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La Legione d’Onore a Pierrot Crépieux, il disabile mentale che testimonia che si può «vivere felici»

dicembre 11, 2014 Silvia Gusmano

Il suo padre spirituale Jean Vanier ha commentato: «Questa è la visione di Gesù: una società in cui i forti e i deboli hanno bisogno gli uni degli altri»

4358859_11-1-672608238_545x460_autocropArticolo tratto dall’Osservatore Romano – Dopo Gustave Flaubert e Philip Roth, Elisabetta d’Inghilterra e Dwight Eisenhower, il distintivo della Legione d’Onore è stato consegnato a Jean-Pierre Crépieux, un francese di 70 anni con disabilità intellettiva. Lunedì il presidente Hollande ha appuntato sulla sua giacca, con il grado di cavaliere, il riconoscimento più prestigioso di Francia, istituito da Napoleone nel 1802, per aver contribuito alla fondazione e alla crescita dell’Arca, comunità di vita con disabili mentali presente oggi in tutto il mondo (foto da internet).

Si tratta di una decisione storica che, aprendo le porte dell’Eliseo a Crépieux e al suo passo sicuro, nonostante il bastone, apre forse una breccia nell’atteggiamento generale della società contemporanea verso l’handicap e l’umana fragilità. Ed è naturale immaginare che ciò avvenga anche sulla scia lunga della scelta preferenziale di Papa Francesco per gli ultimi e per tutti gli emarginati e gli esclusi dall’imperante «cultura dello scarto». Vedere il volto sorridente di Jean-Pierre, e leggere o ascoltare la sua storia, è un invito potente a superare tutte le etichette e le barriere della discriminazione, secondo le sue stesse parole dette a Radio France Info: «Un disabile è capace di fare molte cose. L’unione dei termini “disabile” e “incapace” è una grande menzogna».

Di «cose», Jean-Pierre Crépieux ne ha fatte, in effetti, di incredibili. Nato nel 1944 a Choisy-le-Roy, cresce tra otto fratelli e, a causa del padre, ha un’infanzia dura e dolorosa. Tra i cinque e i tredici anni vive in un istituto di riabilitazione. Nel 1964 incontra l’ex ufficiale di Marina Jean Vanier che, da pochi mesi con una scelta radicale, ha seguito la sua vocazione: dedicarsi alle persone con disabilità e vivere con loro in totale condivisione. Una strada che lo porterà a diventare esempio di vita e padre spirituale per migliaia di uomini e donne.

Jean-Pierre entra così a far parte della comunità dell’Arca di Trosly-Breuil, in Piccardia, primo anello di una catena che oggi conta 131 case-famiglia dislocate in 34 Paesi. «Sono arrivato — ha ricordato in questi giorni — pensando di restare due settimane, ma sono passati 50 anni». Nel giro di poco tempo, grazie allo spirito di fratellanza che regna all’Arca, Jean-Pierre, detto Pierrot, rivoluziona la propria vita, al fianco di Raphael e Philippe, i primi ragazzi accolti dalla comunità, e ai tanti altri che presto si aggiungono. Supera la timidezza, si apre al prossimo e inizia a cantare di gioia.

«Se Raphael, nel suo silenzio, ci ha insegnato — ha detto Jean Vanier — ad amare con la sola forza del suo sguardo e Philippe amava parlare quanto noi amavamo ascoltarlo, Pierre è stato la musica che rendeva la nostra casa luogo di celebrazione e di gioia. Cantava e cantava in tutte le occasioni di festa. Amava soprattutto le vecchie canzoni parigine». E sul sito dell’Arca, commentando la Legione d’Onore a Jean-Pierre, Vanier aggiunge che «la sua presenza, il suo buon umore, i suoi scherzi e anche la sua serietà hanno contribuito molto a far diventare l’Arca ciò che è: un luogo dove le ferite del cuore vengono curate, un luogo di festa e di lavoro».

Jean-Pierre conquista la consapevolezza della sua dignità e nel 1972 accetta con coraggio di trasferirsi ad Ambleteuse per dar vita a una nuova comunità, Le Tre Fontane. Qui lavora come carpentiere, accoglie i nuovi arrivati, forma i volontari e ha un ruolo decisivo nell’organizzazione della casa. Nel 2009, con l’aiuto dell’amico Michèle Dormal, racconta la propria vita nel libro Je n’ai pas peur de devenir vieux e negli ultimi anni, ormai in pensione, si impegna a diffondere il messaggio rivoluzionario dell’Arca, «una comunità di pace — ha spiegato ancora Vanier — che può testimoniare la possibilità, per uomini e donne di cultura e capacità differenti, di vivere felici insieme, celebrando la comune umanità».

Il premio ricevuto all’Eliseo, dove Pierrot è arrivato accompagnato da molti amici della comunità, dimostra che la visione alla base dell’Arca, nata nel 1964 sull’onda dello spirito conciliare e cresciuta nel decennio delle grandi speranze, è più attuale che mai. A ben vedere, infatti, conclude Vanier, «questa è la visione di Gesù: una società in cui i forti e i deboli hanno bisogno gli uni degli altri».

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