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Libia. Micalessin: giustizia internazionale impotente e frontiere fuori controllo

settembre 9, 2012 Francesco Amicone

A quasi un anno dall’omicidio di Muamarr Gheddafi, la situazione libica non è cambiata. Le elezioni hanno scongiurato la vittoria degli estremisti islamici, ma scontri fra bande armate e violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno.

Quasi un anno fa, l’omicidio di Muahamar Gheddafi e la sconfitta delle forze lealiste furono accolti dall’occidente come l’inizio di una nuovo corso per la Libia. Da allora il governo di transizione non è riuscito a risolvere i problemi della sicurezza del paese. Cambierà qualcosa ora che il potere è nelle mani del Congresso nazionale generale? «L’elezioni hanno scongiurato la deriva islamista, ma non hanno cambiato la situazione del paese o dato più forza al suo governo», avverte Gian Micalessin, firma del Giornale e Tempi. «La Libia è in mano a tribù che si contendono, a suon di scariche di kalashnikov, petrolio e prigionieri. Lo stesso figlio di Gheddafi, Saif Al Islam, detenuto delle zone occidentali, è al centro di contrattazioni fra bande. La situazione dei diritti umani è pietosa. Con la motivazione che avrebbero sostenuto Gheddafi, sono in carcere migliaia di persone, compresa la comunità nera».

Abdullah Senussi, ex capo dei servizi segreti di Gheddafi, è stato estradato in Libia dalla Mauritania. Lei è convinto che è avvenuto con il nulla osta dell’Occidente. 
Non è un’ipotesi irrealistica. Sarebbe interesse degli Usa e del Regno Unito mantenere il segreto sugli accordi stipulati con Gheddafi dopo la riconciliazione nel 2004. Le dichiarazioni di Senussi nelle aule di un tribunale europeo potrebbe fare molto rumore.

Quali sono gli accordi segreti che più spaventano i governi occidentali?
Sicuramente quelli sulla consegna dei terroristi alla Libia. Di questi si sa qualcosa: numerosi ex terroristi sono stati liberati e hanno preso parte alla rivoluzione. Abdel Hakim Belhaj, ex prigioniero di Guantanamo, e capo di un movimento terroristico opposto a Gheddafi è diventato comandante a Bengasi. Venne rilasciato in base a un accordo firmato da Saif Gheddafi.

Che cosa accadrà a Saif Gheddafi e Senussi?
Saranno messi a tacere e subiranno un processo sommario. Si tratta del secondo smacco conseguito in pochi mesi dal tribunale dell’Aja. A giugno, con una scusa, gli inviati della corte penale e un avvocato australiano sono stati arrestati dai libici ed espulsi. Da allora, si è capito che Saif non sarà mai estradato.

Al Qaeda e Fratelli Mussulmani sono i protagonisti “dietro le quinte” della cosiddetta primavera araba. Sono compatibili?
No. Ma l’origine dei due “movimenti” è la stessa, anche se l’ascesa al potere avviene in maniera diversa. Le Pietre Miliari, opera del fondatore dei fratelli musulmani, è la lettura preferita dai terroristi, capi di alqaeda compresi. Mentre la strategia americana puntava ad ampliare la base islamica capace di garantire gli interessi degli Stati Uniti, ma è stato il Qatar, in linea con i Fratelli Mussulmani, a prendere le redini delle rivoluzioni in nordafrica, grazie anche al controllo mediatico che esercita con Al jazeera, diventando il referente dei nuovi governi che si sono andati a costituire.

Qual è il futuro della Libia? 
Per ora la situazione è drammatica. Rimane il problema delle tribù armate e delle frontiere del sud, che sono fuori controllo e da dove passa di tutto.

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