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La soap opera del Pd palermitano continua: gli attori di Vasto si lasciano

marzo 15, 2012 Chiara Rizzo

C’è voluto un comitato di giudici per chiudere la vicenda delle primarie siciliane, ma ora che il vincitore anche per i magistrati è Ferrandelli, Idv e Sel correranno da soli.

Prosegue, tra imperdibili colpi di scena, la telenovela delle Comunali a Palermo, diventata una vera e propria “Cavalleria rusticana” della politica. Puntata precedente: alle primarie del Pd, Fabrizio Ferrandelli, il candidato sostenuto dai notabili locali, due vecchi volponi della politica come il senatore Beppe Lumia e il capogruppo Pd all’Assemblea regionale siciliana (Ars), Antonello Cracolici, sorpassa e batte Rita Borsellino, la candidata sostenuta dal segretario nazionale del partito, Pier Luigi Bersani, e dall’alleanza di Vasto al gran completo, con Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando in piazza al fianco di Borsellino per l’Idv, e Nichi Vendola per Sel. Il problema è che Lumia e Cracolici hanno messo in pista Ferrandelli per impedire alla Borsellino di smontare il lavoro giornaliero che conducono da anni per tenersi attaccati alla poltrona: una fatica immane per il Pd siciliano, che negli ultimi anni è arrivato addirittura, proprio grazie alla genialità del duo Lumia-Cracolici, ad entrare nella maggioranza di governo della Regione, sostituendosi al Pdl nel sostenere il governatore dell’Mpa Raffaele Lombardo.

Una vittoria per una manciata di voti, quella di Ferrandelli, 9.800 contro 9.664. Ma sufficiente a scatenare parecchi mal di pancia: si è parlato subito di brogli elettorali, e visto che a Palermo il gossip si trasforma facilmente anche in materiale di lavoro per la Procura, è stata aperta subito un’inchiesta, che prova in effetti la fondatezza delle voci sulle scorrettezze. Una collaboratrice di Ferrandelli, infatti, il giorno stesso delle primarie viene fermata con in mano 50 certificati elettorali. Di mettere la parola fine alla vicenda primarie, in un simile ginepraio, pure la Procura di Palermo si dev’essere spaventata. Infatti la decisione è stata affidata addirittura ad un comitato di saggi, composto, per mettere a tacere ogni eventuale litigiosità, anche da un magistrato del pool di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Peppino di Lello, che ha emesso il verdetto insieme al preside di Giurisprudenza Antonio Scaglione (vittima della mafia, perché figlio di un pm ucciso dalla mafia) e dal giurista Giuseppe Verde. Il verdetto è giunto ieri. Ed è memorabile.

I garanti infatti hanno stabilito di rispettare comunque il voto di 30 mila palermitani accorsi alle urne delle primarie, e deciso (contrariamente ai tanti del Pd e Idv, Orlando in testa, che chiedevano di annullare tutto) di cancellare solo i voti del seggio Zen, quello in cui la collaboratrice di Ferrandelli è stata beccata in flagrante. Si assottiglia quindi la distanza con Rita Borsellino, ma Ferrandelli resta il candidato sindaco del centrosinistra. I garanti, comunque, non si sono limitati a questo, ma giustamente, davanti alla rissosità del centrosinistra siciliano, hanno anche appuntato: «I partiti avrebbero dovuto ottemperare a quegli adempimenti che essi stessi in assoluta libertà e senza alcun vincolo normativo avevano previsto nel regolamento»: secondo i giudici, insomma, avete voluto la bicicletta delle primarie, e ora pedalate. Invece, proseguono i giudici, «tutto ciò non ha contribuito sicuramente a realizzare quel clima di leale e costruttiva partecipazione tra partiti, associazioni e candidati che avrebbe dovuto costituire l’essenza stessa delle primarie».

La lezione di Palermo infatti è chiara: le primarie sono uno strumento democratico sicuramente, ma all’interno di un partito deve comunque vigere, una volta eletto democraticamente un segretario e consultata la base per le decisioni sui candidati, il rispetto univoco della linea e delle scelte adottate: invece nel centrosinistra siciliano, proprio per le primarie, si consuma una sanguinosa spaccatura in mille rivoli, ciascuno con la propria linea «a parte». Prova ne è anche l’ultima puntata della telenovela palermitana. Oggi il giustiziere Idv, insieme a Sel, Rc e Verdi locali insorge proprio contro la decisione dei giudici-garanti e dello stesso Pd. Il segretario provinciale dell’Idv, Pippo Russo ribadisce che loro non sosterranno mai Ferrandelli, e andrà avanti a questo punto per la propria strada con un candidato «a parte». È la linea anche di una grossa fetta del Pd palermitano, espressa poi in particolare dall’altro candidato alle primarie, Davide Faraone, che pure ha chiesto di annullare l’esito della consultazione. Stamane è dovuto intervenire il segretario provinciale del Pd con un appello all’unità «per vincere», ma chissà se qualcuno lo ascolterà. Intanto anche nello schieramento avverso si consuma una telenovela. Il candidato del Terzo Polo, Massimo Costa (dell’Udc), è stato “scippato” a sorpresa, con un voltagabbana di democristiana memoria, dal momento che l’Udc ha lasciato i compagni del Terzo Polo per allearsi con Pdl e Grande Sud. Così l’Mpa di Lombardo, l’Api e Fli ora ripiegano su Alessandro Aricò (Fli). Di sicuro non ci si annoia.

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