29 Gennaio 2010
Una vita in musica
Zittì Riccione registrando un canto, Wojtyla lo intonò in Piazza San Pietro. Marina Valmaggi e le note che diedero un’anima a molti salmi e due liocorni
di
Elisabetta Longo
È il 1979, una domenica di Quaresima, e i fedeli sono tutti riuniti in preghiera, vicini uno all’altro per partecipare alla celebrazione della Santa Messa di piazza San Pietro. Dietro l’altare c’è il nuovo papa, Giovanni Paolo II, che intona con voce fiera e occhi alzati al cielo «mio Dio / mio Dio perché / mi hai abbandonato». Una donna tra la folla sente quel verso e sviene. Quella donna non è una fedele qualsiasi, è colei che ha musicato il Salmo 21, da cui è tratto quel verso. «Non potevo credere alle mie orecchie. Se la Chiesa, nella sua veste più ufficiale, quella del Santo Padre, usava i miei spartiti, allora tutti dovevano conoscere i miei canti e quelli del gruppo di amici con cui componevo», racconta con la voce ancora emozionata come trent’anni fa Marina Valmaggi. «Se poi penso all’occasione speciale in cui ho registrato proprio quella canzone. Ero incinta del mio primo figlio, era una cosa così rara registrare una canzone che il Comune di Riccione, uno dei più laici che ci siano, ha bloccato il quartiere di fronte alla parrocchia in cui stavamo registrando. Io avevo semplicemente chiesto due ore di silenzio, gli amministratori hanno invece inviato i vigili a immobilizzare un’intera zona della città. Solo per la nostra canzone».
Una carriera musicale cominciata sulle colline riminesi, ribadita in quella sacra piazza e riaffermata in occasione del Giubileo del 2000, nel giorno delle famiglie dei musicisti. C’erano rappresentanti da tutti gli stati del mondo e per l’Italia c’erano i Valmaggi. «Tranne mio padre, che a 85 anni non se la sentiva di spostarsi da Riccione a Roma, anche se fino alla sua morte ha continuato a suonare il violoncello. Mi è dispiaciuto che non ci fosse visto che seduta sulle sue ginocchia ho imparato i primi accordi. Mia madre invece era insegnante di danza, aveva una piccola palestra sotto casa, sempre piena di bambine, a volte anche facendo lezione gratis. Dopo che ha smesso di insegnare abbiamo trasformato la palestra in sala di registrazione: potevamo incidere a nostro piacimento, improvvisavo e registravo subito. è stato un peccato doverla vendere dopo che i nostri genitori sono mancati, ma è stato necessario. Pur essendo cresciuta con la musica in famiglia ho avuto anche io una fase della vita in cui non riuscivo più nemmeno ad ascoltarla, quella classica specialmente, fino a che non ho fatto uno degli incontri più importanti della mia vita, quello con Claudio Chieffo, che è poi diventato uno dei miei più cari amici e che con il suono della sua chitarra mi ha reinsegnato l’amore per la musica, quella cantata, quella che la gente non si stanca mai di ascoltare».
Un gruppo di amici, l’amore per la musica, la voglia di scrivere. Ci sono tante storie così. Meno quelle che poi portano i frutti dei loro spartiti in sala di registrazione. «Il capogruppo Guido Clericetti aveva deciso che dovevamo far conoscere i nostri lavori, inserendoli in una raccolta dal titolo Proposta, per lo più canti religiosi. Intanto negli ambienti parrocchiali i nostri canti si stavano diffondendo, decidemmo di incidere altri tre lp, prodotti dalla Jaca Book, ma per quanto fosse di soddisfazione il fatto di venderne, di farsi conoscere, l’operazione era troppo costosa. La svolta l’avemmo con l’avvento della musicassetta. In una delle prime incisi il Salmo 21 che sentii poi cantato da Giovanni Paolo II. Lì capii che “da grande” avrei voluto fare la produttrice, fare il master, che è come il manoscritto del libro, solo in un secondo momento si decide con chi commercializzare l’opera finita».
Le noci che divennero caravelle«Nel frattempo però continuavo a insegnare latino, fino a quando non ho realizzato che con quattro figli era sempre più difficile far quadrare tutto. Decisi di chiedere il prepensionamento e con la piccola liquidazione di fondare una cooperativa, il Cerchio d’Oro, con cui ho pubblicato le prime musicassette di canzoni per bambini, chiamate Compagnia vol. 1, 2, 3, e via dicendo. Che poi erano le registrazioni di spettacolini che i nostri figli facevano a scuola, incisioni fatte in pomeriggi in cui bisognava distrarli o tenerli impegnati. Finanziavo questi lavori con la mia tredicesima». Patti non scritti stabiliti in famiglia per l’amore per la musica, per spendere i soldi avuti dai guadagni in altri investimenti musicali, tralasciando i desideri personali.
