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Liberiamo la scuola dallo Stato. Diamola in mano a comitati di genitori e insegnanti

luglio 2, 2013 Matteo Rigamonti

Più libertà e autonomia nella scelta dell’offerta formativa e nel reclutamento dei docenti che dovranno poter essere selezionati senza vincoli di sorta. La sorprendente proposta di Ichino e Tabellini

Per riformare la scuola italiana i «piccoli interventi marginali non bastano più». Occorre, invece, avere chiaro un «disegno di lungo periodo». Ed è proprio a questo livello che si pone il contributo di Andrea Ichino e Guido Tabellini che, per la collana “I Corsivi del Corriere della Sera”, hanno curato un ebook che si intitola Liberiamo la scuola. Ichino e Tabellini hanno entrambi insegnato economia politica, il primo all’Università di Bologna, dove insegna tutt’ora, e il secondo alla Bocconi di Milano, della quale è stato anche rettore fino al 2012.

MAI PIÙ TFO. Liberare la scuola da cosa? Dalla non sempre virtuosa gestione diretta e centralizzata dello Stato, concedendole maggiori autonomia e responsabilità, al fine di migliorare il servizio offerto agli studenti che la frequentano e le condizioni di lavoro per il personale docente. Attirando a ricoprire tali incarichi i laureati migliori e scongiurando il ripetersi dell’«incresciosa vicenda dei Tirocini formativi ordinari e dei Tirocini formativi speciali», segno inequivocabile che il «sistema di selezione centralizzato degli insegnanti (…) è lento macchinoso e incapace di venire incontro alle esigenze delle scuole»; oltre ad essere «basato sull’anzianità nel precariato come prevalente  titolo di merito» e probabilmente «pensato, sotto l’influenza dei sindacati, più come strumento di “politica del lavoro”, che non come strumento per migliorare la qualità del sistema scolastico al servizio degli studenti».

UNO STATO INGOMBRANTE. Il contributo di Ichino e Tabellini prende le mosse dalla constatazione che, a motivo di «scelte storiche mai seriamente messe in discussione», lo Stato italiano si trova ormai ad avere assunto un «ruolo preponderante» sia nella regolamentazione sia nel finanziamento sia nell’erogazione diretta del servizio. E, a dire il vero, non sempre con ottimi risultati: per esempio, lo Stato può «annacquare la valutazione delle scuole o la diffusione di informazioni su di esse per evitare di rivelare le carenze degli istituti pubblici o sopire potenziali conflitti»; oppure «scoraggiare innovazioni curricolari per non trovarsi a dover gestire problemi organizzativi o sindacali». Il ruolo di finanziatore, inoltre, «è in conflitto con quello di erogatore, nel senso che lo Stato può essere costretto a erogare un servizio di qualità peggiore rispetto a quello che l’utente sarebbe disposto ad acquistare se potesse concorrere al finanziamento». Senza considerare poi il fatto che «il finanziamento statale dell’istruzione è riservato quasi esclusivamente alle scuole pubbliche».

AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ. Per tutti questi motivi ed altri ancora meglio dettagliati nell’ebook, Ichino e Tabellini provocano l’opinione pubblica suggerendo l’adozione di un modello – mediato criticamente dall’esperienza anglosassone delle Grant Maintained Schools e delle School Academies e da quella americana delle Charter Schools – di «scuole autonome e in concorrenza tra loro, finanziate dallo Stato sulla base di una valutazione centralizzata dei loro risultati». Scuole che siano capaci di «disegnare un’offerta formativa adattabile alle esigenze della loro collettività di riferimento»; obiettivo che – sia chiaro – «deve essere contemperato con l’esigenza di preservare un ruolo di controllo e di finanziamento pubblico dove è maggiormente necessario, anche per motivi di equità e di consentire però anche un uso migliore e non distorto delle risorse». I principi fondamentali che ispirano il modello sono l’autonomia e la responsabilità. Maggiore autonomia nel senso di una «maggiore flessibilità organizzativa» e «specializzazione della propria offerta formativa» e maggiore responsabilità nel «rispondere dei risultati scolastici dei propri studenti» e nel «raggiungere gli obiettivi formativi».

