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Lavoro. Bonanni non è Camusso: «Ben vengano i contratti di Renzi. Se lui fa sul serio, noi siamo pronti a cambiare»

marzo 22, 2014 Marco Margrita

Lavoro, governo, sindacato, ruolo dei cattolici, elezioni europee. Intervista al segretario confederale della Cisl che interviene oggi al congresso di Mcl

Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, oggi pomeriggio sarà uno degli ospiti di spicco al congresso del Movimento Cristiano Lavoratori (21-23 marzo, qui tutti i dettagli). Una presenza la sua, all’assise Mcl, che sembra confermare che i tentativi per un lavoro unitario dei grandi soggetti sociali e popolari d’ispirazione cattolica non si sono interrotti. E con il segretario, Tempi fa il punto sul tema del lavoro, questione che oggi ha assunto una centralità nel dibattito pubblico, anche per gli annunciati provvedimenti governativi.

«Noi abbiamo – chiarisce Bonanni – giudicato positivamente le prime mosse del governo Renzi. Da tanti anni la Cisl sollecita un intervento choc sulle tasse che stanno strangolando l’economia italiana e le famiglie. Ecco perché l’annuncio del governo di abbassare le tasse ai lavoratori è sicuramente un segnale importante che farà bene ai consumi e anche alle imprese. Noi chiediamo che anche per i pensionati, soprattutto quelli al minino, ci sia un intervento di riduzione delle tassazioni. Questa è la strada per risollevare la nostra economia e creare più occupazione. Aspettiamo di vedere le buste paga dei lavoratori di maggio. Se Renzi non dovesse mantenere la promessa, sarebbe sicuramente un boomerang per l’esecutivo. Ma noi crediamo che lui farà il possibile per portare avanti questa nuova politica e le riforme di cui il paese ha bisogno da almeno vent’anni».

Un’apertura di credito che non elimina le frizioni – specie dopo le affermazioni del premier nell’intervista a Fabio Fazio – con le organizzazioni sindacali. «Renzi – punge il segretario confederale – è giovane ed esuberante ma farebbe bene a essere più cauto sul ruolo delle parti sociali nelle società complesse. Il presidente del Consiglio dovrebbe favorire sempre il dialogo e non alimentare le contrapposizioni ideologiche. Non si governa un paese come l’Italia senza la ricerca di una maggiore coesione sociale e il coinvolgimento dei sindacati e delle altre associazioni di categoria nelle scelte, anche impopolari, di politica economica. Ma sia chiaro: a noi non interessa la concertazione di facciata come ritualità, come una passerella nella quale alla fine non si decide niente. Se Renzi preferisce le posizioni conservatrici e antagonistiche di Landini è un problema suo. Ce ne faremo una ragione. Noi chiediamo solo che ci sia rispetto per le posizioni del sindacato e dei lavoratori. Renzi non faccia di ogni erba un fascio. Prenda esempio dal modello di partecipazione “renano” e dal rapporto che lega tutti i governi tedeschi alle parti sociali. Per il resto, la Cisl continuerà a giudicare l’azione del governo dai risultati che arriveranno concretamente ai lavoratori. Non faremo sconti a questo esecutivo, come non ne abbiamo mai fatto agli altri».

E per quanto riguarda la questione dei contratti a termine così come sono stati proposti nel Jobs Act di Renzi, Bonanni è di parere completamente opposto alla collega Susanna Camusso. Secondo la Cgil aumentano la precarietà, per la Cisl «aumentano le garanzie dei lavoratori». «Il contratto a termine – spiega Bonanni – fornisce il massimo delle garanzie possibili a un lavoratore: tutela previdenziale, sistema retributivo, sicurezza. Invito Susanna Camusso a concentrare le forze su quella che ritengo la vera emergenza in tema di occupazione precaria: contrastiamo insieme il mondo delle false partite Iva, dei co.co.pro. e dei lavoratori senza tutele».

