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Le reliquie dei beati genitori di s. Teresa sbarcano a Praga. Intorno a un bambino missionario e guerriero si risveglia la fede di un popolo ateo

giugno 29, 2011 Redazione

Pubblichiamo la testimonianza di Fabio Giovenzana, Lorena e Franco Brambilla che hanno assistito nella ateissima Repubblica Ceca a un risveglio della fede grazie all’arrivo a Praga delle reliquie dei genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, riconosciuti beati grazie al miracolo sul piccolo Pietro Schilirò

Sembrava impossibile portare in Repubblica Ceca, un paese ritenuto tra i più atei del mondo, le reliquie dei genitori di s. Teresa di Gesù Bambino (Luigi e Zelia Martin), santi vissuti nell’Ottocento e invece ci sono arrivate, secondo disegni imperscrutabili, anzi sono state richieste da molte Parrocchie e comunità. Sembrava che la gente dovesse rimanere indifferente di fronte a una piccola urna contenente i due avambracci (radio e ulna) dei genitori di Santa Teresina, da poco riconosciuti Beati dalla Chiesa, e invece decine, centinaia di Cechi, moltissimi giovani, moltissime coppie di sposi, si sono inginocchiati davanti a quell’urna, l’hanno toccata, si sono raccolti in preghiera, si sono commossi, hanno mendicato grazie.

Il pellegrinaggio delle reliquie è stato fortemente voluto anzitutto da un padre carmelitano innamorato dei Santi, padre Antonio Sangalli, che aveva già curato diverse mostre al Meeting di Rimini sui grandi Santi della famiglia Carmelitana: santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, santa Teresina di Lisieux, i coniugi Martin. Ma è stato reso possibile dalla passione del padre carmelitano Petr Glogar, che ha compreso da subito la grandezza e l’eccezionalità dell’evento. Hanno aderito subito con entusiasmo anche le Monache Trappiste di Poličany. Madre Lucia Tartara, la responsabile della comunità, fin da subito ha detto: «E’ troppo bello, saremo felici di vegliare le reliquie per una notte».

Le reliquie sono arrivate a Praga giovedì 23 giugno, presso il Monastero delle Carmelitane Scalze di S. Giuseppe. Le monache carmelitane vegliano l’urna con le reliquie per tutta la notte. La Cappella, che normalmente è chiusa ai fedeli, viene aperta al pubblico venerdì 24, alle 17:30. In poco tempo si riempie di gente. Ci sono canti, testimonianze, preghiere. Molti vi rimangono ininterrottamente fino alle 21:00. Ci sono giovani che cercano il senso della loro vita e si raccolgono in preghiera davanti a quel piccolo segno. Numerosi gli sposi che, insieme, si inginocchiano davanti a quelle reliquie per domandare la grazia di vivere in pienezza la loro vocazione.

Sabato 25 vengono portate nel Monastero Trappista femminile di Poličany. Sono accolte da uno scampanio e dalle monache in festa, che esprimono sul loro volto gioioso la bellezza di dare ogni giorno la vita per Cristo. Sono loro che portano in spalla l’urna e la depongono in Chiesa, ai piedi dell’altare. Le monache sono giunte in nove dall’Italia, pochi anni fa, su richiesta del Cardinale Vlk. Ora sono già in  venti! Nella sala del Capitolo, nella quale eccezionalmente veniamo ammessi anche noi, padre Sangalli spiega che un miracolo, di cui è stato testimone, ha reso possibile il riconoscimento, da parte della Chiesa, della santità dei due sposi: la guarigione del piccolo Pietro Schilirò, nato con una gravissima malformazione polmonare. È lo stesso carmelitano a suggerire ai suoi genitori di chiedere, per intercessione dei coniugi Martin, la grazia di accettare la volontà di Dio. Il giorno dopo, la mamma di Pietro suggerisce a Padre Sangalli di leggere attentamente una lettera di s. Teresina che dice: “Ah, come è bella la vocazione del piccolo Bambino! Non è una missione che deve evangelizzare, ma tutte le missioni. E questo come?… Amando, dormendo, GETTANDO FIORI a Gesù quando sonnecchia. Allora Gesù prenderà questi fiori e, comunicando loro un valore inestimabile, li lancerà a sua volta, li farà volare su tutte le rive e salverà le anime, con i fiori, con l’amore del piccolo bambino che non vedrà nulla, ma che sorriderà sempre anche attraverso le lacrime! Un bambino missionario e guerriero: che meraviglia!” (LT 194).