LA PROPOSTA. Per questo i due professori hanno pensato come soluzione quella di dare la possibilità alle le scuole pubbliche che lo desiderino, restando pubbliche, di essere gestite da comitati di genitori e/o insegnanti, enti no profit e dirigenti scolastici. La proposta di Ichino e Tabellini prevede una iniziale fase sperimentale, basata su di un’adesione volontaria, della durata di cinque anni, ma pur sempre reversibile, e la sua successiva entrata a regime. Durante la fase sperimentale iniziale «le scuole diventate autonome dovranno poter operare come nella situazione a regime, ma in un contesto istituzionale e di contratti che, per quanto possibile, non comporti effetti permanenti per le persone e le istituzioni coinvolte». A regime, invece, l’autonomia dovrà riguardare «ogni ambito della vita scolastica», in particolare:

  • La definizione dei nuovi contratti di natura privata per la gestione di tutto il personale, insegnanti inclusi;
  • Le assunzioni, i licenziamenti e le retribuzioni dei docenti che dovranno poter essere selezionati dalle scuole senza vincoli; in particolare non dovranno essere previste particolari certificazioni che i candidati insegnanti debbano conseguire per poter essere assunti da una scuola autonoma; l’evidenza empirica internazionale è infatti quasi unanime nell’affermare che non esista correlazione tra le certificazioni degli insegnanti e i risultati da loro conseguiti;
  • L’offerta formativa, i programmi, le modalità di insegnamento e gli orari che dovranno poter essere definiti dalle scuole liberamente;
  • La gestione del capitale fisico e delle attrezzature, inclusi acquisti e vendite di edifici scolastici.

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12 Commenti

  1. giuliano says:

    è una parola, liberare la scuola dallo stato. Ora è occupata da tutti i parassiti di sinistra che vivono a sbafo sullo status quo, professori, studenti, centri sociali, sindacati. Ognuna di queste figure sta in guardia armata, pronta alla rivoluzione se appena c’è il sentore di cambiamento. Finchè non si affronteranno in combattimento e si stermineranno gli occupanti è inutile parlare, parlare, parlare

  2. marzio says:

    Forse è meglio cercare di far funzionare bene il sistema scolastico attuale,sia statale che non statale,senza esperimenti sulla pelle degli alunni e delle loro famiglie. Le proposte avanzate, simili alle Charter schools americane o cilene possono forse aiutare a fare un minimo di cassa , ma che automaticamente possano migliorare il sistema educativo ,non ci credo assolutamente.

  3. Giava says:

    Evviva, finalmente una proposta seria!
    E già che ci siamo, per migliorare il servizio, diamo gli ospedali in mano ai malati, i treni e i tram in mano ai passeggeri, gli aerei in mano ai turisti, le caserme dei carabienieri in mano ai mafiosi, il Vaticano in mano ai fedeli…
    Chi fa queste proposte non vive nella scuola e della scuola non capisce nulla!
    P.S. In tutte le scuole dove ho insegnato la stragrande dei colleghi si dichiarava cattolica (e moltissimi di CL, anche in posti chiave): i colleghi di sinistra sono sempre stati una esigua minoranza.
    Per favore, smettiamola con i luoghi comuni.

    • Piero says:

      Chissà perchè… ma tutti quelli che si oppongono tenacemente alla modifica dello status quo sono tutti INSEGNANTI…
      Forse perchè la scuola ormai è fatta per gli insegnanti e non per gli studenti?

    • Piero says:

      E stendiamo un velo pietoso sul patetico esempio proposto: mica si è detto che si vuole consegnare la scuola a quelli che la scuola vogliono distruggerla, ma proprio a quelli che ne usufruiscono.

      • Giava says:

        Proprio quello che nel “patetico” esempio volevo dire (e che Lei, rifiutando l’esempio, ha confermato! Ma, si sa, la logica non è per tutti!): dare il servizio a chi ne usufruisce!
        Certe affermazioni, che sarebbero assurde o ridicole in altri campi, appaiono plausibili se applicate alla scuola, forse perchè, se si parla di condurre un treno o gestire una caserma tutti accettiamo la nostra ignoranza e lasciamo la parola agli esperti, mentre sulla scuola chiunque ritiene di poter dire cose sensate, solo perchè ne ha frequentata una per qualche anno. E ciò lo si vede dalla lunga serie di ministri dell’istruzione (avvocati abilitati in Calabria, ingegneri, politici o, se andava bene, docenti universitari) che dovevano governare un sistema che non conoscevano. La scuola è un mondo veramente complesso, in cui negli ultimi anni si sono susseguite riforme parziali e incoerenti. Io stesso, che insegno da oltre 20 anni, conosco appena la scuola superiore (dove insegno) ma non ho alcuna idea nè della scuola dell’infanzia, nè della primaria nè tanto meno della secondaria di primo grado.
        Inoltre, da dove Lei, esimio, deduce che io voglia difendere lo status quo? Anche qui un’attenta lettura e un po’ di analisi, Le avrebbero fatto sospettare che criticare apertamente una folle ipotesi di riforma non vuol dire assolutamente difendre l’esistente (forse i questo caso la cura sarebbe peggiore del male)! Potrei risponderLe polemicamente: “Come mai tutte le riforme sostenute da questo sito tendono sempre a favorire il privato ed a far risparmiare soldi allo Stato? Forse perchè la scuola, come concepita da CL, è per CL e non per gli studenti?”. Vi sono proposte di riforma serie, fatte da chi nella scuola vive e lavora da anni (docenti, dirigenti validi e preparati) ma che non trovano ascolto.
        Se poi Lei si vuol confrontare seriamente, senza polemiche, pregiudizi o luoghi comuni, ritiri il “patetico” e mi faccia sapere, con la consapevolezza che un confronto serio e approfondito va oltre lo spazio di un post.
        Saluti

