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«L’Europa taglia il budget e cambia rotta. Che errore ridurre le spese per la crescita»

febbraio 12, 2013 Matteo Rigamonti

Intervista a Carlo Bastasin, fellow della Brookings Institution, uno tra i più influenti think tank statunitensi: «L’Ue ha tagliato 50 miliardi di fondi che portano sviluppo».

L’Europa taglia gli investimenti produttivi. L’Unione Europea ha appena trovato l’accordo sul bilancio 2014-2020 e lo ha fatto tagliando i fondi destinati agli investimenti per le infrastrutture. «È il segnale di un cambio di rotta da parte della governance europea» spiega a tempi.it Carlo Bastasin, fellow della Brookings Institution, uno tra i più influenti think tank statunitensi. Si tratta, continua Bastasin, del «segnale politico più evidente di un cambiamento di mentalità in atto, oltretutto in una congiuntura economica sfavorevole, con una recessione dell’Eurozona in corso, la Gran Bretagna che va malissimo e persino la Svezia che si sta fermando, perché non riesce più a esportare». Ma, «in questo particolare contesto, fermare le spese per la crescita è sbagliato e contrario allo sforzo che l’Europa ha finora chiesto ai paesi nel tagliare le spese e perseguire il rigore».

Bastasin, in concreto, che cosa cambia nel bilancio settennale 2014-2020 sul quale l’Unione europea ha appena trovato l’accordo?
Il dato principale che emerge è che è diminuito il volume di fondi stanziati per il prossimo settennato in relazione a quello precedente (-3 per cento); ma, soprattutto, è diminuito in relazione alla iniziale proposta della Commissione europea dello scorso novembre (-7 per cento). Si è, infatti, passati dai 1047 miliardi di euro inizialmente previsti a 960 miliardi di impegni (908 miliardi di pagamenti). Capisco che possano sembrare cifre marginali, ma non lo sono affatto se si considera l’aumento dell’inflazione atteso per i prossimi anni in Europa; essendo, inoltre, la prima volta che il bilancio dell’Unione viene ridotto, è il segnale di un cambio di rotta da parte della governance europea.

Chi ci rimetterà di più?
Il comunicato ufficiale non è chiaro sui dettagli. Di sicuro sono stati tagliati 50 miliardi di euro dai fondi destinati alla realizzazione di infrastrutture transnazionali e alle reti di energia. E siccome si tratta di voci che nella lettura standard dei bilanci vanno sotto la dicitura “investimenti”, significa tagliare fondi che normalmente portano sviluppo. Questo è il segnale politico più evidente di un cambiamento di mentalità in atto, oltretutto in una congiuntura economica sfavorevole, con una recessione dell’Eurozona in corso. Fermare le spese per la crescita è sbagliato.

Domani negli Stati Uniti si tiene il discorso sullo stato dell’Unione. Che cosa si aspetta?
Il discorso sullo stato dell’Unione è un momento molto importante per il popolo americano. Ricordo quando il presidente Bush, con l’economia del paese in recessione, una guerra in corso e sotto attacco del terrorismo, disse che lo stato dell’Unione era solido. Ecco, questo genere di messaggio può sembrare retorico, ma in realtà lo può dare solo chi ha un senso forte della propria identità politica; mi chiedo chi, in Europa, avrà mai il coraggio di fare un discorso propositivo su cosa va fatto per il bene di tutti, perché cosa non va fatto noi ce lo sentiamo ripetere tutti i giorni: niente deficit, niente debito e meno spesa ad ogni livello. Fa parte della responsabilità politica, invece, avere una visione del futuro; e anche per l’Europa non può essere che così.

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