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L’Italia non ha una legge contro la tortura. Indovinate perché

luglio 14, 2012 Francesco Amicone

Amnesty International a giugno ha sollecitato il governo italiano a introdurre la legge nel codice penale. Dovremmo averlo fatto fatto già dal 1989. Ma con le carceri che ci ritroviamo…

«Cesare Beccaria non avrebbe mai immaginato che due secoli e mezzo dopo il suo Dei delitti e delle pene l’Italia sarebbe stata ancora priva di una legge contro la tortura», scriveva ieri Gian Antonio Stella sul Corriere,  alludendo alla lettera di Amnesty International che a giungo sollecitava il governo italiano a introdurre la legge nel codice penale. Il reato di tortura dovrebbe essere previsto dal 1989, anno della ratifica italiana della Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite, scrive Stella, ma dopo più di vent’anni il parlamento non l’ha ancora introdotto. Perché?

Sovraffollamento e custodia cautelare. Oggi «il carcere è una tortura più di quanto non sia la detenzione che deve portare invece alla rieducazione» diceva a gennaio il ministro della Giustizia Paola Severino. «Il carcere deve rappresentare una misura eccezionale, che come tale deve essere espressamente motivata». Ciò «vuol dire riservare il carcere alle sole situazioni nelle quali le esigenze di difesa sociale prevalgono su quelle di un’alternativa alla carcerazione». Nel 2011, Thomas Hammarberg, Commissario dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa, si era lamentato dell’incidenza della custodia cautelare sull’affollamento penitenziario europeo che era del 25 per cento. L’Italia era al 43 per cento.

41bis. Mentre i magistrati italiani mandano avanti inchieste sulla presunta trattativa, nel quale uno dei termini sarebbe stato l’abolizione deil 41bis, e Sonia Alfano (Idv) ha proposto di promuovere la legge italiana in tutti i paesi europei, sembra ci si dimentichi che per il 41bis l’Italia è stata condannata dall’Onu, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dalla Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea e dal Consiglio d’Europa. Nel 2007 addirittura un giudice federale american aveva rifiutato l’estradizione di Rosario Gambino in Italia, poiché il 41 bis violerebbe, appunto, la convenzione delle Nazione Unite contro la tortura.

È ipotizzabile che, stando alle condizioni dei carcerati, come testimoniati dalle lettere di Antonio Simone, al sovraffollamento delle carceri, alla detenzione preventiva, alle lungaggini dei processi, al 41 bis, all’elenco di violazioni sulla giustizia e sui diritti di cui responsabili sono lo stato italiano e i suoi funzionari, l’Italia abbia qualche problema con la volontà politica di attuare la convenzione sulla tortura delle Nazioni Unite?

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1 Commenti

  1. r scrive:

    Guarda,mi spiace per te ma non sai comunicare.
    Questo è un argomento importante, e il risultato del tuo articolo è di allontanare il lettore…perché non si capisce cosa vuoi dire.
    Saluti

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