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L’Aquila, Bertolaso indagato per omicidio colposo. Ma davvero si può prevedere un terremoto?

gennaio 26, 2012 Chiara Rizzo

L’ex capo della protezione civile sotto indagine per aver tranquillizzato gli aquilani sull’intensità dello sciame sismico seguito alla scossa del 6 aprile 2009. Dario Slejko, studioso dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale, spiega a tempi.it: «Non è possibile prevedere se dopo la prima scossa ne seguiranno altre di uguale o minore potenza»

Lo snodo è stata l’intercettazione di una telefonata di Guido Bertolaso avvenuta il 30 marzo 2009, a una settimana da quella scossa di magnitudo 5,9 della scala Richter che uccise 308 persone e sbriciolò L’Aquila dopo che la città per quattro mesi era stata vittima di uno sciame sismico costante. Bertolaso telefona all’assessore della Regione Abruzzo alla protezione civile, Daniela Stati, per comunicarle la convocazione urgente di una commissione di tecnici (la “Grandi rischi” per cui è stato aperto il processo). Nell’intercettazione la frase incriminata sarebbe di Bertolaso: «Una riunione per zittire qualsiasi imbecille. È un’operazione mediatica…verranno questi che sono i massimi luminari di terremoto a dire che è tutto normale, è meglio 100 scosse di 4 scala Richter, che una potente, perché cento, mille scosse servono per liberare energia… Non è una riunione perché siamo preoccupati, ma per tranquillizzare la gente». Prima della frase Bertolaso però rimprovera all’assessore Stati un comunicato stampa appena rilasciato dalla Regione: «Devi dire ai tuoi di non fare mai più comunicati in cui si dice che non saranno previste altre scosse, perché queste sono cazzate. Queste sono cose che non si dicono nemmeno sotto tortura… Se tra due ore c’è una scossa di terremoto, poi cosa dici? Il terremoto è un terreno minato, bisogna essere prudentissimi, comunque questa cosa ora la sistemiamo». 

L’ex capo della protezione civile, Guido Bertolaso, ora è indagato per concorso in omicidio colposo, proprio per aver dato troppe rassicurazioni agli aquilani sullo sciame sismico seguito alla scossa terribile del 6 aprile 2009. Ad accusarlo l’intercettazione, allegata agli atti del processo G8-Maddalena ma mai trascritta perché non pertinente, poi pubblicata da Repubblica.it. L’ex numero uno della protezione civile si è difeso: «Da salvatore che ero fino a 24 mesi fa, sembra che ora non vi sia problema, tragedia o incidente che non debba essermi imputato. Lo trovo francamente esagerato e anche un po’ ingiusto. Nessuno mi aveva obbligato nessuno a fare quella riunione e far parlare gli scienziati, l’ho fatto per riguardo nei confronti di quelli che oggi mi vogliono denunciare per omicidio colposo». Dario Slejko, sismologo dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale, si rifiuta categoricamente di entrare nei dettagli della vicenda Bertolaso, ma ha accettato di spiegare a tempi.it come si può prevedere oggi un sisma.

Studiare i terremoti è il suo mestiere. Ritiene possibile prevedere la pericolosità di uno sciame sismico?
Dopo un forte terremoto generalmente si manifestano scosse di assestamento, cioè altri piccoli terremoti che seguono: è l’evoluzione naturale di qualsiasi sisma. Il numero di queste scosse può essere elevato, che comporta la presenza di scosse più lunghe e “forti”, oppure meno elevato, costituito quindi da scosse man mano sempre più leggere. In una normale sequenza sismica, generalmente, le scosse che seguono non superano mai il grado di magnitudo della scossa principale. Se invece una sequenza sismica si manifesta con manignudo simile, si parla di “sciame sismico”. Significa che non c’è una scossa di magnitudo principale, ma che ce ne possono essere altre forti tanto quanto la prima. Quando c’è una scossa forte noi sismologi non sappiamo se la scossa sarà quella principale e se quelle che seguono saranno di minore magnitudo. O se siamo in presenza di uno sciame sismico per cui ci potranno essere altre scosse di mangnitudo simile. O se la prima è solo la scossa che precede il terremoto principale. Non si può prevedere la gravità in anticipo, l’unica cosa che può guidare i sismologi in una “previsione” sono gli studi sulla magnitudo massima avvenuta in una certa zona. Ma si tratta solo di un eventualità possibile: se la scossa appena avvenuta si avvicina alla magnitudo massima registrata allora si potrebbe dedurre che non ne seguiranno altre così forti. Questi però sono ragionamenti che derivano dall’osservazione delle scosse del passato, purtroppo non si può mai escludere che in una determinata zona non possa avvenire un terremoto con magnitudo superiore ai precedenti.

Cosa successe davvero all’Aquila? È stato uno sciame sismico, quello seguito alla prima scossa?
Sì, è stato uno sciame, ma il fenomeno sismico dell’Aquila è molto particolare e anche sugli aspetti più tecnici di quel terremoto c’è un’inchiesta giudiziaria in corso, per cui non intendo assolutamente andare oltre. Potrei invece descrivere il terremoto di oggi.

Prego.
Stanotte abbiamo avuto un terremoto nel veronese, nella zona di Grezzano, di magnitudo 4,2 della scala Richter, che ha dato origine a quattro successive scosse di assestamento. E poi alle 9.06 c’è stata una scossa di magnitudo 5,6 nel parmense, sentita in un’area vastissima dell’Italia settentrionale. I terremoti della pianura padana rientrano in un quadro generale di sismicità di quest’area, che si trova al confine tra il sistema alpino e quello appenninico caratterizzato da una vivacità sismica.

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