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L’Arabia Saudita è in crisi e ha bisogno di soldi (ma re Salman non lo sa)

marzo 18, 2017 Leone Grotti

Il monarca è in Asia per un tour di un mese alla ricerca di finanziamenti. Viaggia con sei aerei, 1.500 persone, due limousine, due ascensori e un bagaglio da 506 tonnellate

L’austerità è arrivata fino in Arabia Saudita. Il petrolio scorre sempre a fiumi sotto le sabbie del regno islamista wahabita retto dalla casata degli Al-Saud, ma il governo negli ultimi sei mesi ha tagliato gli stipendi del settore pubblico, ridotto le agevolazioni per casa e automobile, diminuito il compenso per gli straordinari, aumentato i giorni di lavoro, introdotto una serie di tasse su tabacco e bibite gassate per «tutelare la salute» e persino l’Iva.
Tutte queste misure fanno parte di un piano più ampio (Saudi Vision 2030) per ridurre il deficit e sganciare la prosperità saudita dalle esportazioni petrolifere, in un momento in cui il prezzo dell’oro nero è basso, diversificando l’economia.

IL VIAGGIO ASIATICO. Anche per questo re Salman è partito a marzo per un viaggio asiatico della durata di un mese con tappe in Malaysia, Indonesia, Brunei, Cina, Giappone e Maldive. L’obiettivo è stringere accordi politici e finanziari, perché anche l’Arabia Saudita ha bisogno di soldi ormai, possibilmente vendendo a caro prezzo il 5 per cento della potentissima compagnia petrolifera di Stato Aramco, il cui valore non è mai stato rivelato. Nessuno però ha avvertito il monarca dell’austerity introdotta nel paese.

IL BAGAGLIO DEL RE. Re Salman infatti non viaggia da solo ma con un corteo composto da 1.500 persone, tra cui 25 importanti principi della casa reale, 10 ministri e più di 100 guardie del corpo. Secondo il New York Times, la comitiva vola comodamente su sei Boeing (con la scritta “God Bless You” sulla facciata) e un Lockheed C-130 Hercules, un aereo militare da trasporto per gli effetti personali del re e dei suoi amici. Nel bagaglio dal peso totale di 506 tonnellate sono incluse anche due limousine Mercedes-Benz S600 e due ascensori elettrici per soddisfare tutti i bisogni del re.

AFFARI D’ORO. In Indonesia, l’81enne monarca è sceso dall’aereo utilizzando una scala (mobile) dorata e il governo locale ha annunciato di avere ingaggiato 572 dipendenti solo per trasportare il bagaglio reale. Ma poteva andare peggio. L’ultima volta che ha visitato le Maldive, ha fatto infuriare i turisti di tutto il mondo prenotando tre interi resort per il suo seguito. Sulla riva, ha anche fatto attraccare una nave-ospedale. Non ha portato però il suo personale yacht attraccato a Marbella, in Spagna, dotato di un ponte più grande di un campo da calcio.

FOLLOW THE MONEY. Il lusso ovviamente non è solo un vezzo reale, serve anche a ostentare la propria potenza e magari a strappare accordi migliori. In Indonesia sono stati firmati contratti per decine di miliardi di dollari, altri 65 miliardi valgono i 14 accordi firmati con la Cina, 10 miliardi quelli con la Malaysia. Nelle Maldive è scattata una protesta preventiva per il timore che il governo volesse vendere ai sauditi un’isola per 10 miliardi di dollari. Il presidente Abdulla Yameen, che ha fatto arrestare qualche giornalista solo per avere osato mettere in cattiva luce re Salman, ha garantito che l’isola non sarà venduta. I sauditi aiuteranno piuttosto a costruirci sopra una città. In cambio di che cosa? Non si sa. Già a settembre, Riyad aveva garantito un prestito di 100 milioni di dollari per allargare l’aeroporto internazionale del paese. In quello precedente, non ci stavano neanche i mobili del re.

Foto Ansa/Ap

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