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Lega a Bergamo «per fare pulizia»: Maroni invoca l’unità, Bossi si scusa per i figli

aprile 11, 2012 Redazione

A Bergamo Roberto Maroni promette il Congresso della Lega entro giugno e afferma: «Stiamo facendo pulizia, la cosa più importante è l’unità del movimento». Rosi Mauro intanto non si dimette e scatena le ire del popolo verde. Umberto Bossi parla di «ripartenza» e dice: «Scusatemi se chi ha fatto danni porta il mio cognome».

“Roberto Maroni entra a Bergamo da conquistatore portandosi dietro il re deposto Umberto Bossi (celebratissimo, ha parlato di «ripartenza» e ha ancora evocato il complotto). Tutti, in apparenza, intenzionati a pacificare le tribù della Lega smarrita. «Stiamo facendo pulizia – ha detto Maroni – Faremo il congresso entro giugno. La cosa più importante è l’unità del movimento» con Bossi e Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, tutti sul palco con lui a significare che il nemico, «gli indegni che hanno sporcato la Lega», sono altrove. Rosi Mauro soprattutto (un coro: «Rosi Mauro fuori dai coglioni»). E qualcuno parla di facili capri espiatori e allude persino a un accordo tra il vecchio e il nuovo leader: il sacrificio del cerchio magico per la salvezza della famiglia. Ha detto infatti Maroni, dal palco: «Renzo Bossi ha seguìto l’esempio di Umberto, ed è un gesto che apprezziamo», prima di annunciare con durezza che il tesoriere Francesco Belsito sarà invece espulso mentre «con dispiacere apprendo che Rosi Mauro non si è voluta dimettere come le chiedeva Bossi»” (Foglio, p. 1).

“Tra fischi, cori, applausi e scope «per fare pulizia», il giorno dell’investitura di Bobo Maroni è stato ancora traumatico per il partito; malgrado a sinistra, nel Pd, osservino questo tramestio con occhi pieni di offerte politiche, immaginando possibili e fruttuose convergenze in futuro. «Bossi ha tutta la mia solidarietà», ha detto Massimo D’Alema, già teorico nel 1994 dell’alleanza tra Pds e Lega («una costola della sinistra»). Il vecchio leader dimissionario della Lega sembra avere accettato la logica della successione, forse perché l’unica via d’uscita, anche al prezzo di sacrificare qualche fedelissimo. Ma nel partito per adesso pensano solo a uscire dai pasticci con il minor danno possibile e uno slogan: «Facciamo pulizia da soli e prima delle procure»” (Foglio, p. 1).

Se Renzo Bossi si è già dimesso – con il padre che ha dichiarato dal palco: «Avrei dovuto mandare i miei figli all’estero, mi spiace per loro. E voi scusatemi se chi ha fatto danni porta il mio cognome» – non lo ha fatto Rosi Mauro, che ieri a Porta a porta si è difesa dicendo: «Non vedo perché dovrei dimettermi». Ma nella Lega si preparano le espulsioni. “«Le dimissioni non bastano», ripete infatti Matteo Salvini, plenipotenziario milanese di Maroni: «Vanno cacciati fuori, tutti». E si riferisce al cerchio magico, ai suoi membri più e meno noti tra cui Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Monica Rizzi, assessore della giunta regionale lombarda. Maroni, che con Calderoli e Dal Lago, regge provvisoriamente il partito, ha fissato per venerdì prossimo una riunione del consiglio federale che dovrebbe formalizzare le prime espulsioni, quelle di Belsito e forse di Rosi Mauro” (Foglio, p. 1).

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