        • Poddy says:

          Qualunque cosa sarebbe meglio di ora! Lasciare ai presidi la scelta degli insegnanti e del personale sarebbe tremendo? Favorirebbe cl? Mi vuol dire che la scuola statale non è troppo sindacalizzata? Negare la realtà mi dispiace ma non aiuta la scuola. Un genitore dell’Agesc

        • Poddy says:

          Qualunque cosa sarebbe meglio di ora! Lasciare ai presidi la scelta degli insegnanti e del personale sarebbe tremendo? Favorirebbe cl? Mi vuol dire che la scuola statale non è troppo sindacalizzata? Negare la realtà ,mi dispiace ,non aiuta la scuola. Un genitore dell’Agesc.

          • Giava says:

            Bene, allora partiamo dalla realtà!
            Nella provincia dove insegno, il personale docente della scuola pubblica (tra materne e fino alle superiori) è di circa 4450 unità (escludendo i dirigenti ed il personale ATA) ed il sindacato più rappresentativo ha circa 200 iscritti (pari a meno del 5%): a Lei sembrano troppi? Questioni di punti di vista: “troppo sindacalizzata” è una questioni di gusti, ad a me pare che Lei, se potesse, inizierabbe a lincenziare proprio quei 200 lavoratori. Ed è proprio per questo che NON si può dare il potere di assumere o licenziare ad un dirigente scolastico.
            Anzi, nella mia esperienza ultra ventennale di insegnante e decennale di genitore (siedo nel Consiglio d’Istituto della mia scuola e di quelle dei miei figli come rappresentante dei genitori) ho visto che spesso sono proprio i dirigenti lavativi o incapaci che producono i maggiori guasti; e sono invece gli insegnanti più validi a soffrire della presenza dei colleghi lavativi, dovendosi assumere anche il peso del lavoro che spetta a chi tal lavoro non lo fa. Solo per dirne una, nella scuola di uno dei miei figli quest’anno alcune insegnanti hanno accettato di lavorare gratuitamente per realizzare una bel progetto per i ragazzi, che rischiava di fallire per la mancanza di fondi. E guardi un po’, queste insegnanti sono tutte “sindacalizzate”.
            Qualunque cosa sarebbe meglio di ora? Guardi che se nonostante i tagli vergognosi la scuola pubblica italiana riesce a confrontarsi degnamente con le altre è proprio grazie al senso del dovere di tanti insegnanti che svolgono il proprio lavoro come una missione e per il bene dei ragazzi. Poi venga a vedere in che condizioni sono le scuole pubbliche, e questo non è certo colpa degli insegnanti.
            Ci sono cose da cambiare? Certo!
            Ci sono lavativi, perdigiorno e nullafacenti nella scuola? Certo, come in tutte le altre categorie, pubbliche e private. Ma sono proprio i dirigenti (ai quali Lei vorrebbe aumentare la discrezionalità) che dovrebbero intervenire e sanzionare, ma, per inettitudine, quieto vivere, lassismo e comodità non lo fanno (nella gran parte dei casi).
            No, non è vero che qualunque cosa sarebbe meglio di adesso! Ci sono ampi margini per peggiorare, e la proposta in questione sarebbe un ulteriore colpo alla scuola pubblica (a beneficio della solite cricche).

            • Filippo says:

              Mi permetto di intervenire, anche se in ritardo. Ho fatto per 11 anni il presidente del consiglio d’Istituto della scuola (statale) dei miei figli. La questione non è la percentuali di iscritti al sindacato, ma il fatto che quest’ultimo difenda sistematicamente i lavativi. La scuola statale (come tutto il pubblico impiego) è visto come un colossale ammortizzatore sociale. Un esempio di questi 11 anni: un’insegnante ha un incidente d’auto, viene nominata la supplente (residente a 700 km di distanza), presenta subito certificato medico, si prende stipendio e punteggio senza muoversi da casa, ne vien nominata un’altra che si ammala subito dopo e così via. Morale si sono dovuti pagare 5 stipendi (1 di ruolo + 4 supplenti) per dare un insegnante ad una classe di montagna ! Questi soldi per me sono tagli alla scuola, perché hanno preso fondi scolastici per fare assistenza. La proposta di Ichino eviterebbe questi eccessi.

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