra. Il ruolo sacrificale dei civili serbi e kosovari è definitivamente consacrato. D’ora in poi gli “errori” dei bombardamenti avranno una duplice, inattaccabile giustificazione: i sistemi d’arma non sono più precisi come all’inizio del conflitto e i serbi hanno deciso di utilizzare i kosovari come “scudi umani” attorno ai loro obiettivi strategici (come ci informa anche il nostro inviato Gian Micalessin alla pagina 21). L’intervento Nato nei Balcani, presentato come la prima “guerra umanitaria” della storia, sta trasformandosi ogni giorno di più in una guerra contro l’umanità. Involontariamente. Involontariamente? A Milano una manifestazione contro l’intervento della Nato si è tenuta nel quartiere Gorla, nel luogo dove 55 anni fa, in piena seconda guerra mondiale, un bombardiere americano centrò una scuola elementare uccidendo sul colpo 194 bambini. Anche allora gli aerei alleati bombardavano per liberare l’Italia settentrionale occupata da tedeschi e fascisti di Salò, e i raid aerei – questa la spiegazione ufficiale – servivano a distruggere l’infrastruttura industriale al servizio degli occupanti e a costringerli alla resa. Ma puntualmente le bombe cadevano sui centri storici delle città, distruggendo monumenti e falciando la gente dentro ai rifugi. Il ricognitore che passava a fare i rilievi al termine dell’azione, popolarmente noto col nome di Pippo, mitragliava impietosamente i ciclisti che si avventuravano sulle strade, anche di campagna. Venivano lanciate bombe-giocattolo a forma di penna stilografica, che scoppiavano poi fra le mani dei bambini. Le corriere degli operai finivano nel mirino (leggi la missiva di Bettino Craxi alla pagina 7). Oggi l’intervento Nato nei Balcani sta scivolando lungo questa stessa china, che gli italiani ultrasessantenni conoscono bene. L’intransigenza anglosassone, di cui parla l’ambasciatore Romano nella sua intervista (pagina 14 ), ama iniziare le guerre con l’etichetta dei gentlemen, e finirle, spinta dalla volontà di “debellare” il nemico, con la terra bruciata: le campagne contro gli indiani d’America, la guerra anglo-boera, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ecc. lo dimostrano. Ma tutto questo finirebbe, scrive sul Corsera il filosofo spagnolo Fernando Savater, se al mondo non esistesse quella cosa odiosa che è l’appartenenza: “Una delle feroci lezioni di questa fine secolo è che niente danneggia maggiormente una persona del fatto di convincerla della sua appartenenza a un popolo… “. Parole equivoche. È esattamente il contrario: il nazionalismo che abbiamo imparato a conoscere in questi anni non è popolo, ma richiamo del sangue e tribalismo etnicista, ideologie propagandate e affermate con violenza da un certo potere, mentre altri poteri, dopo aver tali ideologie tollerate quando non incoraggiate, oggi pretendono sradicarle con il ricorso a una guerra totale. Esattamente l’opposto dell’esperienza di popolo tramandataci dalla storia giudaico-cristiana, che è lotta per la libertà dagli idoli e dalla schiavitù dei miti umani. E cioè lotta per la pace, che non è mollezza o transigenza con il malvagio, ma coscienza di appartenenza al Destino comune (vedi taz&bao) che fa piovere sui buoni e sui cattivi. All’Essere che fa tutte le cose e il cui nome è, con tutto quel che dovrebbe suggerire all’azione del potere scettrato: Misericordia. TEMPI

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