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La ricetta di Agesc per la scuola italiana si chiama liberalizzazione

gennaio 30, 2012 Carlo Candiani

«Si parla di liberalizzare commercio e professioni e lasciamo la scuola ancorata al vecchio?». A parlare a tempi.it è Maria Grazia Colombo, presidente di Agesc, che giudica positivo il lavoro del ministro Profumo e promuove un’idea di autonomia che «spacchi il centralismo e lo statalismo della scuola»

Il tema delle “liberalizzazioni” non tocca solo il mondo del commercio e delle professioni, ma apre anche nuovi orizzonti nell’eterno dibattito dell’autonomia scolastica e del rapporto tra la scuola statale e quella paritaria. In queste settimane l’agenda dell’Agesc, l’associazione che raccoglie le famiglie che frequentano le scuole cattoliche si è fatta più densa di incontri, a cominciare da quello svoltosi a Pescara tra il presidente nazionale di Agesc, Maria Grazia Colombo, e l’ex ministro dell’Istruzione del governo Prodi, Luigi Berlinguer. «L’incontro pubblico di Pescara è stato la conferma dell’interesse di Berlinguer nei confronti della scuola paritaria. Con il suo aiuto abbiamo cercato di capire la filosofia della legge di riforma del 2000, che egli stesso presentò e a cui ci aggrappiamo perché è l’unica certa per quanto riguarda il diritto all’esistenza della scuola paritaria».

Ora però governa Monti. L’associazione giudica positivi i primi approcci del ministro Profumo?
Il programma che ha presentato il ministro dell’Istruzione alla Commissione cultura della Camera mette in ordine le cose essenziali, partendo da un punto che abbiamo sempre condiviso, l’autonomia, il punto che “spacca” il centralismo, lo statalismo della scuola italiana. Il ministro parla di “autonomia responsabile” e propone la possibilità per la scuola statale di aumentare le ore funzionali assumendo più insegnanti. Forse si è ispirato, involontariamente, al metodo organizzativo delle paritarie.

Ma non c’è il rischio che la questione finanziaria per le paritarie rimanga in secondo piano?
In questo momento siamo tranquilli. Il governo precedente, prima di decadere, ha reintegrato i fondi assegnati e con noi Profumo ha parlato chiaro, affermando di voler capire bene i meccanismi del finanziamento e togliere gli intoppi che hanno sempre reso difficile la puntualità del pagamento dei fondi previsti. Che comunque rimangono esigui. Monti parla di equità, equità, equità, per questo motivo chi ha un figlio che frequenta la scuola paritaria non può continuare a pagare due volte. E sulla puntualità dei pagamenti alle scuole, la posizione di Profumo ci sembra decisa e seria.

Liberalizziamo, quindi, la scuola italiana?
Dovrebbe essere un passaggio quasi scontato. Si parla di liberalizzare commercio e professioni e lasciamo la scuola ancorata al vecchio? Certo, per il tempo in cui rimarrà in carica, questo ministro non potrà fare delle grandi riforme e l’ha ammesso lui stesso, ma riuscirà a fare passaggi importanti e noi lo sosterremo in un rapporto franco e costruttivo. Anche se come tecnico deve capire in sintonia con una realtà complessa che non vive d’aria.

Il 18 febbraio è previsto un incontro pubblico tra Agesc e Profumo.
Sarà nell’ambito dei dieci anni di vita del Fonags, il forum nazionale delle associazioni dei genitori riconosciute dal ministero dell’Istruzione. Il ministro ha espresso il desiderio che non sia solo un momento celebrativo di questa esperienza che lui reputa importantissima. All’incontro parteciperanno anche docenti e studenti.

Ma Agesc non si ferma qui: a breve ci sarà un incontro e un seminario di studio al Parlamento Europeo, dove incontrerete una rappresentanza trasversale di parlamentari italiani.
Questo incontro nasce dal rapporto con Luigi Berlinguer che come parlamentare europeo, ha il diritto di invitare gruppi per far conoscere il lavoro del Parlamento di Bruxelles. L’incontro si terrà l’1 e il 2 febbraio: avremo la possibilità di raccontare la nostra esperienza di genitori coinvolti nel mondo della scuola a tutti i parlamentari italiani.

È interessante il vostro rapporto con Berlinguer.
L’ex ministro apprezza la nostra concezione non sentimentale di famiglia e la convinzione che l’educazione sia un bene per tutti. È impressionante che con alcune persone di cultura diversa ci sia un terreno comune, pur mantenendo la propria identità. È tempo di mettere insieme questa condivisione.

Il muro di gomma che è sempre stato eretto in questi decenni sul tema della parità scolastica effettiva, quindi anche economica, sembra sgretolarsi. È una coincidenza il fatto che stia andando in crisi la politica più ideologica?
Credo di si. Siamo in un momento di tregua, non c’è esasperazione, non c’è contrapposizione. Mi pare che anche la Chiesa, che ha sempre parlato chiaro, è libera di esprimersi con più chiarezza perché in questo momento non c’è pericolo di strumentalizzazione.

Monti santo subito?
Non ho detto che è giusto tutto ciò che sta facendo Monti e il suo esecutivo di tecnici, ma per noi cattolici è un’occasione per rimettere al centro una cultura che parta dall’uomo, perché è da qui che si ricomincia, non dalla politica o dall’economia.

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