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Lucio Dalla e il cinema, ve lo ricordate il giovane filosofo Ermanno?

marzo 5, 2012 Paola D'Antuono

Il grande cantautore scomparso amava la settima arte e per anni è stato l’autore di bellissime colonne sonore. Monicelli, Verdone, Avati, Antonioni l’hanno scelto per il suo talento musicale, ma nella carriera di Dalla c’è anche un passato d’attore.

Chissà come sarà bella la musica che accompagnerà il Pinocchio di Enzo D’Alò. Lucio Dalla ci ha lavorato a lungo, da quando il delicato autore della Gabbianella e il Gatto gli aveva chiesto di contribuire alla realizzazione di un nuovo lungometraggio tratto dal capolavoro di Collodi. L’amore per il cinema Dalla l’ha avuto da sempre, dalla sua giovinezza bolognese condivisa con l’amico Pupi Avati. Entrambi amavano la musica e i film in egual misura ma i loro talenti così differenti scelsero la via giusta al posto loro. Dalla iniziò a suonare il clarinetto irrompendo nella musica italiana e Avati inseguì la carriera da regista. Al successo arrivarono entrambi e per lungo tempo lo condivisero. Poi qualcosa tra loro si ruppe, ma le amicizie vere sono destinate a durare in eterno e così, quale migliore occasione per brindare a un affetto ritrovato se non con una collaborazione? E nel 2009 Lucio Dalla firmò la colonna sonora del film dal sapore vintage Gli amici del Bar Margherita. Chi meglio di lui avrebbe potuto raccontare attraverso le note la Bologna degli anni 50, delle donne belle e formose e degli amici che si prendono perennemente in giro sotto i portici della città. Piacque così tanto ai vecchi amici ritrovare quell’unione di anime, immagini e musica, che si rimisero a lavoro insieme l’anno dopo con Il cuore grande delle ragazze.

Del resto agli amici e al cinema Dalla non sapeva proprio dire di no, anche quando

si trattava di fare l’attore. Cominciò addirittura nel 1965, con quei musicarelli inevitabili a cui si sottoponevano tutte le star del tempo, Rita Pavone, Adriano Celentano e l’amicone tifoso del Bologna Gianni Morandi. Ne fece solo due, Altissima pressione e Questo pazzo, pazzo mondo della canzone che tutti dimenticarono in fretta ma a cui seguì, due anni dopo, il film dei fratelli Taviani, I sovversivi. Era il 1967, Lucio fu doppiato, come era consuetudine, ma il suo personaggio, il giovane filosofo Ermanno, piacque a tutti, pubblico e critica. Nello stesso anno il cantautore si rese protagonista di un divertente spaghetti western Little Rita nel West, di Ferdinando Baldi, assieme alla lanciatissima Rita Pavone. Lavorò al fianco di Franco e Ciccio, esordì con Pupi Avati nel 1973 ne La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, accanto a Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi. In tempi recenti, nel 2006, intepretò la rilettura di Don Quijote di Mimmo Paladino nel ruolo di Sancho Panza accanto a Peppe Servillo.

Ma Dalla è stato prima di tutto un grande compositore e un ottimo cantante e il cinema ha tratto a piene mani dalla sua discografia. Grazie a Borotalco di Carlo Verdone, film in cui la protagonista Elenora Giorgi è pazzamente innamorata del “poeta” Dalla, il cantante riceverà un David di Donatello e un Nastro d’Argento per la colonna sonora. Anche i maestri Mario Monicelli e Michelangelo Antonioni sceglieranno di affidarsi al suo estro per le colonne sonore de I Picari (1987) e Al di là delle nuvole (1995). Per non parlare di tutte le pellicole in cui compare almeno una sua canzone, dal cinepanettone Vacanze di Natale a Marrakech Express. Ma forse nel cuore di tutti l’incontro perfetto tra l’omino buffo della canzone italiana e il cinema è la splendida sigla che negli anni 80 preannunciava l’inizio di un film in prima serata su Raiuno. Lunedì cinema non aveva parole ma gorgheggi di cui negli anni ci siamo innamorati, un volteggiare sulle note di parole senza significato ma mai così appassionate. E chi l’ha più dimenticata la colomba di cellulosa che vola nel cielo nelle serate d’inverno davanti alla tv.

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