“Ecco – risponde padre Sangalli folgorato da un’intuizione – questa è la missione del vostro bambino. Dio, che è un Padre buono, attraverso lui vuole compiere tanti miracoli! Dio ha già ascoltato le vostre preghiere e vi ha già donato la grazia che, insieme, abbiamo chiesto per intercessione di Luigi e Zelia. Il vostro Pietro, dormendo, è diventato missionario e guerriero. Anche se la sua vita è così breve, ha svolto il suo compito, quello che Dio gli ha affidato per il bene delle anime!”. “Sì – risponde la mamma di Pietro – ma proprio perché Dio è un Padre buono, noi osiamo andare oltre e chiedere, sempre per intercessione dei coniugi Martin, la piena guarigione di nostro figlio!”. È così che inizia un passaparola tra gli amici dei coniugi Schilirò e alla fine un popolo intero si trova a pregare per la stessa ragione. Inizia anche una gara contro il tempo, perché i medici, che ormai ritengono irreversibile la situazione, reclamano il lettino di rianimazione per altri possibili piccoli pazienti. Si inizia l’ultima novena, ed è proprio al quarto giorno, giorno del suo onomastico, che l’imprevedibile accade. Il piccolo Pietro comincia a respirare autonomamente. Ora Pietro ha 10 anni ed è un bambino vivace e sereno nella sua famiglia.

Anche qui a Poličany, un luogo solitario immerso nel verde delle colline della Repubblica Ceca, accorrono diversi fedeli che riempiono la Cappella del Monastero per momenti di preghiera comuni e personali. Domenica 26, di buon mattino, dopo le lodi, l’urna parte dal Monastero per raggiungere la chiesa parrocchiale di Slany, a una trentina di chilometri da Praga, dove, alle 10:30 è celebrata la S. Messa per le famiglie. È una città inserita in una zona altamente industrializzata, dove il lavoro nelle fabbriche siderurgiche occupa tutto il tempo e assorbe tutte le energie della mente e del cuore. Invece, l’inaspettata affluenza dimostra, ancora una volta, che dove ci sono i santi, cioè i testimoni, il cuore dell’uomo è irresistibilmente attratto.

Alle ore 16:00 l’urna viene riportata a Praga al Santuario di Gesù Bambino, dove sono presenti i padri carmelitani scalzi della Provincia Ligure. Alle ore 18:00 viene celebrata una S. Messa in lingua italiana. Presiede padre Sangalli. Nell’omelia spiega che non avremmo mai avuto una s. Teresa di Gesù Bambino senza i suoi genitori. Non solo perché da loro ha ricevuto la vita, ma anche perché quella famiglia è stata per Teresa la prima fondamentale scuola di fede, tanto che quando la piccola Teresa guardava suo papà, non poteva non esclamare: “Papa le bon Dieu!”. Questo significa che l’educazione dei figli, da parte di entrambi i genitori, è la loro missione principale. Alle ore 19:00 è lo stesso arcivescovo di Praga che celebra solennemente la S. Messa in una chiesa ormai stracolma di gente e concelebrata da diversi sacerdoti.

Dopo la S. Messa è un accorrere continuo di persone, inusuale per Praga, che si mettono in ginocchio davanti alle reliquie e pregano intensamente. La presenza del divino non è percepibile solamente dagli occhi del corpo; sono gli occhi del cuore che vedono oltre il visibile. Una giovane non vedente che era venuta per partecipare alla S. Messa, alla domanda se avesse voluto accostarsi e toccare l’urna dei Beati Martin, risponde, raggiante in volto, con un “sì” pieno di commozione e si lascia accompagnare fino ai piedi dell’altare, dove si inginocchia per esprimere la sua profonda e silenziosa preghiera. A questo punto, a malincuore, abbiamo dovuto lasciare le sante reliquie per fare ritorno alle nostre case. Esse però stanno continuando il loro tragitto nella repubblica Ceca a Dačice presso il locale Monastero delle carmelitane scalze, Zlin presso la parrocchia dei salesiani e nella Cattedrale di Olomouc dove esiste un importante Centro diocesano per la famiglia.

Fabio Giovenzana, Lorena e Franco Brambilla

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