Il brano senza dubbio più famoso prodotto dalla Cooperativa è I due liocorni, a firma di Roberto Grotti. Quella che fa: “Ci son due coccodrilli, ed un orango tango…”, alzi la mano chi non la conosce. «La prima volta che l’ho sentita ho detto all’amico che l’aveva composta: “Depositala in Siae, è troppo bella perché non tentino di usarla altri”. La canzone è presente nei primi cd della Compagnia, 1, 2, che volevo smettere di ristampare, ma ho più ordini dei primi volumi che degli ultimi». Ma nuovi progetti? «Mi piacerebbe occuparmi di dvd di favole. L’ho raccontato a mio figlio e lui subito: “Mannò, i bambini devono ascoltare, leggere, basta tv”. Gli ho risposto: “E allora non è meglio che guardino qualcosa di bello ed educativo?”. Mi sembrava di parlare con Chieffo, che quando gli dicevo negli anni Ottanta: “Registriamo su cassetta”, mi rispondeva sempre: “No, bisogna suonare dal vivo”. Quando poi gli ho raccontato che in Brasile c’erano dei ragazzini che cantavano Il seme, una sua canzone, solo perché avevo dato una cassetta a don Francesco Ricci che l’aveva portata con sé in missione, lui si è messo a ridere e ha ammesso che forse avevo ragione».
Dopo il Giubileo la cooperativa decide di tentare il grande passo, diventare la casa editrice Rodaviva. «L’editore, seppur piccolo, fa paura: ci vuole coraggio per rubare un prodotto editoriale registrato alla Siae. Ma ancora oggi mi trovo a dover mandare fax, segnalando la nostra proprietà su canzoni che vengono utilizzate per le pubblicità». “Rodaviva” significa “ruota in movimento”, come il canto che accompagna la vita dell’uomo.
Qualche anno fa Marina si recò all’Universal Music, «un palazzo enorme, e io piccola con i cd in borsa. Dopo aver ascoltato le mie proposte il direttore marketing mi ha detto: “Non posso prendere niente della sua produzione per vari motivi. Se lei avesse un agente, io qualche vaga promessa potrei fargliela, però le devo dire che la invidio, perché in un anno ha fatto sei dischi. Io ne posso fare due e se ne sbaglio uno ho perso il posto. Lei invece è serena e allegra, quindi la invidio, davvero la invidio”. Frasi che ti ricordi, anche se poi non hanno portato a nulla di concreto. Anche perché non penso che si debba fare musica con lo scopo di non morire di fame. Per non morire di fame ho insegnato latino tutta la vita. Quando ho composto è sempre stato perché ne sentivo l’esigenza, perché si era creata un’occasione. Come quella volta che ero a tavola con i miei bambini e c’erano tre gusci di noce vuoti. Indicandoli ho detto: “Sono le tre caravelle”. E loro: “Cosa sono le caravelle?”. “Non lo sapete?”. E mi son messa a cantare: “Uh le tre caravelle guidavano in mezzo al mar”. Così è nata una delle mie canzoni più conosciute. Da tre gusci di noce abbandonati sulla tavola».
Inserito da marinavalmaggi@... il 11 Febbraio 2010 - 7:31am
La canzone dei liocorni ha in effetti una sorella americana, che probabilmente qualcuno del gruppo aveva ascoltato: tutto era nato quasi per gioco, quindi non si ci si era posti il problema dell'assoluta originalità. Siccome a quei tempi ancora non avevamo internet, nessuno avrebbe saputo come fare per verificare e così... "non pensò più a chi dimenticò..."
Inserito da marinavalmaggi@... il 11 Febbraio 2010 - 7:31am
La canzone dei liocorni ha in effetti una sorella americana, che probabilmente qualcuno del gruppo aveva ascoltato: tutto era nato quasi per gioco, quindi non si ci si era posti il problema dell'assoluta originalità. Siccome a quei tempi ancora non avevamo internet, nessuno avrebbe saputo come fare per verificare e così... "non pensò più a chi dimenticò..."
Inserito da Vittoria Patti il 1 Febbraio 2010 - 8:40pm
A rettifica del precedente commento: quello che ha attinto a piene mani è Roberto Grotti, non Marina Valmaggi. Chiedo scusa della confusione.
Inserito da Vittoria Patti il 1 Febbraio 2010 - 8:30pm
Non vorrei fare la guastafeste, ma... per giustizia, si dovrebbe anche dire che la canzone dei due liocorni non è tutta farina del sacco di Marina. Sia la melodia che il testo attingono ... a piene mani da "The Unicorn Song" degli Irish Rovers: http://www.youtube.com/watch?v=_EPsuOEH1fY
:)
Inserito da Iurop il 30 Gennaio 2010 - 10:52am
Che bella storia quella della Marina (Valmaggi) mi fa tornare in mente questa frase: "Carmina non dant panem", utilizzata nel suo logo da una storica e scomparsa (?) [peccato] casa editrice di Reggio Emilia, Città Armoniosa. A proposito perché non raccontare la sua storia?
Magari qualcuno potrebbe riprenderne l'impresa...
Grazie!
Mario G.