Google+

La riforma delle banche popolari va fatta ma senza svendere

febbraio 1, 2015 Lodovico Festa

Giusto introdurre elementi di innovazione. Ma non si può liquidare una forma societaria che lega il risparmio alle imprese e difende la sovranità sui nostri soldi

salvadanaio-rotto-shutterstock_104828729Lultima trovata del premier Matteo Renzi di trasformare le maggiori banche popolari in normali società per azioni era motivata dall’esigenza di recarsi al vertice di Davos portando un esempio dell’ennesima modernizzazione compiuta dal governo in carica. Anche il cosiddetto jobs act (provvedimento con ben altri aspetti positivi) era nato così. Questo stile di governo consente ad Angela Merkel di trattarci come scolaretti, all’ambasciatore americano di fare interviste sul Quirinale che un viceré inglese non avrebbe fatto in India, all’ambasciatore inglese di partecipare a Ballarò come protagonista della nostra politica.

Ora il decreto – un pasticcio anche costituzionale (dove è l’urgenza?) che solo un Pietro Grasso in fregola quirinalizia poteva firmare – farà la sua strada sorretto da slogan tanto chiari (ed evanescenti) quanto sono opache le collusioni e gli affari che l’accompagnano.

tempi-renzi-davos-actMa anche al di là del merito, ben altra discussione pubblica sarebbe stata necessaria se si fosse riflettuto come il gestire problemi sistemici ed emergenze bancarie nello stesso modo con cui si sono affrontati dal 1992 al 1998 sia devastante. Si consideri solo la qualità di alcune grandi banche pre anni Novanta e l’oggi: Cariplo, Credito Italiano, Commerciale, San Paolo di Torino, Imi erano banche invidiate nel mondo, formidabili sostegni ai produttori con cui avevano intimi rapporti. Una realtà del passato che grazie alla riforma d’emergenza compiuta via Fondazioni bancarie non ha lasciato veri eredi: adesso le grandi banche spa (pure se non allo sbando come il Monte dei Paschi) hanno problemi innanzitutto con le imprese sul territorio, hanno disperso competenze irriproducibili, hanno favorito una perdita di sovranità nazionale che non ha paragoni con quel che avviene in Francia, Spagna, Germania e Inghilterra. Abbiamo assistito a un’improvvisazione di riforme che spesso si è tradotta nel modello di liberalizzazione-privatizzazione che il mio amico Giulio Sapelli chiama alla Menem-Eltsin-Prodi: svendite di interessi nazionali non solo senza vantaggi economici sistemici ma pure senza veri risanamenti patrimoniali e accompagnate dall’incrinatura strutturale della nostra sovranità.

Oggi certamente vanno introdotti elementi di innovazione nelle Popolari (innanzitutto su quel voto dei soci-dipendenti che ha bloccato certe banche cooperative), vanno organizzate operazioni di emergenza su realtà come il Monte dei Paschi e Carige, evitando però di liquidare una forma societaria che consente strutturalmente di difendere la sovranità sul nostro risparmio e lega naturalmente credito a territorio. Insomma vanno compiute scelte complesse e articolate, non demagogiche e speculative che magari a breve alimentano il mercato borsistico ma a medio termine colpiscono la produzione. Ci sono bastati gli appelli negli anni Novanta dei Ciampi e dei Prodi a liberalizzazioni e riforme senza concetto che hanno conciato l’economia nazionale com’è ora. Ben diversa è la strada da intraprendere oggi.

Foto salvadanaio da Shutterstock

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

3 Commenti

  1. antonio says:

    P.D.: Potere ( proprio ) & Denaro ( degli altri).

  2. AndreaB says:

    L’importante e’ non dimenticarsi a cosa servono le banche, Popolari e di credito cooperativo in primis.

  3. recarlos79 says:

    pier luigi, e chi toglie alle banche il malloppo dei risparmi degli italiani? forse verranno stranieri con volontà di investire in progetti di sviluppo invece che di razziare.

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Il Paradiso andata e ritorno - Di Giovanni Fighera

Tempi Motori – a cura di Red Live

La Renault Scenic porta al debutto la nuova motorizzazione 1.3 Tce in configurazione da 140 e 160 cv. Un quattro cilindri Tutbo benzina molto evoluto che vuole fare le scarpe al Diesel

L'articolo Prova Renault Scenic 1.3 TCe 140 e 160 cv proviene da RED Live.

Assieme ad ABS ed ESP, il sistema di controllo elettronico della trazione è un cardine dei sistemi di sicurezza montati sulla vostra auto. Nel caso non lo sappiate, è un dispositivo elettronico in grado di rendervi le cose più semplici quando la strada è scivolosa. Scopriamolo assieme

L'articolo ASR, cos’è e come funziona il controllo di trazione delle auto proviene da RED Live.

400 cv, 855 kg e 2G di accelerazione laterale. La prima Dallara omologata per circolare su strada vanta prestazioni da capogiro. Disponibile in configurazione barchetta, targa o coupé scatta da 0 a 100 km/h in 3,25 secondi. E noi ci abbiamo fatto un giro

L'articolo Dallara Stradale, siamo saliti sulla barchetta dei record proviene da RED Live.

Nata anche da un'imbeccata di Stefano Accorsi, questa 308 al Nandrolone trasferisce su strada il meglio della versione Cup

L'articolo Peugeot 308 by Arduini Corse, one off su base GTi proviene da RED Live.

In 100.000 hanno raggiunto Praga da tutto il mondo per celebrare i 115 anni di un marchio più arzillo che mai. Una buona occasione per parlare del futuro di Harley-Davidson (che sarà anche elettrico) ma non solo

L'articolo Harley-Davidson, 115 di questi anni proviene da RED Live.