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«L’uomo moderno ha realizzato il suo sogno». Diventando specialista del nulla

agosto 24, 2012 Leone Grotti

I docenti Sergio Belardinelli e Giorgio Israel illustrano al Meeting perché l’educazione è in crisi e come se ne esce: «Non servono esperti ma testimonianze».

«Perché oggi l’educazione è in crisi? Perché il soggetto moderno ha finalmente realizzato il suo sogno». In questi termini Sergio Belardinelli, docente di Sociologia dei processi culturali ed educativi presso l’Università degli studi di Bologna, ha introdotto stamattina al Meeting il tema “L’educazione moderna: specialisti del nulla?”, aggiungendo: «Il soggetto si è finalmente emancipato come individuo da ogni legame sociale e tradizionale ed è libero di fare le più disparate scelte di vita senza dover rendere conto a nessuno». E siccome, continua, «nelle scuole della società pluralista di oggi, dove non si può più parlare di una concezione di bene ma solo di tante concezioni di bene diverse, abbiamo deciso di accantonare l’obiettivo della formazione dell’uomo in nome della sua libertà e spontaneità, oggi ci ritroviamo con tanti “progetti tecnici”, modalità professionali, protocolli, che però rischiano di farci diventare più che educatori, specialisti del nulla».

Dove porta una tendenza che dura da 50 anni lo si può vedere tutti i giorni: «Volevamo diventare padroni della realtà – insiste Belardinelli – e invece ne siamo sempre più impauriti, gli adulti sono a disagio e accondiscendenti, i ragazzi sempre più capricciosi e pretenziosi. Abbiamo adottato un modello in nome del pluralismo, dell’autonomia, della laicità dello Stato, della legittimazione di ogni stile di vita e oggi possiamo con onestà constatarne il fallimento».

La rinuncia delle scuole a formare le persone non è l’unico motivo della crisi dell’educazione. Il secondo motivo è che al suo posto abbiamo scelto la tecnica, come spiega Giorgio Israel, docente di Matematica alla Sapienza di Roma: «La crisi della scuola si può leggere nella crisi della matematica. Si dice che è sempre più importante e che agli studenti, però, piace sempre meno. Fino a che non riscopriamo e non comunichiamo loro il senso della matematica, che è una grande impresa intellettuale dell’uomo, perché arriva addirittura a studiare l’infinito, e la riduciamo a tecnica, calcolo utile per la vita quotidiana, non riscuoteremo mai l’interesse dei ragazzi».

Perché per Israel proprio l’interesse è il punto chiave: «Insieme alla passione, l’interesse è ciò che muove lo studente. Se ci illudiamo che entrambi possano essere sostituiti da tecniche di insegnamento, dalla tecnocrazia, dalla dittatura degli esperti in nome del mito dell’oggettività, andrà sempre peggio». Lo stesso discorso vale per i problemi di apprendimento: «Io mi rifiuto – insiste Israel – di credere che il 15 per cento degli italiani non sa più fare le tabelline per problemi medici. I problemi di apprendimento non possono essere sempre medicalizzati, perché questo è solo una fuga dalle proprie responsabilità di genitori e insegnanti, che sperano che la medicina possa sostituire l’amore, la pazienza e la competenza dell’insegnamento».

Per risolvere la crisi educativa della società italiana oggi non serve allora scoprire nuove tecniche, nuovi trucchi, nuove metodologie, «che verranno di conseguenza», ma servono persone, afferma Belardinelli, che «si assumano la responsabilità di indicare ai ragazzi una strada, avendo il coraggio di rispondere alla domanda: qual è il loro bene?». Perché l’educazione, conclude Israel, «è una testimonianza che passa soprattutto con gli atti e l’esempio. Ma una testimonianza non esiste se non offre contenuto e ricerca di senso». L’alternativa è diventare specialisti del nulla.

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