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La sacralizzazione malsana dell’eutanasia

gennaio 9, 2018 Leone Grotti

Belgio. Scalpore per una caso di dolce morte avvenuta senza il consenso della malata e di un secondo medico

L’eutanasia esalta l’autonomia del malato, che può decidere liberamente quando e dove morire. Questo è sempre stato un dogma per gli entusiasti dei nuovi diritti “à la Marco Cappato”, ma nei paesi dove la “buona morte” è legge da oltre 15 anni, come in Belgio, i fatti continuano a stonare con questa favoletta, che si sta rivelando piuttosto un vero incubo. Se ne stanno accorgendo anche i più accaniti fautori della legge belga, come dimostra l’ultimo caso che ha fatto molto rumore nel paese.

A fine 2017, infatti, è uscita la notizia di una donna anziana affetta da demenza e Parkinson uccisa per volere dei suoi familiari senza che la diretta interessata sia stata consultata e senza che abbia mai espresso il desiderio di ricevere l’iniezione letale. La legge è stata violata non solo perché nessuno si è premurato di accertare il consenso della donna, né in forma scritta né orale, ma anche perché il parere legale e obbligatorio di un secondo medico è stato raccolto solo a eutanasia avvenuta. Il caso non sarebbe mai venuto a conoscenza del pubblico se un membro della Commissione di controllo dell’eutanasia, incaricata di verificare eventuali violazioni della legge, non si fosse dimesso in seguito alla decisione della stessa di non denunciare alla giustizia il medico.

In Belgio infatti i pm possono indagare un caso di eutanasia sospetta solo se la Commissione di 16 membri stabilisce, a maggioranza di due terzi, che la legge potrebbe essere stata violata. In quest’ultimo caso, però, solo la maggioranza semplice dei membri ha protestato, salvando così il medico. Ed è per questa decisione assurda che il dottor Vanopdenbosch, stimato neurologo, ha deciso di dare le sue dimissioni, dichiarando: «Io sono favorevole all’eutanasia ma questa Commissione non assolve ai suoi doveri. Si crede giudice e non applica la legge sull’eutanasia, la viola in modo deliberato». In 16 anni, un solo dossier su 12.726 è stato trasmesso alla giustizia e nessun medico è mai stato condannato.

Parlando ai media belgi, un altro membro della Commissione, Jacqueline Herremans, ha dichiarato che in questo caso si tratta in effetti di «omicidio volontario premeditato, ma attenzione, non bisogna mai dimenticare che il medico si trovava davanti a una persona sofferente. Forse il dottore si è lasciato trascinare dagli eventi ma aveva davanti agli occhi il problema del benessere del paziente».

Purtroppo la paziente in questione non potrà confermare o negare la versione della dottoressa Herremans, dal momento che è stata uccisa, e di sicuro nella società in tanti si chiedono se una simile deriva della legge sia accettabile. Secondo Willems Lemmens, professore di Filosofia all’università di Anversa e membro del Comitato consultivo di bioetica del Belgio, siamo ormai davanti alla «sacralizzazione malsana dell’eutanasia nella nostra società. Anche perché un caso come quest’ultimo non è che la punta dell’iceberg». Secondo diversi studi infatti, condotti attraverso interviste anonime ai medici, si è scoperto che nel 2015 solo il 73% dei casi di eutanasia nelle Fiandre è stato dichiarato ufficialmente e solo il 58% in Vallonia. La legge è stata violata in questi casi? Nessuno lo saprà mai e in fondo conta poco. Anche se fossa stata violata, nessuno sarebbe stato denunciato.

Foto Ansa

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