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Lo strano caso di Pozzo e De Laurentiis: applauditi in Italia, l’Inghilterra non li vuole

giugno 5, 2013 Emmanuele Michela

La notizia circola già da qualche giorno: Aurelio De Laurentiis starebbe pensando di investire in un club inglese e, seguendo il modello del Watford della famiglia Pozzo, cercherebbe di ricreare qualcosa di simile con il Crystal Palace, neo-promosso in Premier League. Sabato era stato lo stesso patron del Napoli ad ammettere che vorrebbe espandere il […]

La notizia circola già da qualche giorno: Aurelio De Laurentiis starebbe pensando di investire in un club inglese e, seguendo il modello del Watford della famiglia Pozzo, cercherebbe di ricreare qualcosa di simile con il Crystal Palace, neo-promosso in Premier League. Sabato era stato lo stesso patron del Napoli ad ammettere che vorrebbe espandere il suo impero calcistico anche col controllo di un club inglese, suggerendo anche l’ipotesi di lasciarlo in gestione al suo vecchio allenatore Edy Reja. E a confermare l’indiscrezione che porta agli Eagles c’è anche quanto raccontato dal giornalista CNN Tancredi Palmeri al programma radiofonico inglese Talksport, sempre sabato scorso: i viaggi londinesi di De Laurentiis in terra inglese non avrebbero solo come scopo la cessione di Cavani al City e l’arrivo dell’eventuale contropartita Dzeko, ma nasconderebbero proprio questa trattativa con la dirigenza del Crystal Palace.

POZZO, ESEMPIO VINCENTE. L’esempio è quindi quello di Giampaolo Pozzo, un anno fa diventato proprietario del Watford, club diventato parte di un “trittico” di squadre diviso su tre campionati diversi, che vede propaggini friulane anche in Spagna, al Granada, oltre ovviamente all’Udinese in Serie A. Il fatto che il sistema abbia funzionato appieno è sotto gli occhi di tutti: gli Hornets, con Zola in panchina, sono riusciti ad arrivare fino alla finale dei play-off di Championship, fallendo il ritorno in Premier solo per una partita troppo guardinga e meglio interpretata proprio dal Crystal Palace, vittorioso grazie ad un rigore nei supplementari. Il dispiacere per quanto successo a Wembley non cancella però il virtuoso progetto giallo-nero, costruito quasi del tutto su una ownership di matrice friulana che approfitta delle “sucursali” internazionali per far giocare i giocatori in esubero all’Udinese, oppure per far crescere i più giovani.

CRITICHE INGLESI. Eppure quel modello che da noi riceve applausi, in Inghilterra attrae solo critiche. Molto accese, perché il Watford è per tutti i tifosi delle altre squadre l’“Udinese-B”, gruppo senza una vera e propria anima di giocatori legati alla squadra, ma strutturato solo su prestiti. Troppi per altro, perché in tutto sono 14, arruolati aggirando un regolamento della Football League che limita a 5 gli arrivi temporanei in un club: la squadra dell’Hertfordshire non è mai incorsa in sanzioni perché i prestiti siglati per un anno intero sono considerati trasferimenti a titolo definitivo, e quindi liberi da tetti. Ma stampa e tifosi non hanno mai risparmiato critiche alla squadra di Vicarage Road, considerata una vera e propria multinazionale del calcio. Strana quindi la sorte che potrebbe toccare a De Laurentiis. Come Pozzo, anche lui è uno dei presidenti più apprezzati in Italia: con un progetto vincente e ben articolato, ha portato il Napoli dalla Serie C al secondo posto in classifica, ha ricostruito una squadra che aveva perso credibilità e l’ha portata in Europa, facendola volare dal perdere con la Fermana a vincere contro il Chelsea in Champions. Eppure, non tutti i tifosi londinesi sarebbero contenti di vederlo a Selhurst Park, e magari poi sentirsi chiamare “Napoli-B”.

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1 Commenti

  1. francesco taddei says:

    ma invece di comprarsi le squadre di calcio non potrebbero rilevare qualche industria italiana preda ambita di chi vorrebbe trasferirla altrove? esempi certo non mancano.

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