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Le chiavi dell’Indonesia gigante malato

settembre 22, 1999 Casadei Rodolfo

Le chiavi dell’Indonesia gigante malato

Demografia Con 201 milioni di abitanti (stima del 1997) l’Indonesia è il quarto paese più popoloso del mondo (dopo Cina, India e Stati Uniti) e la terza potenza demografica dell’Asia. Lo spazio fisico a loro disposizione è apparentemente vasto: 1 milione e 904mila kmq di superficie (oltre sei volte l’Italia) costituita da 17mila isole piccole e grandi. In realtà il 70 per cento di tutta la popolazione vive nell’isola di Giava, dove la densità raggiunge i 1.073 abitanti per kmq (in Italia la densità è di 191 per kmq). Sui suoi 130mila kmq (meno della metà della superficie dell’Italia) Giava ospita 140 milioni di persone! Per questo motivo il governo indonesiano, sin dall’indipendenza, ha promosso l’emigrazione dei giavanesi verso le altre isole dell’arcipelago. Ciò ha causato e causa rivalità e scontri con le popolazioni indigene, che non accettano di essere sovrastate dai nuovi arrivati.

Religione L’Indonesia è paese massicciamente islamico: l’87 per cento della popolazione, cioè 175 milioni di persone, è formalmente musulmana. I restanti sono suddivisi fra cristiani protestanti (6,6%), cattolici (5 milioni e 686mila, pari al 3% di tutti gli indonesiani), indù (1,9%), buddisti (1%) e animisti, considerati fuori legge. In base alla Costituzione, infatti, nel paese sono ammesse solo cinque religioni: l’islam, il cristianesimo protestante, il cattolicesimo, il buddhismo e l’induismo. Le cinque confessioni debbono comunque fare atto di sottomissione al “Pancasila”, la dottrina ufficiale dello Stato creata al tempo del presidente Sukarno composta di cinque princìpi: 1) fede in un Dio unico; 2) umanesimo; 3) unità dell’Indonesia; 4) democrazia; 5) giustizia sociale.

Islam L’Indonesia è il paese del mondo in cui vive il maggior numero di musulmani, e tuttavia non è uno Stato islamico. Ogni indonesiano può, in teoria, scegliere la religione a cui appartenere e lo Stato è laico. L’islam è arrivato in Indonesia sette secoli fa attraverso commercianti provenienti dall’India e dal Medio Oriente. Dall’isola di Sumatra si è esteso a quella di Giava e da lì al resto dell’arcipelago. Diversamente dai paesi in cui è giunto attraverso conquiste militari, in Indonesia l’islam si è fuso con le credenze locali e le tradizioni buddhiste e indù. Fino al XIX secolo si è presentato col volto di una religione popolare tradizionale. Alla fine di quel secolo il vento della riforma islamica, iniziata in Medio Oriente, ha raggiunto l’Indonesia e ha trasformato in senso più militante l’islam locale. Da allora si possono distinguere tre correnti islamiche: il filone abangan, sincretista e tollerante; quello santri, ortodosso quanto a dottrina e militante a livello socio-politico, e quello priyayi, che si identifica col potere e tiene a bada l’islam politico. Con quest’ultimo si è identificato per molto tempo l’esercito indonesiano, ma negli ultimi anni della presidenza Suharto sono stati nominati molti ufficiali di tendenza islamica radicale.

Secessionismi Timor non è l’unico territorio sottoposto al governo di Giakarta che chiede l’indipendenza. Movimenti secessionisti sono attivi anche nel distretto di Aceh (Sumatra settentrionale, 4 milioni di abitanti), nelle isole Molucche (2 milioni di abitanti, in maggioranza cristiani), nell’Irian Jaya (la parte occidentale dell’isola di Nuova Guinea, grande una volta e mezzo l’Italia e abitata da meno di 2 milioni di persone) e fra i daiacchi del Borneo. Il fatto è che all’interno dell’Indonesia vivono almeno 300 gruppi linguistici molto diversi fra loro per cultura e tradizioni. Il principale strumento di unificazione è stata l’imposizione di una lingua comune: il malay, la lingua parlata nella provincia di Riau (isola di Sumatra).

Cronologia storica 1520 I portoghesi colonizzano le isole di Timor, Celebes e Flores.

1613 Gli olandesi occupano la parte occidentale di Timor.

1602-1620 Colonizzazione olandese dell’Indonesia.

1620-1804 Persecuzione anti-cattolica dei colonialisti olandesi contro gli indigeni convertiti dai gesuiti e dai saveriani.

1949 Proclamazione dell’indipendenza, Sukarno presidente.

1965 Un colpo di Stato militare depone Sukarno e installa il successore Suharto (marzo 1966).

La repressione della ribellione comunista causa oltre 500 mila morti.

novembre 1975 In seguito alla “rivoluzione dei garofani” i portoghesi abbandonano Timor orientale.

dicembre 1975 L’esercito indonesiano invade Timor Est.

1976-1979 L’Indonesia annette Timor, ma l’Onu non riconosce la sua sovranità sull’isola. Si organizza la resistenza del Frelitin. La repressione causa 200mila morti fra gli allora 600mila abitanti.

1996 Il premio Nobel per la pace viene assegnato al vescovo di Dili mons. Carlo Ximenes Belo e al leader indipendentista JoséRamos-Horta.

21 maggio 1998 Suharto si dimette, gli succede Habibie.

5 maggio 1999 Habibie offre ai timoresi un referendum per uno statuto di autonomia.

30 agosto 1999 Si svolge il referendum. Il 78,5% degli elettori rigetta l’offerta di autonomia, optando implicitamente per l’indipendenza.

4 settembre 1999 Le milizie filo-indonesiane commettono massacri contro la popolazione civile con la complicità delle forze armate.

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