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L’ex Torricelli legge Fiorentina-Juve: «Conte e Montella giocano per vincere»

settembre 25, 2012 Emmanuele Michela

Ha giocato per entrambe le squadre. E con Tempi l’ex-terzino brianzolo parla del match di stasera: «Juve in grande forma, la Fiorentina deve continuare così». E ricorda i suoi anni: «Che gol fece Del Piero!»

A Firenze è forse la partita più attesa dell’anno. La rivalità con la Juve è qualcosa di storico, radicato ormai nelle mura del Franchi e tra la gente della città. E a rendere ancora più incandescente il match di stasera tra la Fiorentina e i bianconeri c’hanno pensato alcuni fatti di cronaca sportiva degli ultimi mesi: dallo 0-5 con cui la Vecchia Signora schiaffeggiò i viola lo scorso marzo alla corte infinita di Marotta per Jovetic; dall’affaire-Berbatov alla polemica sul posto da riservare allo squalificato Conte all’interno dello stadio. In Toscana arriva la corazzata bianconera, prima in classifica e imbattuta da 43 match, e per la bella Fiorentina di quest’anno non c’è occasione migliore per fare lo sgambetto agli odiati rivali di sempre. Tempi.it ha parlato del match di stasera con un grande conoscitore delle due squadre, Moreno Torricelli. Ex-terzino di Juve e Fiorentina, ha presto parte a questo “derby” da entrambi i fronti, e tiene vivo nella memoria tanti episodi relativi a quei match.

Fiorentina-Juve è da sempre un match attesissimo. A lei è capitato di viverla da entrambi i fronti: che ricordi ha?
Sono state partite sempre particolari: dalla prima volta da ex-juventino a quella dove ci fu addirittura una sassaiola al pullman…. Sono tutte ricche di episodi. Sono legato in particolare a due partite: una, quando giocavo per la Juve, è il 3-2 in rimonta al Delle Alpi, quando Del Piero segnò quel gol meraviglioso al volo allo scadere. L’altra è invece degli anni con la Fiorentina: è l’ultima vittoria al Franchi, il mio primo match che feci contro la Juve, quando vincemmo 1-0 con un bel gol di Batistuta di testa.

Firenze vede questo match come un vero e proprio derby. Come mai questa rivalità così accesa?
È un mix di varie circostanze: dal trasferimento di Baggio da una squadra all’altra alla finale di Coppa Uefa del ’90 vinta dalla Juve… Tanti episodi che nella storia hanno fatto crescere la contrapposizione. Quest’anno poi è tornato grande l’entusiasmo in città dopo che gli ultimi due anni sono andati così così e, in tutto questo, il gioco di Montella sta facendo da catalizzatore. Così finalmente stasera avremo il tutto esaurito per un match importante.

La Juve sembra essere tornata grande, e la scorsa settimana in Champions ha dato un’ulteriore prova di maturità. Cosa le sembra che l’attuale Juventus abbia ereditato dalla grande Juve di Moggi di cui Conte e lei siete stati protagonisti?
Mi sembra ci sia un aspetto in comune, ed è il fatto di andare a giocare su tutti i campi cercando di imporre il proprio gioco. Nella squadra di Conte vedo una personalità e un carattere molto simile a quella Juve degli anni Novanta. Non è poco, basta vedere il 2-2 contro il Chelsea: recuperare un match del genere non è da tutti, e questo risultato deve tantissimo a questa forza fisica e mentale.

Oggi Conte avrà di fronte Stevan Jovetic, quel top player che tanto si cercava per fare il salto di qualità. Eppure da questo inizio di campionato sembra che ai bianconeri non serva un top player.
La Juve ha sempre cercato un top player, anche se sapeva di avere in casa degli ottimi attaccanti. E infatti li ha tenuti tutti. Ora, il fatto che manchi una vera prima punta di peso può trasformarsi in un bene, e non restare un limite. Adesso è il momento di Quagliarella, poi potrà essere quello di Matri, poi Vucinic, ecc… Se presa bene, questa rotazione di attaccanti, che partono tutti sullo stesso piano, può diventare uno stimolo per loro a farsi trovare sempre pronti.

La Juve non perde da 43 partite, e al momento sembra che in Italia nessuno riesca a tenere il suo passo. Quale crede sia l’arma in più dei bianconeri?
Sicuramente è la consapevolezza di essere tornati ad essere una squadra importante. Però non dimentichiamoci che senza il grande lavoro quotidiano non si può arrivare a questi risultati. La Juve è una squadra che sa della propria forza e ora lo sta dimostrando: quando vuole cambiare ritmo e a premere sull’acceleratore riesce sempre a farlo. Sono curioso di vedere cosa accadrà quest’anno, ora che deve fare i conti anche con gli impegni di Champions League. Per quanto riguarda il campionato, quest’anno le milanesi hanno cambiato tanto, il Milan ha lasciato perdere i top player per cercare di creare qualcosa di nuovo, e uguale sta facendo l’Inter. Ci vuole tempo per progetti simili, per cui quest’anno la Juve si trova agevolata dall’assenza di due concorrenti storiche. Di altre chi c’è? Napoli, Roma… Però senza Inter e Milan il discorso per la Juve si fa decisamente più facile.

Parliamo invece di Fiorentina. I viola sembrano dotata di grande potenziale, ma nel match di Parma e prima ancora a Napoli hanno fatto vedere quanto ancora siano immaturi. In cosa devono crescere?
Montella deve far crescere sopratutto i singoli giocatori in mentalità e voglia di fare, perché fortunatamente la squadra mi sembra avere personalità. Lei accennava alla sconfitta di Napoli: nel primo tempo i viola hanno fatto la partita, contro una squadra quotata tra le pretendenti del campionato. Di aspetti positivi ce ne sono, quindi bisogna andare avanti così e avere pazienza, non lasciarsi travolgere dalle sconfitte ma continuare a lavorare con criterio sui ragazzi in organico.

Stiamo parlando di due squadre che hanno passato anni difficili. La Juve è riuscita a rinascere nel migliore dei modi. La Fiorentina invece? È possibile secondo lei che i viola ritornino la grande squadra di cui eravate protagonisti lei e Batistuta? Jovetic può avere lo sviluppo che ebbe Batigol?
Io credo di sì, penso che questi giocatori possano migliorare tantissimo. Sopratutto Jovetic, che è un fuoriclasse. In più il montenegrino ha attorno una squadra che gioca per lui, cosa che lo agevola molto. Da lui ci si aspetta che possa diventare un vero leader. Ma non so per quanto tempo il suo nome sarà ancora associato a quello di Firenze: siamo entrati in un periodo in cui per questi campioni gli sceicchi sono sempre pronti a fare offerte astronomiche.

Lei conosce Conte e contro Montella ha giocato più di una volta. Quali pregi riconosce a questi due giovani tecnici?
Una cosa che li accomuna è il fatto di far giocare le proprie squadre con personalità. Non c’è timore reverenziale di sbagliare, ed entrambi riescono sempre a farsi intendere dai propri giocatori nel migliore dei modi. Essendo giovani hanno poi quella sfrontatezza nell’osare sempre un qualcosa in più. Mi sembra la giusta mentalità per far crescere il nostro calcio: entrambi sono tecnici che ovunque vadano non vogliono subire il gioco avversario, ma provano loro a farlo.

Domanda finale: per chi farai il tifo stasera?
Per l’arbitro (ride). E per il bel gioco. Non m’interessa chi vince, spero il match vada a chi se lo merita e che sia una partita non decisa da episodi dubbi.

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