La guida della Cisl, dal canto suo, non nega che sia necessario un ripensamento del ruolo del sindacato. «In questi anni, – spiega a Tempi – abbiamo realizzato accordi importanti con le nostre controparti, in un percorso coerente di riforme del mondo del lavoro per favorire la competitività del sistema produttivo. Ultimamente siamo riusciti anche a regolare, insieme anche alla Cgil, il tema della rappresentanza nei posti di lavoro, argomento su cui sarebbe sbagliato intervenire per legge. Ma questo certamente non è sufficiente. Noi pensiamo che il sindacato oggi sia di fronte a un bivio: non basta solo protestare o rivendicare condizioni migliori per i lavoratori e i pensionati. Oggi dobbiamo indicare una prospettiva nuova al nostro paese, favorendo con gli accordi aziendali e territoriali nuovi investimenti e la creazione di posti di lavoro».

Continuare sulla linea di Todi
C’è la consapevolezza che i governi devono affrontare grandi questioni: «Il problema delle tasse troppo alte, dei costi dell’energia, delle infrastrutture insufficienti, di una burocrazia che va riformata dalle fondamenta, di una giustizia civile troppo lenta». Su questo, ammette Raffaele Bonanni, «anche le parti sociali devono fare la propria parte, allargando il bacino della contrattazione in una logica di sussidiarietà e partecipazione dei lavoratori al capitale delle aziende. Dobbiamo cambiare il nostro modello capitalistico, farlo uscire dal familismo e dal ricatto della finanza, delle assicurazioni e delle banche. I lavoratori e le imprese devono collaborare per innalzare il livello della produzione e ridistribuire gli utili in maniera più equa. Questa è la battaglia della Cisl. Per fare questo occorre un sindacato più partecipativo, più snello e autonomo da tutti gli schieramenti politici. E su questo fronte la Cisl non ha da imparare niente da nessuno».

Sul fronte delle collaborazioni con le altre organizzazioni cattoliche la Cisl non si tira indietro. Si pensi al Forum di Todi. «È stato una straordinaria esperienza che ha prodotto risultati importanti nella riorganizzazione dell’offerta politica e nella valorizzazione del ruolo essenziale dell’associazionismo ispirato ai valori cristiani. Dobbiamo rilanciare tutti insieme questo impegno, perché la società italiana è in una fase di transizione politica, istituzionale, sociale ed economica. Lo abbiamo chiarito più volte: non tocca a noi lanciare nuovi movimenti politici. Ma i cattolici impegnati nel sociale hanno il diritto e il dovere di indicare una prospettiva di riforme economiche e sociali, stimolando la partecipazione delle persone e sollecitando la formazione di una nuova classe dirigente in grado di guidare il paese. Ci faremo sentire nei prossimi mesi e lo faremo con grande determinazione e unità».

In vista delle elezioni europee, quale messaggio manda il sindacato alle forze politiche che si apprestano a cominciare la campagna elettorale? «Noi siamo convinti che vada rilanciato con forza il processo di integrazione politica a livello europeo. Questa è la chiave per uscire da questo gioco pericoloso sull’euro che ha prodotto solo sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee. La politica italiana dovrebbe fare una battaglia forte per puntare a questo traguardo storico degli Stati Uniti d’Europa. Bisogna che la Bce possa giocare un vero ruolo, divenire un prestatore di ultima istanza. E questo si potrà realizzare solo se alle spalle avrà un forte potere politico unitario».

Una vera unità politica continentale che non può non passare attraverso un cambio di passo rispetto all’imposizione dell’austerity. «Serve una svolta rispetto alle ricette fin qui confezionate da Fmi, Bce e Commissione per smontare quell’impalcatura che ha reso gli stati europei prigionieri della finanza e dei banchieri, e i poteri democratici sempre più deboli. La svolta resta l’armonizzazione dei regimi fiscali da contrapporre al rigore tout court, evitando il dumping fiscale e le situazioni di degrado che colpiscono i più deboli in Europa. Speriamo che i partiti parlino e si confrontino su questi veri temi durante la campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo e non delle solite beghe di casa nostra».

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