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“L’altra, la tv d’autore di Renzo Arbore”, il sabato notte la Rai mostra i gioielli d’annata

aprile 2, 2013 Paola D'Antuono

È andata in onda la prima puntata di uno speciale dedicato allo showman pugliese che ha riscritto le regole della tv di Stato. Un format indovinato che merita di essere seguito anche per le nove puntate a venire

La storia siamo noi, di Giovanni Minoli, è uno di quei programmi televisivi che ti riconciliano con la Rai. Imperdibile da sempre, sabato 30 marzo ha regalato l’ennesima perle su Rai Uno. Unica pecca  l’infausta collocazione in terza serata in un giorno generalmente dedicato alle uscite serali. Per il resto, la prima delle dieci puntate dello speciale L’altra, la tv d’autore di Renzo Arbore è una vera lezione di cultura televisiva dedicata a un uomo che ha fatto la storia della radio e della tv e che ha ancora decine di frecce nel suo arco.

PAESE DEI BALOCCHI. Non è un caso che la Rai spesso senta il bisogno di celebrare i suoi gioielli e non è la prima volta che “il primo canale” si occupa di Renzo Arbore. Del resto lo showman foggiano naturalizzato napoletano, classe 1937, di cose buone ne ha fatte, e tutte in Rai, tanto che non basta una puntata per raccontarle tutte. Ma il bello del notturno L’altra, la tv d’autore di Renzo Arbore è la struttura della prima puntata, che si svolge all’interno della casa di Renzo Arbore. Una sorta di paese dei balocchi, dove Arbore accoglie i suoi ospiti (Gino Paoli e signora e la giornalista Caterina Stagno) e gli mostra la sua reggia. Una enorme e colorata giostra, dove il compratore compulsivo Arbore colleziona di tutto, dalle borsette di plastica per signora, ai dischi anni 40, accanto a tutte le cittadinanze onorarie di cui è stato insignito (quella di cui va più fiero è New Orleans, patria del jazz), le decine di colorati clarinetti, le migliaia di calamite attaccate al frigorifero all’americana. Tutto intorno è un tripudio di colore e ricordi, sembra la casa di un bambino particolarmente fortunato. «Perché in fondo io sono un bambino di 80 anni», racconta un entusiasta Arbore alla compagnia che si fa largo tra souvenir e fotografie. «Guardate cosa c’è in cucina, una finta finestra che affaccia su Golfo di Napoli, la luce sul mare cambia colore a seconda dell’orario».

SPECIALE PER VOI. Arbore vive in un paese dei balocchi alle prese con una sana ed euforica mania, ma quando si siede sul divano con i suoi ospiti il filo di riannoda attorno a una trasmissione che ha segnato la sua storia e la storia della tv: Speciale per voi, anno 1969, «un programma sperimentale, talmente sperimentale che l’hanno chiuso dopo la prima edizione». Un giovanissimo e spigliato Arbore mette in piedi un progetto che rompe gli schemi canonici e apre le porte all’innovazione. Per la prima volta i cantanti famosi si esibivano e poi venivano sottoposti alle domande, spesso cattive, dei giovani presenti in studio. Che criticano Domenico Modugno, fanno piangere Caterina Caselli e trovano da ridire anche su Lucio Battisti. Tra di loro si scorgono nomi che oggi conosciamo bene, come Mario Luzzatto Fegiz. Così le teche Rai ci restituiscono il ritratto di un uomo che negli anni 60 aveva già visto il futuro e che avrebbe condizionato tutta la tv, sino agli anni più recenti. Oggi Renzo Arbore, ancora in formissima e attivo sopratutto come musicista, non ha voglia di tornare in tv con un nuovo programma «perché manca l’improvvisazione di un tempo» e forse mancano anche i talent scout come lui, che ha tirato fuori dal cilindro personaggi come Nino Frassica e Roberto Benigni. Per ricordarsi com’era bella la tv di Stato e quanto grande sia il genio di Arbore basta sintonizzarsi il sabato notte su Rai Uno, le chicche non mancheranno di certo.

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