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La regina della movida Valencia è nei guai (economici) fino al collo

marzo 12, 2012 Redazione

La città è cambiata drasticamente nel giro di qualche anno. La colpa, come spiega il quotidiano Le Monde, è degli investimenti poco oculati. Così Conrado Hermandez, sindacalista: «Ci hanno venduto una società di cartapesta».

C’è una città che più delle altre è rappresentativa della crisi che investe la Spagna. Valencia, città universitaria, terza per dimensioni dopo Barcellona e Madrid, meta di turisti attratti dalla movida e da Las Fallas (una delle feste tradizionali più famose, che a marzo riempie le strade di sfilate di carri e fuochi d’artificio) ora è sommersa di debiti. Fino a cinque anni fa la Comunitat valenciana era il simbolo del boom economico e Valencia veniva presa a esempio come uno dei motori di uno sviluppo che sembrava inarrestabile. Sembra assurdo che oggi rischi la bancarotta. Il motivo? Proprio i grandi investimenti che l’hanno resa celebre (dal parco oceanografico al circuito di Formula Uno, passando per la splendida città delle arti e della scienza realizzata dall’architetto Santiago Calatrava) ne hanno decretato la fine.  Il vicepresidente del consiglio comunale, José Ciscar, ha sintetizzato il concetto: «Negli ultimi anni abbiamo scelto di indebitarci per competere con le altre regioni». Ciscar ha ammesso che, a causa della grave crisi, quest’anno i grandi eventi verranno messi sotto esame, dal momento che «non è possibile continuare come abbiamo fatto finora».

Un’analisi di Le Monde sottolinea quanto faccia impressione pensare a come è cambiata la città dal 2007 ad oggi: «Un anno prima della crisi, a Valencia lo champagne scorreva a fiumi. La città, bagnata dalle calde acque del Mediterraneo, ospitava la 32ma America’s Cup. Oggi invece il porto, servito da base alla celebre regata internazionale e costato 1,8 miliardi di euro, è deserto. Da quasi cinque anni gli edifici che accoglievano gli equipaggi delle regate aspettano una nuova destinazione». La città veniva sempre citata come esempio positivo di gestione del Pp (Partido Popular, che governa la regione dal 1995), che oggi viene sommerso di critiche. Valencia ha il debito più elevato della Spagna, un deficit che nel 2011 ha raggiunto il 4,6%, dovuto anche ad un uso disinvolto dei fondi pubblici (i grandi eventi di cui sopra, che il governo regionale è ora costretto a ridurre). Il quotidiano francese mette in fila una serie di dati significativi: il complesso progettato da Calatrava è costato ai contribuenti 1,3 milioni di euro, il circuito urbano di Formula Uno, che impegna la città fino al 2014, circa 90 milioni.

Conrado Hermandez, segretario generale dell’Ugt (Unione generale dei lavoratori) è furioso per l’adozione delle misure di austerity, che hanno portato a drastici tagli degli stupendi: «Ci hanno venduto una società di cartapesta e oggi vorrebbero far pagare le spese eccessive allo Stato». Già a dicembre 2011 il governo spagnolo è corso in aiuto della città per permetterle di rinnovare un credito con la Deutsche Banck. E le tre agenzie di rating (Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s) hanno classificato il debito della regione come “spazzatura”. La festa, insomma, sembra essere finita. E Valencia si è svegliata col mal di testa.

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