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L’emozionante “Paradiso amaro” di George Clooney

gennaio 17, 2012 Elisabetta Longo

In The Descendants, Paradiso amaro in italiano, George Clooney è Matt, uomo d’affari, la cui vita viene sconvolta dal coma in cui la moglie finisce a causa di un incidente in mare. Così si ritroverà costretto a instaurare un rapporto con le figlie in un inedito viaggio alla ricerca dell’amante della moglie. Golden Globe meritato, George merita l’Oscar

«I miei amici pensano che solo perché vivo alle Hawaii io viva in un paradiso, tutto il giorno a non fare altro che prendere onde. La verità è che non salgo sulla tavola da surf da 15 anni». Comincia con questa frase The Descendants, il film per il quale George Clooney ha vinto il Golden Globe come migliore attore e che uscirà in Italia il 17 febbraio con il titolo Paradiso amaro. Tratto dal romanzo della scrittrice hawaiana Kaui Hart Kemmings, The Descendants (i discendenti) narra le vicende di Matt, la cui moglie finisce in coma a causa di un incidente in mare. Così un uomo non abituato a farlo si ritrova a dover badare alle sue due figlie, la piccola Scottie, 10 anni e una vena da bulletta della classe, e Alexandra, diciassettenne relegata in un collegio privato che passa il tempo a sbronzarsi.

«Qui alle Hawaii chiunque potrebbe essere scambiato per un barbone», spiega la voce fuori campo di Matt facendo riferimento alle brutte camicie floreali o similtappezzeria che tutti indossano, lui compreso, e che tanto fanno contrasto con il dolore di una famiglia che deve fare i conti con brutali bollettini medici quotidiani. Mentre il corpo della moglie, nel letto di ospedale, deperisce sempre di più, Matt deve anche darsi da fare in quanto uomo d’affari a vendere un grande appezzamento di terra ancora incontaminata, ereditata dai suoi avi, dalla sua bisbisbisavola hawaiiana e da suo nonno, per via di leggi statali. Come se non bastasse, tra moglie in coma e affari da ultimare, Matt viene a conoscenza dell’ultima cosa che si sarebbe aspettato di sentirsi dire dalla figlia maggiore. Che Elizabeth, la moglie, lo tradiva. La donna in coma non può rispondere alle sue accuse, non può tentare di giustificarsi, di dare spiegazioni, non può fare altro che starlo a sentire, come lui non può fare altro che ascoltare il medico che gli comunica che la moglie aveva da parte un testamento biologico. Una dichiarazione scritta che dice che, se mai si fosse trovata in stato di coma irreversibile, avrebbero dovuto procedere all’espianto degli organi e a staccare la macchine che la tenevano in vita.

The Descendants, girato da Alexander Payne, premio oscar per Sideways, a questo punto della storia si trasforma in un road movie, un viaggio che Matt decide di intraprendere con le figlie e un ragazzino maldestro loro amico per andare a cercare l’uomo con cui la moglie lo tradiva. Non ci sono pretesti morbosi, nessuna voglia da parte di Matt di odiare, solo cercare di mettere insieme i pezzi della sua vita, della vita che rimarrà senza Elizabeth, prima di darle l’ultimo saluto. E allo stesso tempo diventare una famiglia vera con quelle due figlie da cui si è sempre tenuto lontano a causa del lavoro. Collane di fiori hawaiiane, cantanti con l’ukulele nei bar, foreste verdi e spiagge lunghissime, le Hawaii raffigurate nel film sono esattamente come un europeo se le potrebbe immaginare. Nella sceneggiatura c’è sempre spazio per la battuta amara che non ti aspetti ma che dà respiro mentre la storia si fa più intensa e universale come lo è il dolore per la perdita di una persona amata. Un film molto emozionante che conferma l’ottima capacità interpretativa di George Clooney – al di là dei suoi red carpet – in ruoli maschili complicati come lo era il manager solitario del film Tra le nuvole, per il quale era andato vicino all’Oscar come miglior attore. E che magari potrebbe riprendersi quest’anno.

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