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Luci e ombre della riforma della custodia cautelare

gennaio 14, 2014 Chiara Rizzo

Intervista Enrico Costa (Ncd): «Il governo sarà obbligato a dare un rendiconto dei casi di custodia cautelare. La Camera però non ha previsto paletti oggettivi per i giudici»

Attualmente più di 11.700 detenuti, su 67mila persone in carcere, sono ancora in attesa di giudizio e, di questi, 11.108 persone in attesa del giudizio di primo grado. I presunti innocenti in custodia cautelare anche nel 2013 hanno costituito il 37 per cento della popolazione carceraria. Un dato sintomatico dell’abuso che spesso si fa dell’arresto cautelare e sul quale interviene la riforma appena approvata alla Camera, e passata al voto in Senato. A tempi.it, Enrico Costa, capogruppo di Nuovo centrodestra a Montecitorio e primo firmatario di un emendamento che è stato chiamato dai media “anti errori giudiziari”, spiega: «Siamo riusciti a rendere obbligatorio il monitoraggio di questo abuso, ma la riforma non inciderà con paletti oggettivi sull’operato di giudici e pubblici ministeri e su alcuni aspetti c’è il rischio che cambierà poco».

Il suo emendamento, approvato alla Camera, prevede che il Governo ogni anno riferisca al Parlamento, con statistiche dettagliate, sull’applicazione delle misure cautelari. Così si sveleranno o impediranno gli errori giudiziari?
Non rivelerà tutti gli errori giudiziari che si verificano ogni anno, ma metterà in luce almeno quelli in cui le misure cautelari, e in particolare il carcere, sono applicate prima del processo e in modo illegittimo. Secondo il codice di procedura penale, per applicare la custodia cautelare ci devono essere alcune condizioni, che devono essere verificate da un giudice. Invece, spesso, tutto ciò non avviene. Il codice prevede esplicitamente che il giudice debba verificare se, nell’ipotesi per cui si procede, si possa applicare la sospensione cautelare della pena. È un passaggio importante, perché, finora, molte persone sono state arrestate e poi, solo dopo un certo periodo di tempo, si sono viste riconosciute la sospensione cautelare. Ho chiesto, quindi, un monitoraggio della situazione per capire quanto questi casi incidano sul sistema, perché sono casi di autentica carcerazione abusiva.

La riforma prevede che il carcere sia ridotto ad extrema ratio, nei casi di custodia cautelare. Ma spesso basta che in un’ordinanza si usi la parola “urgente” perché tutto il provvedimento sia applicato automaticamente dal giudice, senza attenta valutazione. Avete previsto qualche misura per evitare che si ripeta questa situazione?
Non penso che basti una parola, sia pure “urgente”, per incidere sulla concessione delle misure cautelari. Il problema vero, secondo me, è piuttosto che troppo spesso il pubblico ministero applica pedissequamente le richieste della polizia giudiziaria, e il giudice applica pedissequamente quelle del pm. Su questo passaggio bisognerebbe allora incidere inserendo dei paletti oggettivi, perché i paletti motivazionali, quelli cioè che impongono al giudice di motivare meglio l’ordinanza di custodia cautelare, vengono facilmente aggirati.

Cosa intende per paletti oggettivi?
Un esempio potrebbe riguardare i reati meno gravi commessi da incensurati. In quel caso, il giudice come può fare una prognosi di reiterazione del reato, se la persona in passato non ne ha mai commessi? Di conseguenza, dovrebbe essere davvero eccezionale la gravità del reato per giustificare la custodia cautelare, e il ricorso al carcere verrebbe ridotto. Esistono poi reati per i quali si può prevedere la misura interdittiva anziché quella cautelare. Questa riforma però non ha previsto paletti oggettivi e così, secondo me, cambierà poco, da questo punto di vista.

E perché non avete inserito questi paletti più ferrei, allora?
Il nostro gruppo ha cercato di farlo, ma gli emendamenti sono tutti stati respinti dal Partito democratico.

La riforma ha introdotto comunque un maggiore controllo da parte del tribunale di sorveglianza sulle misure di ordinanza cautelare. Ad esempio, occorrerà che nelle motivazioni con cui dispone la misura, il giudice dimostri che il pericolo di fuga sia attuale, oltre che concreto. Questo potrà diminuire il ricorso al carcere cautelare?
L’imporre al giudice di dare motivazioni più dettagliate e meno supine non cambierà nulla, a mio avviso. Non sono ottimista nemmeno da questo punto di vista: anche il fatto che si parla dell’attualità del pericolo non cambierà nulla, perché i giudici troveranno sicuramente modi per giustificare e aggirare questi paletti motivazionali.

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