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Lo spettacolo della mostra dei “Cento presepi”. Da quello tradizionale a quello di cioccolato

dicembre 3, 2013 Elisabetta Longo

Undici regioni italiane, trenta paesi esteri. Per una tradizione comune. Ce la racconta Mariacarla Menaglia, direttrice della mostra che 38 anni fa creò suo padre

Torna la mostra dei Cento presepi, a Roma nelle sale del Bramante, iniziata dal 28 novembre, aperta fino al 6 gennaio 2014. Ogni anno, da 38 anni, la mostra si rinnova. Le opere sono sempre rigorosamente inedite e incredibilmente spettacolari. «Quest’anno si sono presentati con i propri lavori 450 artigiani. Dopo la selezione ne sono rimasti 183, che sono quelli esposti», spiega a tempi.it la direttrice della mostra, Mariacarla Menaglia.

Da dove provengono le opere?
Molte dall’estero, da ben 30 paesi. E dall’Italia, ovviamente, che ha una grande tradizione in fatto di presepi. Sono 11 le regioni che hanno portato i propri lavori. Come spesso accade in fatto di tradizioni italiane regionali, ognuna è molto differente dall’altra, in termini di stile, materiali, volti dei personaggi della Natività. Quando si pensa al presepe italiano, l’immaginario va subito a Napoli. E invece ci sono anche i presepi siciliani, pugliesi, liguri, ognuno con il suo tratto caratteristico. Il presepe napoletano è ricco, fatto di stoppa, terracotta e occhi in vetro. Quello siciliano è più serio, più scuro, gli abiti sono induriti. Quello pugliese è in cartapesta, fatto senza uso di stampi. La cosa importante da notare è che un presepe regionale porta in sé sempre elementi tipici del proprio territorio. Anche per l’estero funziona allo stesso modo: lo testimoniano due presepi delle Filippine, uno della parte Nord e l’altro della parte Sud. I personaggi portano gli abiti tipici di quelle zone.

Che altri tipi di presepi sono esposti, oltre a quelli tradizionali?
La rassegna “Cento presepi” è ormai quasi diventata un’esposizione di artigianato, per bellezza e cura. Per questo trovano spazio da noi presepi in cioccolato, in pasta, presepi fatti di dolci, di oggetti della propria famiglia, di ferro battuto. Ognuno di questi lavori porta la storia di chi l’ha fabbricato. Sono dei veri e propri capolavori di minuteria. Tutti questi lavori gareggiano poi in cinque categorie, per ricevere dei premi: scenografici, artistici, esteri, di fantasia e in pannelli.

Quali sono le difficoltà di allestire un’esposizione così grande?
La mostra non viene patrocinata dal Comune di Roma, nonostante l’apporto culturale che dona alla città. Tutti gli anni abbiamo tanti turisti che provengono dall’estero, o da varie parti d’Italia, che vengono con il pullman, apposta per vedere i presepi. Abbiamo sempre un “libro delle firme” posto alla fine dell’esposizione, per lasciare una testimonianza della visita. Ci scrivono sempre cose commoventi. Ma se gli altri anni qualcosa ci veniva sovvenzionato, quest’anno invece tocca contare solo sugli incassi dei biglietti. Sabato scorso è venuta una signora, che lì si è lamentata che la mostra fosse a pagamento, perché appunto pensava che fosse gratis, perché comunale. Quando ha scoperto che invece doveva pagare un biglietto (dai 5 euro ai 7,50) se n’è andata. Poi è tornata, spiegandoci che era troppa la voglia di vedere i presepi. I nostri visitatori sono tutti così.

Il presepe è ancora visto come un simbolo del Natale?
Mio padre creò la mostra dei presepi negli anni Settanta, e l’intento era proprio quello di contrastare l’idea dell’albero di Natale, simbolo pagano. La mostra prese il via con le opere dei suoi amici che erano degli artisti, e poi piano piano l’iniziativa si è allargata ad altri artigiani. Fino alla 38esima edizione. Il titolo “Cento presepi” è stato scelto per dare l’idea che la tradizione del presepe è vastissima e ancora viva. Come cerchiamo di dimostrare ai bambini nel laboratorio “Il presepe come gioco” che teniamo insieme a studenti di arte, che aiutano i bambini a creare la propria natività. Un modo come un altro per portare poi a casa, dalla propria famiglia, un presepe.

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