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La questione ebraica

aprile 7, 1999 Croce Marcello

Da Herzl a Rabin. Un punto di vista sul sionismo e sulle divisioni in seno all’ebraismo moderno

La vicenda ormai secolare del Sionismo ha rappresentato a lungo una spaccatura all’interno dell’ebraismo e della sua attesa messianica, dal momento che il suo fondatore, l’austriaco T. Herzl, sostenne che “la questione giudaica non è un problema economico, né un problema religioso, benché prenda successivamente i colori dell’uno e dell’altra. È un problema nazionale” (Der Judenstaat, 1896). Non è possibile ignorare che le correnti religiose ebraiche, in Europa orientale, si divisero nei confronti del Sionismo. Alcune hanno a lungo, e aspramente, avversato il movimento Sionista, accusandolo, in quanto ateo, di empietà. Fin dal lontano 1912 le vaste comunità haredim, o degli ultraortodossi, costituirono un partito mondiale antisionista, fondato sul rifiuto per gli ebrei di tornare in terra d’Israele: il concetto, espresso nel mito dei Tre giuramenti, era che solo la volontà di Dio, alla fine dei tempi, riunirà gli ebrei in Palestina. Sostituirsi a Dio era dunque profanare il senso stesso dell’attesa. Questo spiega la forte concentrazione di ebrei negli Stati Uniti. In seguito l’opposizione intransigente degli ultra-ortodossi, dinanzi all’emigrazione generale del dopoguerra, si concentrò nel tentativo di teologizzare lo Stato ebraico, e laico, appena sorto. Il conflitto allora si spostò sull’identità ebraica. Per i seguaci del movimento Sionista, in quanto laici, essa era esclusivamente di tipo etnico, per gli ultra-ortodossi invece era di tipo religioso. Essere israeliani, secondo questi ultimi, significa essere ebrei, e Israele non è il sionista “Stato degli ebrei”, ma il vero e proprio “Stato teologico ebraico”. Bisogna poi guardare alla parallela corrente religiosa ebraica, quella cosiddetta ortodossa che pose invece subito la questione del territorio come fondamentale, fondendo insieme la Legge e il nazionalismo ebraico. Nel 1902 sorse il partito sionista-religioso, il Mizrahi, che stabilì l’obbligo per gli ebrei di osservare i loro precetti religiosi nella terra d’Israele e cominciò a considerare il ritorno a Sion come decisivo per l’avvenimento della redenzione. Fu così che sionisti secolari occidentalizzati e sionisti religiosi osservanti arrivarono a collaborare insieme e a favorire per tutto il secolo l’emigrazione in Palestina. Non solo, ma in seno al sionismo religioso si sviluppò un’interpretazione mistica ed esoterica dell’intero movimento sionista, basata sul Kabbalismo. Tale interpretazione rileggeva in termini di gnosi messianica la realtà del Sionismo, appoggiandosi sull’“essenza interna delle cose”, di cui gli ebrei secolari, benché “peccatori” esteriormente, sarebbero inconsapevolmente l’espressione. L’elezione, secondo le loro tesi, non verrebbe mai meno e perciò il Sionismo venne riletto come inizio della Redenzione finale, che si compirà col Messia figlio di David.

In questa gnosi della Kabbala, che si tende fra la catastrofe iniziale della creazione, cioè l’esilio di Dio da se stesso e quello dell’uomo da Dio, fino alla restaurazione dell’armonia originaria, la vicenda del Sionismo rappresenta l’attuarsi di una “teologia della terra” che induce ad identificare i successi militari e l’espansione dello Stato d’Israele con la redenzione del mondo. Infatti il radicalismo nazional-religioso è diventato protagonista delle furibonde lotte per costringere le autorità secolari a non cedere i territori occupati e a sostenere la colonizzazione da parte dei gruppi religiosi. Questa politica, mirante alla “redenzione della terra”, s’impose nel 1977 con la vittoria dei nazionalisti del Likud di Begin. È chiaro che il ritorno dei laburisti al potere nel 1992, con l’intesa per la creazione dello Stato arabo-palestinese, troncò questo processo e questo spiega anche l’assassinio del primo ministro Rabin. Anche la sua morte voluta dai nazional-religiosi è stata giustificata in chiave di gnosi messianica, in cui le figure del Nemico e del Male prendono il carattere di astrazioni cosmiche nel quadro della teodicea kabbalistica dell’esilio e della Redenzione.

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