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Le toghe di Area e i maxistipendi: «500 euro in più fanno la differenza»

novembre 9, 2012 Chiara Rizzo

Nemmeno un mese dopo che la Consulta ha bocciato il prelievo dei 5 per cento sugli stipendi pubblici over 90 mila euro, nella corrente di sinistra della magistratura c’è ansia di riavere le super buste paga

Antefatto. L’11 ottobre la corte Costituzionale ha giudicato illegittimo il prelievo del 5 per cento sugli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione, compresi i magistrati, superiori ai 90 mila euro lordi (cioè, considerate tredicesime e quattordicesime, gli stipendi lordi da oltre 6 mila euro al mese) e il prelievo del 10 per cento sugli stipendi superiori ai 150 mila euro (circa 11 mila euro al mese): andranno ripristinate le vecchie (super)buste paga.
Il 30 ottobre, cioè appena 20 giorni dopo, nella mailig list dei magistrati di Area (la corrente di sinistra delle toghe) si apre una discussione. «Dalla ragioneria territoriale – scrive per prima un giudice del Tribunale di Ferrara – oggi fanno sapere che nessuna notizia è arrivata circa il doveroso aggiornamento dello stipendio; e oggi scadeva il termine per le lavorazioni delle mensilità di novembre. Mi chiedo quindi: 1) cosa ne sia stato di quelle notizie circolate in mailing list circa l’adeguamento a novembre. 2) come mai l’indifferenza quasi assoluta di tutti: a nessuno importa che continuino a farci trattenute illegittime, peraltro nella consapevolezza che sarà difficile ottenerne la restituzione?».
Seguono altre mail, sinché in giornata interviene una magistrato, membro della Giunta esecutiva dell’Anm, il sindacato dei magistrati. Che spiega «di aver avuto notizia dagli uffici competenti del ministero dell’Economia che sono state avviate le procedure per assicurare che dal mese di novembre siano effettuati gli adeguamenti stipendiali».

LAVORATORI PIU’ UGUALI DI ALTRI. Nemmeno questa rassicurazione basta a sedare gli animi e le toghe, nei giorni successivi, continuano a discutere sui conguagli. Non si è mai visto un tale anelito di giustizia, probabilmente, tra i magistrati italiani. Un qualsiasi altro privato lavoratore italiano sa bene che deve avere molta pazienza se si affida alla giustizia. In media la durata di un processo civile, con controversie tra cittadini privati sugli stipendi che, molto più in piccolo, ricordano questo caso dei magistrati, è di 7 anni. Ricordiamo poi che secondo il rapporto Doing Business 2010, i tempi medi di recupero dei crediti commerciali per i lavoratori italiani sono 1210 giorni (infatti siamo al 157mo posto per efficienza in una classifica di 183 paesi). Come ha ricordato il Guardasigilli Paola Severino nell’inaugurazione dell’anno giudiziario, l’inefficienza della giustizia civile brucia 1 punto percentuale di Pil ogni anno. Si vede però che le toghe di Area reputano che la giustizia per loro debba essere più efficiente e veloce di quella che offrono agli italiani: «A me 500 euro al mese in più (su stipendi da 6 mila euro al mese minimo, ndr.) fanno la differenza», scrive la solita giudice di Ferrara.

IL SENSO DEL LAVORO. A dire il vero, qualche magistrato cerca di ricordare ai colleghi in che mondo vivono tutti gli italiani. «C’è un bravissimo collaboratore degli uffici giudiziari in cui lavoro – scrive un pm di Modena – che tiene a galla i sistemi informatici di due procure e non viene pagato da oltre sei mesi. Se noi che guadagniamo almeno il triplo di questa persona, per il ritardato adeguamento ad una sentenza, che comporta 200/300 euro in più, arriviamo ad usare toni come quello che si leggono, credo che in proporzione lui dovrebbe ritenersi autorizzato a mettere a ferro e fuoco qualsiasi cosa, no?».
Qualche collega si dichiara d’accordo. Apriti cielo: «Davvero spiritosa la tua mail – scrive una giudice del tribunale di Pisa, in replica al pm –. In Brasile, un bambino operaio che lavora per una multinazionale viene pagato 20 centesimi l’ora. Milioni e milioni sono gli uomini e le donne sottopagati, non solo in Cina o in India, ma anche in Europa e in Italia. Posto tutto questo, mi dici che attinenza c’è tra i dipendenti che non ricevono la retribuzione, i disoccupati, i cassintegrati, con il fatto che i colleghi chiedano notizie sui loro diritti economici? Certamente come cittadini possiamo lottare perché i diritti dei più sfortunati siano tutelati. Ma le iniquità sociali devono indurci a non inquietarci per le mancate risposte del Governo e dell’Anm, a non alterarci per i volontari ritardi? Forse il benaltrismo di Veltroni si è diffuso anche nella nostra categoria». E una giudice da Torino: «Siamo lavoratori come tanti altri, non siamo in un empireo e anche i 500 euro possono fare la differenza per chi ha la famiglia». Tra i magistrati di Area, spira sempre un forte vento di passione e giustizia sociale, come ricorda uno dei membri, giudice a Napoli: «Personalmente sono entrato in magistratura solo per i soldi e non per gli ideali. Se scrivo dei provvedimenti, più o meno corretti, è perché sono pagato».

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1 Commenti

  1. obeng kennedy scrive:

    io sono nero vevo a ferrara via don calabria 13, 44124. io ho 26 anni saro molto grato se mi potesse consetire un po di spazio nel vostro annuncio, ed faro del mio meglio per lavorare per la vostro sodisfazione. spero che la mia richiesta si riunira secondo la tua misericordia e la prima considerazione grazie. ecco il mio numero 3421042394

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