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La religiosità inquieta di Vivaldi in mostra a Venezia

maggio 12, 2017 Francesca Parodi

L’evento “VivaVivaldi” a Venezia raccontato dal poeta Davide Rondoni. «È da questa inquietudine che scaturisce la sua creatività»

vivaldi

«Vivaldi è un artista molto più contemporaneo di quanto si possa pensare. Le sue composizioni sono estremamente ricche, eppure semplici da ascoltare anche per il pubblico moderno.  Soprattutto comunicano una religiosità inquieta davanti al mistero della natura e della vita. Ed è proprio da questa inquietudine che scaturisce la sua creatività». Per calare il genio veneziano settecentesco all’interno del linguaggio contemporaneo, l’evento “VivaVivaldi”, inaugurato il 13 maggio presso il museo Diocesano di Venezia, adotterà strumenti ad alta tecnologia che coinvolgeranno i diversi sensi degli spettatori. Come racconta a tempi.it Davide Rondoni, poeta e direttore artistico del progetto, si tratta di un percorso che, dall’ingresso nel chiostro alla sale superiori, svela il genio tormentato di Antonio Vivaldi attraverso i racconti di un’audioguida, immagini oniriche, odori e una composizione musicale che unisce in un unico lavoro quasi venti frammenti di brani vivaldiani. Il pezzo forte dell’evento è il video mapping realizzato per la prima volta all’interno di una sala dall’architettura piuttosto complessa (solitamente la proiezione di immagini avviene sull’esterno degli edifici).

LE RAGAZZE ORFANE. «È un’esposizione di forte impatto emotivo che vuole raccontare il Vivaldi uomo. Si percepirà persino un respiro affannoso che richiama l’asma di cui il musicista soffrì per tutta la vita» spiega Rondoni. Vivaldi infatti ebbe una salute cagionevole fin dall’infanzia e al momento della sua nascita la madre promise che se fosse sopravvissuto sarebbe diventato sacerdote. Fu così che a 21 anni Vivaldi prese gli ordini minori e a 25 fu ordinato sacerdote, ma continuò a coltivare la sua passione per la musica trasmessagli dal padre violinista. La sua fama cominciò a diffondersi e venne ingaggiato come maestro di violino nel Pio Ospedale della Pietà, dove impartiva alle ragazze orfane o povere un’educazione musicale. Fu proprio lavorando con quelle ragazze che nacquero diverse sue opere poi diventate tanto celebri. «Il mondo di Vivaldi intreccia arte e carità. E in effetti i conservatori nascono proprio dalla volontà di offrire aiuto alle persone in difficoltà».

LE QUATTRO STAGIONI. Vivaldi aveva una visione cristiana della vita, «ma la sua esperienza personale, a cominciare dai due fratelli morti in tenera età e dalla sua malattia che lo limitava nella quotidianità e nel lavoro, lo segnò profondamente, riflettendosi anche nelle sue opere. Nel Settecento infatti andava di moda un naturalismo idilliaco e artificioso. Vivaldi, invece, imitando la natura nell’arte, inserì elementi di inquietudine e religiosità che rendono le sue opere molto più umane e vicine al sentire contemporaneo. Per capirlo, basta ascoltare per esempio “Le quattro stagioni”». L’inquietudine dell’artista sfociò nella sua fine tragica che rovesciò la gloria nell’oblio: il cambio dei gusti musicali dell’epoca oscurò la fama di Vivaldi e l’artista morì in solitudine e povertà a Vienna. Il suo corpo venne sepolto in una fossa comune e la sua musica rimase sconosciuta fino quasi alla metà del XX secolo.

PRETE ROSSO. Se la musica e l’animo di Vivaldi sono stati poi riscoperti e oggi sono noti al grande pubblico, l’aspetto fisico dell’artista rimane invece un mistero. Esistono solo tre suoi ritratti, ma gli studiosi non li ritengono attendibili. Così, Raffaele Gerardi, il creativo che ha disegnato il volto di Vivaldi nel logo dell’evento, ha fatto un lavoro di ricerca e di sovrapposizione delle diverse raffigurazioni del musicista. «L’unico elemento di cui si è certi è la sua folta chioma rossa, che gli valse il soprannome di “prete rosso”» racconta Gerardi a tempi.it. «Per il volto invece, volevamo restituire il suo carattere, così ci siamo concentrati soprattutto sullo sguardo. Ho lavorato molto sugli occhi, sulle ombre delle palpebre, perché volevo che trasmettessero forza, ma anche malinconia. Con questo lavoro di libera interpretazione e di contaminazione dell’arte pop, abbiamo quindi ottenuto un’immagine che condensasse il messaggio dell’intero evento: l’umanità contemporanea di un uomo che ha segnato la storia».

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