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La Lombardia butta i voucher di Formigoni? Consiglieri Pdl: «Bugia del Pd, la libertà di scelta non si tocca»

luglio 12, 2013 Francesco Amicone

Il capogruppo Parolini e Capelli sul presunto abbandono del modello socio-sanitario da parte della Regione: «Solo un ordine del giorno strumentalizzato dalla sinistra»

«I voucher non si toccano. Non si tocca la libertà di scelta». Con queste parole Mauro Parolini, capogruppo del Pdl al Consiglio regionale della Lombardia, vuole porre fine alla diatriba sul presunto abbandono da parte della Regione del modello socio-sanitario “formigoniano”. Da dieci anni i cittadini lombardi possono scegliere a quali istituti rivolgersi, compresi privati accreditati, per l’erogazione di servizi di assistenza domiciliare e riabilitazione. «Ma sono bastate due righe di un ordine del giorno presentato lo scorso martedì – spiega Parolini – e il Partito democratico ha iniziato a parlare di “fine del modello lombardo”. Non è così». Secondo l’esponente pidiellino «la sinistra ha cavalcato l’equivoco, sostenendo che la giunta abbia deciso di imitare il modello toscano. Un fraintendimento. Nessuno ha suggerito che il cittadino debba essere preso in carico da parte dei Comuni e delle Asl. In realtà si tratta soltanto di uno sviluppo della libera scelta e di un tentativo di miglioramento dei servizi, nella quale Comuni e Asl non si sostituiscono affatto ai cittadini».

CAPELLI: COMUNI AFFIANCANO CITTADINI. A entrare nello specifico della questione, sollevata da un comunicato trionfalistico del Pd lombardo, è Angelo Capelli, vicepresidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale: «La sinistra alimenta l’idea che il voucher sia una assegno circolare e che sia stato abolito. Non è vero». La Lombardia, spiega Capelli, «non sta abbandonando il modello fondato sulla libera scelta dei cittadini. Sono stati meglio specificati i compiti che hanno i soggetti pubblici nella dinamica dell’erogazione dei servizi presso istituti accreditati scelti dai cittadini». Capelli ricorda che nel modello socio-sanitario lombardo sono sempre stati coinvolti tre soggetti: Comuni, Asl e cittadini. «Ora si cerca di aiutare meglio i cittadini nella loro scelta. Il Comune fotograferà il loro bisogno attraverso un’indagine conoscitiva, darà loro un orientamento per capire a chi rivolgersi e indicherà quali sono gli enti che erogano i servizi e le loro specializzazioni». Il ruolo delle aziende ospedaliere? «Le Asl fanno quello che hanno sempre fatto – risponde Capelli – accreditando e controllando gli erogatori di servizi. È una prassi normale: continueranno ad avere un ruolo di verifica dei servizi e delle strutture». Questo, precisa il consigliere Pdl, «impedisce che vi siano costi sproporzionati e garantisce servizi migliori. Le Asl misureranno l’efficienza, inoltre, e la qualità dei servizi». Non c’è nulla di straordinario in questo, prosegue Capelli, «anche per l’applicazione dei costi standard è così: sono le Asl a verificare». Non c’è poi alcuna “presa in carico del cittadino da parte del Comune”, precisa il vicepresidente della Commissione Sanità: «Semplicemente il Comune affianca il cittadino, affina l’analisi preparatoria, affinché sia più fedele a quello di cui il cittadino ha bisogno. Da qui a dire che il modello formigoniano è stato abbandonato, ne passa di strada».

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3 Commenti

  1. Cisco says:

    Resta il fatto che l’idea secondo cui il comune o altro ente pubblico debba paternalisticamente a compaginare il cittadino nella scelta e’ di chiara impronta statalista, di cui la lega e il Pd sono da sempre propugnatori.

  2. francesco taddei says:

    la lombardia alla lega l’hanno venduta berlusca e furmiga. adesso si lamentano.

  3. Dado says:

    Resta il fatto che i comuni e le Asl, nella stragrande maggioranza siano centri di potere oppressivo, dare a loro una funzione di indirizzamento vorrà semplicemente dire che il cittadino sarà lasciato solo davanti a questi poteri. Se devo andare in comune per scegliere una casa di cura questi mi risponderanno: o vai dove ti dico io o dovrai compilare 200 modelli e aspettare per 6 anni la risposta.

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