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L’uragano Irene ha travolto Obama? Rocca: «Influenza minore allo zero»

agosto 30, 2011 Massimo Giardina

Secondo molti quotidiani italiani, l’uragano Irene avrebbe fatto scendere la già bassa reputazione del presidente Usa Barack Obama. Rocca (Sole 24 Ore): «L’influenza dell’uragano Irene sull’indice di approvazione di Obama è meno di zero. Obama si è fatto vedere pronto all’intervento nel caso ce ne fosse stato bisogno. Un fatto mediatico che ha portato Cuomo e Bloomberg ad essere eccessivamente allarmisti e previdenti»

I sondaggi non si smuovono e contrariamente a quanto riportato da alcuni quotidiani italiani, l’uragano Irene non ha variato l’indicatore che misura il grado di approvazione da parte del popolo americano del presidente Barack Obama. Il Presidential Approve Index resta intorno al 45 per cento: valore non molto gratificante per un presidente in piena campagna elettorale per il rinnovo della carica più alta del paese. A dar credito a questa tesi, a parte i dati statistici appena riportati, è uno tra i più autorevoli «americanologi» nostrani: il giornalista del Sole 24 Ore Christian Rocca.

Come giudica i commenti di alcuni giornali in merito all’influenza che l’uragano Irene ha avuto sul grado di approvazione di Obama?
Le polemiche a cui fanno riferimento i giornali non esistono. L’influenza dell’uragano Irene sull’indice di approvazione di Obama è meno di zero.

Può spiegarci meglio?
Gli Stati Uniti sono una realtà federale vera, non come la pantomima italiana. La responsabilità nelle regole di soccorso è statale, non federale, per cui i diretti responsabili per la sicurezza sono Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York e Michael Bloomberg, sindaco della Grande Mela. Il presidente Obama non è  coinvolto direttamente, infatti tutti gli atti di prevenzione e gli ordini di evacuazione, sono stati decisi da Cuomo e da Bloomberg. Non solo, ma in caso di disastro, lo stato federale per le prime 48 ore dall’evento non può neanche intervenire a causa del principio della competenza statale.

Ma abbiamo visto delle dichiarazioni decise da parte del presidente e del suo segretario alla Sicurezza interna Janet Napolitano.
L’unico problema di Obama era evitare l’errore fatto dal suo predecessore alla Casa Bianca George W. Bush, il quale si fidò, al tempo dell’uragano Katrina nel 2005, delle rassicurazioni del sindaco di New Orleans e del governatore della Louisiana. Bush, in forza del principio costituzionale della gestione statale di questi eventi, si mise dietro le quinte trovandosi però spiazzato nel momento in cui ci fu bisogno di un intervento massiccio da parte di Washington a causa dei gravi danni provocati da Katrina.

Quindi, molto rumore per nulla?
Obama aveva paura, nel caso avesse manifestato inerzia, di forti critiche da parte dei suoi concorrenti alla Casa Bianca. Un’inerzia che avrebbe agito negativamente sulla già precaria simpatia degli americani verso il loro presidente. Obama si è fatto vedere pronto all’intervento nel caso ce ne fosse stato bisogno. Un problema mediatico riscontrabile in tutti i suoi interventi: l’essere tornato dalle vacanze un giorno prima, le conferenze stampa, le parole della sua delegata in materia Janet Napolitano. Tutto questo ha portato anche i diretti responsabili Cuomo e Bloomberg a eccedere negli allarmi e nella prevenzione.

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