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«La Spagna chiederà aiuto». E anche il resto del mondo non sta molto bene

marzo 29, 2012 Massimo Giardina

L’economia spagnola, come già esaminata da tempi.it, non è in grado di fornire dati confortanti per l’avvenire e tale incertezza crea nervosismo nei mercati. Lo ha confermato ieri un report del capo economista della banca americana Citi, Willem Buiter. Il problema è il sistema bancario iberico, che ha ancora in pancia molti titoli tossici.

I mercati finanziari hanno dato luogo, tra fine anno e gennaio, ad un movimento crescente, ma, negli ultimi due mesi, gli indicatori di borsa hanno registrato dei continui su e giù mantenendo, tuttavia, una linearità nel periodo. Il futuro, però, non è roseo e la maggiore responsabile è la Spagna.
L’economia spagnola, come già esaminata da tempi.it, non è in grado di fornire dati confortanti per l’avvenire e tale incertezza crea nervosismo nei mercati. Lo ha confermato ieri un report del capo economista della banca americana Citi, Willem Buiter: «Probabilmente entro l’anno la Spagna dovrà chiedere aiuto».
Il male del sistema spagnolo non è il debito pubblico, per ora ancora sotto i livelli italiani, ma il sistema bancario, inefficiente nella gestione e con molti titoli tossici in pancia. Se le banche iberiche svalutassero i titoli di dubbia liquidità come hanno fatto gli istituti di credito nostrani, il default iberico sarebbe scontato, basti pensare che la copertura in bilancio dei titoli junk coprirebbe una piccola porzione delle perdite presunte.Sul lato della gestione, ad eccezione di Santander e poche altre realtà, le banche spagnole sono poco efficienti. Gli sportelli bancari sono in sovrannumero rispetto alla media europea e, di conseguenza, i costi di gestione sono maggiori.

Gli Stati Uniti hanno da poco pubblicato i dati ufficiali del Pil relativi all’ultimo trimestre 2011: più 3 per cento. L’economia reale americana è cresciuta meno rispetto alle aspettative del 3,2 per cento, ulteriore elemento che ha contribuito ad una frenata dei mercati.
Altri dati preoccupanti arrivano dalle economie cosiddette di traino. Il Brasile sta drasticamente rallentando la crescita trainato verso il basso da un’economia cinese ancora forte, ma che sta abbassando con preoccupazione le proprie stime.
Il debito pubblico giapponese è oltre il 200 per cento rispetto ad un Pil sofferente da tempo che nell’ultimo quarto del 2011 è sceso dell’0,8 per cento. Molto probabilmente ci sarà una ripresa nel 2012 del 3,4 per cento e dell’1,4 per cento rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre secondo le stime dell’Ocse.
Il problema che affligge i mercati è che le soluzioni fino ad ora portate avanti riguardano strumenti di natura monetaria. Per intendersi si pagano i debiti con altri debiti: il problema non si risolve, ma lo si diluisce nel tempo.

twitter: @giardser

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